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Questione di accento: Quasimodo e quasimòdo

mag 20, 2014   //   by Ines Desideri   //   Blog, Parole nel tempo  //  11 Comments

“Ognuno sta solo nel cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.”

Tutti conosciamo, cari amici, questa poesia di Salvatore Quasimodo: soltanto tre versi, ma quanti significati…
Possiamo considerarli un passo indietro verso la P di pessimismo oppure un salto avanti verso la R di realismo?
Dipende, a mio avviso: dipende dalla nostra indole, dallo stato d’animo del momento, dai momenti della vita, dalla vita che abbiamo vissuto.

Spostando l’accento sulla sillaba successiva abbiamo quasimòdo:
“La domenica in albis, successiva alla Pasqua, così detta dalle parole iniziali dell’introito recitato nella messa Quasi modo geniti infantes.” (Devoto-Oli)
Ritengo sia interessante sapere che l’accentazione del cognome del poeta era in origine piana (Salvatore Quasimòdo); fu lui stesso a mutarla in sdrucciola quando, nel 1919, lasciò la Sicilia e si trasferì a Roma.

A tutti voi, amici, un cordiale ciao ciao
Ines

P come Paura

mag 6, 2014   //   by Ines Desideri   //   Blog, Parole nel tempo  //  12 Comments

“Quando Knud Rasmussen, uno dei primi antropologi a fare ricerca sul campo tra gli inuit, chiese alla sua guida in che cosa credesse, questa gli rispose: « Noi non crediamo, noi abbiamo paura».”

Cari amici,
“Dove il vento grida più forte” è il titolo dell’ultimo libro che ho letto.
“La mia seconda vita con il popolo dei ghiacci” è il sottotitolo: la “seconda vita” è quella di Robert Peroni, l’autore; il “popolo dei ghiacci” corrisponde agli abitanti della Groenlandia, che noi comunemente chiamiamo “eschimesi”, “inuit” nel libro, dal quale ho tratto la frase iniziale.

E ancora:

“La paura degli inuit non corrisponde alla nostra idea di qualcuno che batte i denti per lo spavento. Laddove noi diciamo ‘fobia’, ‘timore’, ‘fastidio’ per qualcosa di bizzarro o di anormale, loro usano una sola parola: ‘paura’. È forse simile a quello che in italiano chiameremmo ignoto. [...] Credo che il popolo inuit dica spesso ‘Ho paura’, perché è gente profondamente rispettosa.”

Gli inuit e i bianchi: due culture profondamente diverse, a partire dalle Parole e dal significato che viene loro attribuito.
Da Paura a Primitivi, da Proprietà a Persona, alla nostra tanto sbandierata Parità

A tutti voi, cari amici, buona giornata.
Ines

Da Negotium a Otium

apr 22, 2014   //   by Ines Desideri   //   Blog, Parole nel tempo  //  11 Comments

Presso i latini, il vocabolo Otium (Ozio) era contrapposto a Negotium (“nec- otium”, non Ozio), che stava a indicare l’insieme delle attività e delle occupazioni svolte per l’esercizio degli affari e degli interessi economici.

Il noto proverbio “L’ozio è il padre di ogni vizio” ha dato all’Otium un significato prettamente negativo: l’inattività, la pigrizia, l’indolenza sono visti come segni di scarsa resistenza alle tentazioni e perciò terreno fertile per i vizi.

Lascio il campo alla gentile conduttrice e ai gentili Ospiti, che sapranno certamente disquisire meglio di me sulla necessità dell’alternanza, nella vita quotidiana, di Negotium e Otium.

