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E adesso…

feb 6, 2015   //   by Ines Desideri   //   Blog, Parole nel tempo  //  5 Comments

… il nostro blog si prenderà un periodo di riposo.

Un cordiale ciao ciao a tutti, miei cari amici.
Ines

Zucchero a volontà…

dic 19, 2014   //   by Ines Desideri   //   Blog, Parole nel tempo  //  14 Comments

… per chi lo gradisce, naturalmente.
Zucchero a velo: da mettere sui dolci natalizi preparati in casa e sul pandoro che, nei gusti di molti italiani, ha sostituito il tradizionale panettone. Meglio trattenere il respiro mentre si mangia una fetta di pandoro con lo zucchero a velo appena messo, altrimenti vola via e imbianca i risvolti della giacca e la cravatta. La cravatta!
Zucchero filato: quel batuffolone vaporoso, dietro al quale scompaiono i visetti dei bambini. Deludente, perché a vederlo sembra tantissimo; una volta che è in bocca, in un attimo, torna ad essere quello che realmente è: zucchero.
Lo zucchero che non può mancare nel mio caffè, ma soprattutto ‘parole di zucchero‘: dolci.

Chiara, una bimbetta di cinque anni, mi abbraccia.
- Oggi voglio restare appiccicata a te tutto il tempo che stiamo insieme, perché già so che dopo mi mancherai e avrò tanta nostalgia di te.
- Anch’io avrò nostalgia di te, dopo – le rispondo.
- Ma io di più.
La dolcezza del suo abbraccio e delle sue ‘parole di zucchero‘: magia pura; emozione; brividi.

A tutti voi, cari amici, buona giornata.
Ines

Y: incognita e altro

dic 5, 2014   //   by Ines Desideri   //   Blog, Parole nel tempo  //  8 Comments

Insieme alla X, in matematica, la lettera Y indica una incognita (in un sistema di equazioni con due incognite) e una delle due coordinate del sistema cartesiano.
Nuovamente insieme alla X, in biologia, la Y è il simbolo di uno dei due cromosomi sessuali presenti nel sesso eterozigote.

Da Sapere.it:
In linguistica, la lettera Y dell’alfabeto latino deriva dalla lettera Y dell’alfabeto greco, che a sua volta risale al segno fenicio wāw. Dalla stessa lettera greca Y è anche derivata la lettera latina V (cioè u) con cui in un primo tempo si riprodusse il suono rappresentato dalla lettera greca y; solo nel corso del sec. I a. C., in seguito a una maggiore diffusione della cultura greca e come risultato di una più accentuata tendenza ellenizzante, si introdusse nell’alfabeto latino il nuovo segno Y. Dapprima limitato alle parole di origine greca, fu poi usato anche in parole propriamente latine (inclytus); il suo valore fonetico era in origine quello di ü, ma si andò poi avvicinando sempre più a quello di i.

Cordiali saluti
Angela

L’incognita x

nov 17, 2014   //   by Ines Desideri   //   Blog, Parole nel tempo  //  14 Comments

Probabilmente fu il matematico greco Diofanto (250 d.C.) il primo a utilizzare le lettere greche come abbreviazioni per rappresentare le incognite nelle equazioni.
Nei manoscritti cinesi del I e II secolo l’incognita veniva indicata con una parola che significava “elemento” oppure con il termine “cosa”, usato anche dagli arabi a partire dal IX secolo.
La voce araba “shay” – che ha un suono molto simile alla x – significa “cosa; incognita algebrica”: forse Cartesio, autore de “La géométrie”, si ispirò proprio alla “shay” araba e decise di utilizzare le lettere che sono all’inizio dell’alfabeto per le quantità note e quelle che sono alla fine (dell’alfabeto) per le incognite.
La x divenne così il simbolo convenzionale dell’incognita algebrica.

Vediamo cosa scrisse, a questo proposito, il matematico – o, se preferite, ‘la matematica’ – M. Gaetana Agnesi nel 1748: “Le quantità cognite e date soglionsi denominare con le prime lettere dell’alfabeto; le incognite, e che si cercano, con una delle ultime.”

Dopo questo tuffo nella… ehm… adorata – ;-) – matematica, mi sento mooolto meglio, amici.
A tutti voi buona giornata.
Ines

Le cinque W

ott 28, 2014   //   by Ines Desideri   //   Blog, Parole nel tempo  //  12 Comments

Le cinque W inglesi – who, what, when, where, why – rappresentano la base della composizione giornalistica.
Secondo la tradizione giornalistica anglosassone, chi scrive un articolo deve innanzitutto rispondere a queste cinque domande: chi? (who?), che cosa? (what?), quando? (when?), dove? (where?), perché? (why?).

La regola delle 5 W fu ideata negli Stati Uniti nell’Ottocento, probabilmente per due ragioni: le dimensioni della nazione e l’invenzione del telegrafo. Il costo del servizio telegrafico era elevato e poiché il telegramma era pagato in base al numero delle parole, si cominciò presto a risparmiare sulla lunghezza dei messaggi.
I corrispondenti impararono a dettare la notizia comunicando solamente le informazioni veramente importanti.

Da allora le 5 W sono usate come promemoria, sia negli articoli giornalistici sia nella stesura di un testo informativo, ma sarà opportuno precisare che questa regola ha origini antiche…
A riparlarne presto, cari amici.

A tutti voi buona giornata.
Ines

Viva il vino!

ott 6, 2014   //   by Ines Desideri   //   Blog, Parole nel tempo  //  15 Comments

Lo so, cari amici, lo so che non mi avete creduto, quando ho detto che sono iscritta all’AIS e che sono una grande intenditrice di vini.
Avete fatto bene: infatti non è vero. Scherzavo, dai, però mi piace l’idea di inneggiare al vino, anche se ne capisco… ehm… pressoché zero.

