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Lettera a Luciano Bianciardi

giu 27, 2013   //   by Ines Desideri   //   Attualità, Blog  //  No Comments

“Lo so, direte che questa è la storia di una nevrosi, la cartella clinica di un’ostrica malata che però non riesce nemmeno a fabbricare la perla… È vero, e di mio ci aggiungo che questa è a dire parecchio una storia mediana e mediocre…” (La vita agra di Luciano Bianciardi).

Caro Bianciardi,
se vogliamo parlare di ostriche – e non delle larve umane e delle dattilografette, degli impiegatucci e degli ectoplasmi - mi permetta di contraddirla: la sua ostrica è sanissima e fabbrica non una perla, ma una collana di perle. Collar, cascabel ebrio, scriveva Neruda.

Il consumismo, l’ottusità degli arrampicatori sociali, la dissoluzione dei legami di convivenza civile, l’annichilimento umano, lo sfruttamento dei lavoratori precari, la solitudine e l’indifferenza: queste sì, sono storie – vere, purtroppo – di una nevrosi, le innumerevoli cartelle cliniche della “Milano, inverno ’61-62” e dell’alba del terzo millennio.
Queste sì, sono storie – vere, purtroppo – mediane e mediocri: identiche ai loro protagonisti di allora. E di oggi, che sono trascorsi cinquant’anni dalla pubblicazione del suo La vita agra.

“Un ubriaco muore di sabato battendo la testa sul marciapiede e la gente che passa appena si scansa per non pestarlo.”: succede ancora, mi creda.

“Il tuo prossimo ti cerca soltanto se e fino a quando hai qualcosa da pagare. Suonano alla porta e già sai che sono lì per chiedere, per togliere.”
Il tuo prossimo, caro Bianciardi, spesso ti cerca soltanto se e fino a quando hai qualcosa da dare, qualcosa che gli torni utile o che ritenga importante per sé, secondo i criteri di certe storie mediane e mediocri.
Si scanserà per non pestarti, dopo che sarai caduto? Forse. Ma non si fermerà: è gente “che corre, che si dibatte, che ti ignora…”.

Grande Bianciardi. Grazie.

Ines Desideri

Carpe diem

gen 1, 2013   //   by Ines Desideri   //   Attualità, Blog  //  16 Comments

“Sai… gli antichi Egizi avevano una bellissima credenza sulla morte. Quando le anime si presentavano in paradiso gli dei facevano due domande e a seconda di come rispondevano venivano ammessi o no: hai trovato la gioia nella tua vita? La tua vita ha portato gioia agli altri?” (dal film “The bucket list” – 2008)

“Non è mai troppo tardi”: questo è il (pessimo, a mio avviso) titolo italiano del film da cui è tratta la frase citata. Protagonisti un cinico, spregiudicato Jack Nicholson – che sembra recitare sé stesso, tanto gli viene naturale immedesimarsi nel ruolo – e un saggio, elegante Morgan Freeman.
La critica cinematografica italiana – tranne La Stampa – ha stroncato la pellicola. A me è piaciuta: “De gustibus …” o “Questione di feeling”, poco importa, ma mi è piaciuta.

Cari amici,
inauguriamo il nuovo anno parlando di gioia, secondo lo spunto offerto dalla frase proposta, per arrivare insieme al “Carpe diem”, che ritengo sia il tema centrale del film, del quale – tra l’altro – mi farebbe piacere parlare con voi, qualora lo aveste visto.
Può portare gioia alla vita altrui chi non l’ha trovata nella propria?

Bertornati in Attualità, amici. A tutti un cordiale ciao ciao.
Ines

Mode e modi

lug 31, 2012   //   by Ines Desideri   //   Attualità, Blog  //  52 Comments

Cari amici,

per molti di noi le vacanze sono arrivate. Per ‘vacanze’ non intendo soltanto il periodo di soggiorno nei luoghi di villeggiatura, ma soprattutto il riposo dal lavoro (per chi può concederselo) e più tempo da spendere come e con chi ci piace, tanto per riprendere un argomento accennato nel tema precedente.

Il nostro blog non andrà in vacanza, visto che per me parteciparvi è un piacere.  Se fino a oggi il nostro motto è stato “Senza fretta”, per il mese di agosto propongo un lieve cambiamento: “Con moooolta calma”. :-)

Pensiamo quindi a distrarci dai soliti, incalzanti impegni; a ritemprare il corpo e la mente; a trascorrere giornate serene con i nostri cari e all’aria aperta. Se poi ci farà piacere dedicare poco poco del nostro tempo al blog nessuno ce lo impedirà.

Mode e modi, dunque. Negli ultimi mesi abbiamo trattato temi molto impegnativi che ora, secondo me, non sarebbe male mandare in vacanza, per scambiare quattro chiacchiere sulle mode  – il nostro Ernesto ha simpaticamente descritto quella dell’(ab)uso del cellulare, per esempio – e sui modi (di fare, di comportarsi, di parlare … a proposito e a sproposito).