A tutti i miei più cordiali saluti

Massimo Del Vecchio

N come Nostalgia

apr 7, 2014   //   by Ines Desideri   //   Blog, Parole nel tempo  //  19 Comments

Avreste mai immaginato che quel desiderio intenso per qualcosa che si è lasciato temporaneamente o per sempre, la Nostalgia, è un “dolore tutto nostro?
Se analizziamo il termine dal punto di vista etimologico scopriamo che il vocabolo è composto con le voci greche nòstos ”(ritorno) e “algia” (sofferenza, dolore). La nostalgia, letteralmente dunque, è un forte dolore provocato dalla sofferenza (‘algia’) data dal desiderio del ritorno (‘nòstos’) ai propri luoghi o ai propri cari.
Quando la parola nacque era adoperata esclusivamente nel linguaggio medico; solo verso la fine dell’Ottocento cominciò a essere impiegata nel parlare di tutti i giorni nel significato attenuato di rimpianto: ho nostalgia del mio paese, vale a dire rimpiango il mio paese e soffro dal desiderio di tornarvi.

Fausto Raso

M come…?

mar 21, 2014   //   by Ines Desideri   //   Blog, Parole nel tempo  //  27 Comments

L’ “italiano tipo” (ma esiste?) dovrebbe rispondere M come Mamma.

Non voglio rispettare i canoni del sentire comune; voglio esprimere i miei sentimenti:

M come MOGLIE

M come MOLTI (40) anni felici;
M come MANO NELLA MANO per addormentarsi dopo 40 anni;
M come MEGLIO 1 anno di vita con lei che 9 senza;
M come MIA MOGLIE.

Al.Pi

La tasca… Ladra

mar 4, 2014   //   by Ines Desideri   //   Blog, Parole nel tempo  //  27 Comments

Gentilissima Ines,
per quanto attiene alla lettera “L” ritengo potrebbe interessare un pezzettino pubblicato sul mio blog: «La zozza e la LADRA».

Il secondo termine, il cui significato primario è noto a tutti, ha anche l’accezione di tasca, quella interna della giacca: mi raccomando, Pasquale, quando sei sull’autobus accertati che la ladra sia chiusa bene.
Leggiamo dal Treccani:
«Ladra s. f. [femm. di ladro]. – Oltre che riferito, nel sign. proprio, a donna che ruba (è una l.; e come agg., una commessa, una cassiera l.), ha, nell’uso toscano, i seguenti sign. estens.:
a. Tasca interna dell’abito maschile (o anche del soprabito e sim.), spec. quella dalla parte del petto dove generalmente si tiene il portafoglio.
b. Tasca posteriore della giacca del cacciatore, spesso foderata di tela impermeabile, destinata a contenere la selvaggina uccisa».

Con i miei piú cordiali saluti
Fausto Raso

Nn 6 ok se 6… 1 ke nn scrv kosì

feb 25, 2014   //   by Ines Desideri   //   Blog, Parole nel tempo  //  17 Comments

C’è qlk1?
Xké 6 :-( ?
So ke nn 6 a kasa, a ke h torni? Kiamami!
Se ci 6 anke tu ci vdm il 7 8bre!

Ovvero la Kappamania, cari amici.
Buona giornata a tutti voi.
Ines

C’era una volta la I lunga…

feb 17, 2014   //   by Ines Desideri   //   Blog, Parole nel tempo  //  13 Comments

… e vediamo, allora, come ce la presentano due vocabolari diversi.

J - lettera di alcuni alfabeti stranieri, un tempo anche dell’alfabeto italiano, da cui oggi è scomparsa quasi affatto; ha suono di i consonante, e anzi negli alfabeti stranieri è considerata appunto come consonante; nelle voci italiane derivate dal latino, dal greco o da lingue straniere è sostituita raramente dalla i [...] e assai più spesso addirittura da una g [...]; il suo nome è i lungo, e come sostantivo è di genere m. o femminile…” (F. Palazzi 1957)

J (i lungo o lunga) – È la varietà lunga della i, di origine umanistica, usata un tempo nella grafia it. con valore di i consonantica, spec. in principio di parola [...]. Nelle parole straniere entrate a far parte del nostro vocabolario mantiene il valore consonantico della lingua d’origine.” (Devoto-Oli 1990)