E mi piacciono questi versi della poesia “Ottobre” di V. Cardarelli:

“Un tempo, era d’estate,
era a quel fuoco, a quegli ardori,
che si destava la mia fantasia.
Inclino adesso all’autunno
dal colore che inebria,
amo la stanca stagione
che ha già vendemmiato.
Niente più mi somiglia,
nulla più mi consola,
di quest’aria che odora
di mosto e di vino,
di questo vecchio sole ottobrino
che splende sulla vigne saccheggiate.”

A tutti voi buona giornata.
Ines

U come Urrà…

set 9, 2014   //   by Ines Desideri   //   Blog, Parole nel tempo  //  10 Comments

… oppure, se preferite, Hurrà. Vi risparmio, cari amici, la parte iniziale di questo grido di esultanza, ossia hip! hip! :-) .

Secondo alcuni studiosi Urrà deriverebbe da Huzzah, l’urlo di gioia dei marinai inglesi del Settecento.
Vediamo, dunque, la spiegazione etimologica dell’Oxford English Dictionary:
Hurrah (1680) , alterazione di huzza, simile al grido emesso dai soldati tedeschi, danesi e svedesi. Probabilmente ripreso [dagli inglesi] durante la Guerra dei Trent’anni (1618-1648), veniva considerato l’urlo di combattimento dei Prussiani durante la Guerra di Liberazione (1812-1813).”

Secondo il nostro O. Pianigiani l’espressione proviene “dallo slavo Hu-raj, “al paradiso”. Grido delle truppe russe e specialmente de’ cosacchi, mentre si scagliano contro il nemico, derivato dalla idea che l’uomo che muore combattendo, va in paradiso (Altri lo dice dalla voce germanica di natura onomatopeica).”

Comunque sia, amici, sentitevi liberi di esultare, visto che sarò assente per alcuni giorni.
E sentitevi liberi di lasciare i vostri commenti, se vorrete.
Anche un Uffa, perché no? ;-)

A tutti voi un cordiale ciao ciao.
Ines

T come Timidezza

lug 15, 2014   //   by Ines Desideri   //   Blog, Parole nel tempo  //  18 Comments

Timidezza – Pablo Neruda

“Appena seppi, solamente, che esistevo
e che avrei potuto essere, continuare,
ebbi paura di ciò, della vita,
desiderai che non mi vedessero,
che non si conoscesse la mia esistenza.

Divenni magro, pallido, assente,
non volli parlare perché non potessero
riconoscere la mia voce, non volli vedere
perché non mi vedessero,
camminando, mi strinsi contro il muro
come un’ombra che scivoli via.

Mi sarei vestito
di tegole rosse, di fumo,
per restare lì, ma invisibile,
essere presente in tutto, ma lungi,
conservare la mia identità oscura,
legata al ritmo della primavera.”

Cari amici,
dalla poesia che ho riportato si evince che Pablo Neruda fu un ragazzo molto timido.
Anche Tolstoj, Kafka, Freud, Shakespeare, Schumann e Einstein furono ragazzi molto timidi.
Anche io, fino all’età adulta e oltre.
Ah, se avessi saputo che tanti personaggi illustri – personaggi che ammiravo – conoscevano e provavano la mia stessa timidezza… Ah, se lo avessi saputo allora, forse… Forse non sarebbe cambiato niente e, comunque, va bene così.

Segue una riflessione di Pablo Neruda sulla timidezza.

Buona giornata a tutti voi, amici.
Ines

S come Scrivere

giu 17, 2014   //   by Ines Desideri   //   Blog, Parole nel tempo  //  35 Comments

Condivido l’idea di Marias sul perché si leggono i romanzi: aiutano a staccare la spina, ad allentare le tensioni quotidiane e a distrarci per qualche ora dalle preoccupazioni e dagli impegni. Non vedo una contraddizione nell’essere sempre meno ingenui e contemporaneamente lasciarsi “prendere” da una storia immaginaria: quello che conta è rendersene conto e saper discernere tra l’immaginario e il reale.

Sarebbe interessante, secondo me, cercare di capire perché i romanzieri continuano a scrivere romanzi e “a prenderli sul serio, in un mondo sempre meno ingenuo”.
Lo fanno soprattutto per soddisfare le richieste dei lettori e quindi in un’ottica puramente commerciale, oppure anche loro hanno bisogno “dell’immaginario oltre che dell’accaduto e del reale”?

Cordiali saluti
Angela

R come Rumore

giu 2, 2014   //   by Ines Desideri   //   Blog, Parole nel tempo  //  17 Comments

Alla “Quiete” autunnale della poesia di Ungaretti si può associare (ovviamente per contrasto) il Rumore, diverso dal suono, in quanto percepito come qualcosa che infastidisce e causa sia disturbi fisici (la sordità e problemi cardio-circolatori) sia problemi psichici, come nervosismo, irritabilità e stress.
Ormai, soprattutto nelle grandi città, ci siamo assuefatti ai Rumori, li consideriamo “normali” e non ci rendiamo conto di quanto ci danneggiano.
Concludo con una citazione concernente il Rumore, trovata su Internet e scritta da Luigi Russolo nel 1913.
“La vita antica fu tutta silenzio. Nel diciannovesimo secolo, coll’invenzione delle macchine, nacque il Rumore. Oggi, il Rumore trionfa e domina sovrano sulla sensibilità degli uomini.”

Cordiali saluti
Angela

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