Che cosa ci diverte e ci fa sorridere oppure ci sembra ridicolo, tra le mode e i modi di oggi? E quali del passato ci tornano in mente?

Grazie e a presto. Vi anticipo che sarò … scherzosamente impietosa. Chi si offende pagherà da bere a tutti: sarà la volta buona per smettere di essere astemia, almeno virtualmente. :-)

Ines

Cercata o temuta o subita: la solitudine

lug 8, 2012   //   by Ines Desideri   //   Attualità, Blog  //  35 Comments

“… Mille volte son stato così solo
dacché son vivo, e mille uguali sere
m’hanno oscurato agli occhi l’erba, i monti
le campagne, le nuvole.
Solo nel giorno, e poi dentro il silenzio
della fatale sera … “

Cari amici,

innanzitutto desidero suggerirvi la lettura della bellissima poesia di P.P. Pasolini “Senza di te tornavo”, dalla quale sono tratti i versi riportati.

La solitudine, dunque: una condizione che ritengo tutti conosciamo. Possiamo a volte desiderarla, per ritrovare noi stessi e raccogliere i pensieri nei momenti di smarrimento o di riflessione interiore. A volte la temiamo, se – per un capriccio della mente – ci sorprendiamo a prefigurarci il vuoto che deriverebbe se venissimo privati di chi amiamo. 

Ci sono persone ed età nell’esistenza di ognuno in cui la solitudine sembra mostrarsi come una sorta di condanna: da accettare, da sopportare, da subire in silenzio.

Concreta e, quindi, reale;  astratta perché immaginaria; figlia di ragioni importanti o di un vizio della mente e forse figlia del tempo che stiamo vivendo. Oggi si è veramente più soli di quanto si fosse in passato?

Secondo me ognuno di noi conosce molte solitudini. Parliamone, grazie.

Ines

“Se bastasse una canzone”

giu 12, 2012   //   by Ines Desideri   //   Attualità, Blog  //  50 Comments

“Se bastasse una grande canzone
per parlare di pace
si potrebbe chiamarla per nome
aggiungendo una voce …” (“Se bastasse una canzone” di Eros Ramazzotti)

Cari amici,

ci sono canzoni che suonano come poesie in musica: arrivano dritte al cuore, lasciando un brivido e un mondo di emozioni.

Quali versi, quali parole delle canzoni italiane arrivano dritte al vostro cuore?

Ciao ciao con un :-) , amici.

Ines

LiberaMente

mag 14, 2012   //   by Ines Desideri   //   Attualità, Blog  //  78 Comments

Cari amici,

cambia il titolo ma la formula rimane la stessa: spazio alle vostre opinioni, alle proposte e ai temi che avrete voglia di affrontare e sui quali potremo scambiare LiberaMente le nostre idee.

Nello Spazio libero di alcuni mesi fa avete rivelato, tra l’altro, uno spirito di coesione e di partecipazione non comune, se consideriamo che i nostri sono incontri “pixeldelici”.  Da allora il blog è cresciuto e di questo sono sinceramente grata a tutti voi.

I temi per iniziare non mancano: da una mia risposta ad Angela volutamente lasciata a metà, al perché scriviamo sui blog a …

A voi la parola.

Per rompere il ghiaccio e partire con un sorriso riporterò due messaggi pubblicitari che ho ricevuto negli ultimi giorni.

Ines

Parole da cancellare

apr 17, 2012   //   by Ines Desideri   //   Attualità, Blog  //  62 Comments

Er sogno

Stanotte me so’ fatto ‘n sogno strano.
M’appare ‘n òmo co’ ‘n vocabbolario,
me guarda fisso e in tono assai bonario
me lo consegna e dice: – Dai, mettece mano.

Io j’arisponno co’ ‘n po’ de soggezzione:
- Sbaji persona … nun so’ tanto istruita
da mette mano e da’ ‘na ripulita …
questo è lavoro da gran professorone!

- Damme retta, nun ce serve la curtura
pe’ capì si ‘na parola è da buttà.
Basta er bòn senso e ‘n poco de umirtà,
pe’ sentì er còre ditte: “Nun è pura”.

Subbito a cercà ‘na parola ch’è ‘n’insidia …
ar volo sfojo e dico: – Ecco la “i!”
Me so svejata in quer momento lì,
mentre che cancellavo er nome “invidia”.