Eppure – come ho già accennato, cari amici – troviamo ancora la lettera J nel dialetto romanesco: “figlia” diventa fija, “paglia” paja e “gli” (a lui) je; anche “li”, quando il suono è simile a “gli”, diventa j, come notiamo in ojo.
E, a proposito di ojo, poiché si avvicina l’ora di pranzo, vado a “métte su du’ spaghetti ajo, ojo e peperoncino”. ;-)

Buon appetito a tutti e un cordiale ciao ciao
Ines

H ed anticipo di I come Invidia

feb 2, 2014   //   by Ines Desideri   //   Blog, Parole nel tempo  //  31 Comments

Cara Ines,
No. Non ci credo che tu possa invidiare qualcuno; così come io, scherzando, ti voglio far schiattare, nello stesso modo tu stai al gioco e dici di invidiarmi per quei due libri.
L’invidia è per i deboli di carattere, per gli insicuri, per chi vorrebbe essere diverso da quello che è. Non c’è bisogno di essere “Superman” o “Wonderwoman” per non provare invidia, basta vivere in armonia con sé stessi.

Tornando ai libri, mi viene in mente un mio ex-collega, che si è sempre comportato correttamente, ma un giorno – mentre durante una pausa pranzo molto parca facevamo il giro delle librerie nei dintorni di piazza del Duomo – mi ha confessato che c’era un momento in cui sentiva lo stimolo a rubare e questo succedeva solo in libreria. Abbiamo continuato in queste peregrinazioni per un paio di mesi, poi abbiamo smesso, vinti dalla sofferenza di non poter comprare tutti i libri che volevamo.

Posso capire un politico che ricevendo in regalo degli incunaboli (rubati) confessi candidamente: “mi spiace, so di avere sbagliato, ma l’amore per i libri è stato più forte della ragione”. Dichiarare che “non avevo visto i contrassegni della famosa Biblioteca Nazionale” è prima di tutto un insulto alla nostra intelligenza e secondariamente l’ammissione che il suo comportamento illegale non era dovuto alla passione bibliofila, ma al più venale piacere di possedere qualcosa di grande valore monetario, da rivendere ad acque calme.
Tua nonna gli avrebbe imposto almeno due maschere per nascondere la sua indecorosa vergogna.

Teniamo invece da parte per la lettera N, la parola nesci – fratello di gnorri – che ricorda una famosa poesia cara ai milanesi: Sant’Ambrogio di Giuseppe Giusti.

Buona domenica a tutti.

Al.Pi

H come Acca + “Noi che…”

gen 28, 2014   //   by Ines Desideri   //   Blog, Parole nel tempo  //  9 Comments

Mi sono tirato in disparte sul “noi che…” perché i vostri interventi (escluso quello di Ernesto Carbonelli) non scatenavano nella mia mente ricordi molto antichi.

Adesso la Acca mi fa pensare a quando, giovane padre con le bimbe alle elementari, le facevo giocare con “NOMI, PIANTE, ANIMALI, CITTA’, ecc.” e la H, insieme ad altre lettere (E, Q, U, Z) rappresentava una difficoltà.
Adesso, con i nipoti, giochiamo (una o due volte l’anno) con le ventisei lettere dell’alfabeto internazionale e, se tutti i ragazzi presenti conoscono la stessa lingua straniera, sono ammesse anche parole non italiane (come Heidi, Helleborus, hamster, Helsinki, ecc.).

Di diverso, partendo dalla H riesco solo a pensare che i nostri genitori ed insegnanti non si preoccupavano di eventuali riflessi psicologici e martellavano pesantemente con paternali, sberle educative, ecc. Spiegavano poco o nulla, ma noi dovevamo capire lo stesso, altrimenti ci arrivava uno sprezzante “Non capisci un Acca!

Al.Pi

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