Ines Desideri

Cari amici,
penso che ognuno di noi, se potesse, cancellerebbe molte parole dal vocabolario degli errori, delle debolezze, delle mancanze umane.
Nella poesia immagino di poter abolire – per magia, come soltanto in un sogno può accadere – la parola “invidia”. Non è l’unica, naturalmente, ma lascio volentieri spazio a voi, perché consigliate una o più parole da cancellare idealmente e ne facciamo argomento di conversazione.
Vi ringrazio
Ines

Da “Aidonchea” a … (voltiamo pagina, ma non troppo)

mar 30, 2012   //   by Ines Desideri   //   Attualità, Blog  //  77 Comments

“… Stress italiano non sarà mai; ma stresse sí. Perché? Perché per essere italiana, una parola deve per forza (eccezion fatta per certi nomi propri, sigle, onomatopee, articoli e preposizioni) terminare in vocale. E come s’aggiungono suffissi verbali, aggettivali e avverbiali alla radice straniera, cosí andrebbe fatto anche per i sostantivi: non spot ma spotto, non film ma filme, non sport, ma sporte, come lucidissimamente consigliava il grande Arrigo Castellani, anch’egli Accademico della Crusca… (da “Perché parliamo itangliano?” di M. Grosso, moderatore di “Cruscate”).

Aspetto le vostre riflessioni e considerazioni su questo tema.
Ines

Aindonchea

mar 16, 2012   //   by Ines Desideri   //   Attualità, Blog  //  62 Comments

“Cosa intende per nazione, signor Ministro? Una massa di infelici? Piantiamo grano ma non mangiamo pane bianco. Coltiviamo la vite, ma non beviamo il vino. Alleviamo animali, ma non mangiamo carne. Ciò nonostante voi ci consigliate di non abbandonare la nostra Patria. Ma è una Patria la terra dove non si riesce a vivere del proprio lavoro?”

Così rispose un emigrante italiano del XIX secolo a un ministro che cercava di dissuaderlo dal partire: è una risposta toccante, che contiene tutta l’amarezza della necessità di dover lasciare la propria terra, se essa non può garantire un lavoro e una vita dignitosa.
Questa risposta è stata riportata da Costantino Ianni in “Homens sem paz, Civilização Brasileira” ed è esposta nel Memoriale dell’Immigrato di San Paolo, in Brasile.

Abbiamo ampiamente affrontato il tema della nostalgia dell’emigrato (soprattutto grazie al prezioso contributo, anche poetico, degli amici Ernesto Carbonelli e Luigi) e il titolo di questo tema è una parola “itanglese”, una delle tante usate dagli emigrati italiani in America: un connubio inevitabile tra la lingua di origine e la lingua inglese.
Leggendo in Internet alcuni di questi termini ho provato una grande tenerezza, perché immagino quanta fatica – tra le tante fatiche – abbia richiesto ai nostri emigrati anche l’integrazione linguistica.
“Aidonchea” sta per “I don’t care”= “Non me ne curo/Non mi interessa”.
Tra le mie nostalgie c’è quella del Forum Scioglilingua, ma riporterò nello spazio dedicato al Prof. Giorgio De Rienzo le sue ragioni.

Desidero ora condividere con voi, cari amici, alcuni termini in “itanglese”, con la stima e il rispetto che nutro per chiunque abbia avuto il coraggio di lasciare il proprio mondo e di affrontare l’ignoto in una terra straniera.

Rancio – visco – pichinicco – aiscrima – bosso -stritto – carro – loncio – denso – cotto – bucco – storo
(da “Il linguaggio di Little Italy” di A.M. Turano)

Ma anche: baga – baschetta/ baschetto – besenisso – bosso – buccia – ghemma – ghirla/gherla – giobba – globbo – marchetto – scurta – tichetta – ticia – trocco
(da “La lingua: prima barriera per l’emigrante italiano” di D. Skidmore)

Questa è soltanto una piccola parte del ricco vocabolario “itanglese”. Se ci piacerà lo arricchiremo con altri termini ed espressioni. Se ci piacerà proveremo a tradurre in italiano queste parole.
Ma soprattutto: quali emozioni suscitano in voi, amici?
E … ci sono parole di cui conservate un ricordo particolare, perché appartengono a un tempo finito o al vostro dialetto?
Un caro saluto
Ines

Quell’emozione che chiamiamo nostalgia

feb 22, 2012   //   by Ines Desideri   //   Attualità, Blog  //  35 Comments

“… c’è qualcosa in noi, lì dentro, lì nelle regioni molto oscure, aggrappato con le unghie e con i denti all’infanzia e al passato, alla razza e alla terra, alla tradizione e ai sogni, che sembra resistere a questo tragico processo: la memoria, la misteriosa memoria di noi stessi, di quel che siamo e di quel che siamo stati.” (Ernesto Sabato – “Sopra eroi e tombe”)

Cari amici,
nessun brano letterario, secondo me, riesce ad esprimere con altrettanta immediatezza quel sentimento che accomuna tutti noi e che chiamiamo “nostalgia”, tradotta in portoghese “suadade”, parola che cito per la dolcezza che ispira e per motivi di cui parlerò durante la nostra conversazione.
Può essere un ricordo, un pensiero, un sapore o un profumo e altro ancora a richiamare in noi l’emozione della nostalgia, da cui scaturiscono stati d’animo diversi e talvolta contrastanti tra loro, ma che rappresentano per ognuno la consapevolezza di “quel che siamo e di quel che siamo stati”.
Un caro saluto

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