Viva il vino!

ott 6, 2014   //   by Ines Desideri   //   Blog, Parole nel tempo  //  15 Comments

Lo so, cari amici, lo so che non mi avete creduto, quando ho detto che sono iscritta all’AIS e che sono una grande intenditrice di vini.
Avete fatto bene: infatti non è vero. Scherzavo, dai, però mi piace l’idea di inneggiare al vino, anche se ne capisco… ehm… pressoché zero.

E mi piacciono questi versi della poesia “Ottobre” di V. Cardarelli:

“Un tempo, era d’estate,
era a quel fuoco, a quegli ardori,
che si destava la mia fantasia.
Inclino adesso all’autunno
dal colore che inebria,
amo la stanca stagione
che ha già vendemmiato.
Niente più mi somiglia,
nulla più mi consola,
di quest’aria che odora
di mosto e di vino,
di questo vecchio sole ottobrino
che splende sulla vigne saccheggiate.”

A tutti voi buona giornata.
Ines

15 Commenti

  • Martedì scorso, all’Olimpico, si è disputata la partita Roma-Bayern Monaco.
    La Roma ha subìto una pesante sconfitta , 1 a 7, ma non è questo che mi ha amareggiata, per carità.
    A mio avviso, cari amici, la città di Roma è stata sconfitta prima della partita e più della squadra di calcio.

    Diretta al Museo dell’Ara Pacis per visitare l’esposizione delle opere di H. Cartier-Bresson, sono passata per Piazza di Spagna, per me una delle piazze più suggestive di Roma, con la sua scalinata, la chiesa di Trinità dei Monti in alto e, al centro della piazza, la famosa fontana della Barcaccia appena restaurata.
    C’erano, come sempre, molti turisti. Eppure la piazza appariva in tutto il suo splendore.

    Tornando verso la fermata della metropolitana, circa tre ore dopo, sono passata nuovamente per Piazza di Spagna.
    C’erano, come sempre, molti turisti. E c’erano centinaia di tifosi del Bayern Monaco.
    Fin qui nulla di male: ressa, allegria, grida, concitazione. Nulla di male, in fondo.

    Il problema: la scalinata, la piazza e la fontana erano disseminate di bottiglie e di lattine d’ogni tipo.
    Vi assicuro, amici, che se non avessi visto con i miei occhi ciò che ho visto… avrei stentato a crederci.
    La foto che ho scattato è un dettaglio: soltanto una decina delle centinaia di bottiglie che deturpavano la bellezza della piazza.
    Vergogna“: si vergognino i tifosi del Bayern Monaco per quanto hanno combinato, lì, quel pomeriggio; si vergogni l’amministrazione comunale di Roma per aver permesso ai tifosi tedeschi di combinare un simile “sfracello”.

    A tutti voi buona giornata, amici.
    Ines

  • Cari amici,
    durante il mio breve soggiorno a Roma sono andata a visitare un’esposizione molto interessante, allestita nel Museo dell’Ara Pacis: le opere di Henri Cartier-Bresson (1908-2004), considerato – a ragione, secondo me – uno dei più grandi fotografi del XX secolo.
    Definito “l’occhio assoluto” o “l’occhio del secolo”, grazie al suo straordinario intuito visivo e alla capacità di afferrare al volo i momenti più fugaci e significativi, per poi ‘racchiuderli’ in uno scatto, H. Cartier-Bresson conferisce alla sua opera il valore di una filosofia di vita.

    “La fotografia è un mezzo di comprensione che non può essere separato dagli altri mezzi di espressione visiva: è un modo di urlare, di liberarsi, non di dimostrare o affermare la propria originalità; è un modo di vivere.”
    Questa è la fotografia secondo H. Cartier-Bresson.

    Trovo interessante anche un’altra delle sue numerose considerazioni sull’Arte:
    “La fotografia è l’azione immediata. Il disegno è la meditazione. Nel primo caso, si tratta dell’impulso spontaneo di una continua attenzione visiva. Coglie l’istante e la sua eternità. Nel secondo caso, l’azione del disegnare elabora quello che la nostra coscienza ha potuto afferrare in quell’istante.”

    Dopo aver visitato la mostra, be’, mi sentivo un po’… gasata – :-) – e anch’io ho scattato una foto, alla quale ho dato un titolo: “Vergogna“.
    Ve ne parlerò presto, amici.

    A tutti voi un cordiale ciao ciao.
    Ines

  • Salgo in macchina e parto. Viaggio verso Roma.
    A ‘risentirci’ tra qualche giorno, cari amici.

    Ciao ciao a tutti voi.
    Ines

  • Cara Angela,
    macché: non sono riuscita a liberarmi dell’abito monacale. Metaforico, naturalmente.
    Condivido pienamente il pensiero del nostro Luigi, che ringrazio per aver espresso così bene come la volgarità sia oggi non soltanto giustificata da molti, ma persino considerata e apprezzata come segno di giovanilismo: ma per favore…
    Spiego l’abito monacale cui ho accennato: per me la volgarità non è soltanto nel turpiloquio – le parolacce, gli insulti, le battute ‘grasse’,… – ma può essere anche in uno sguardo, in una posa, in un atteggiamento o in un modo di camminare, in un pensiero quando quel pensiero si traduce in un comportamento inequivocabilmente volgare.
    Vista con gli occhi dei ‘giovanilissimi’, disinibiti, moderni “benpensanti” io sarei una “vecchia decrepita bacchettona”. D’accordo: mi sta bene essere così.
    Grazie, cara Angela, per averci proposto questo tema.

    Caro Luigi,
    ah, il potere delle parole quando sono Parole come le tue.
    Per me Venezia ha un fascino particolare, che non trovo in città altrettanto belle, come Roma e Firenze, per rimanere tra quelle che abbiamo citato e che conosco.
    Poi ti ci metti anche tu, con un ‘assaggio’ che da solo riesce a dare già i brividi… Ah…
    Grazie di cuore.

    A tutto voi, amici, buona giornata.
    Ines

  • Gentile Angela,
    non abbia dubbi. Vada fiera del suo essere “vecchia bacchettona”. La volgarità è sorella gemella della stupidità, e stretta parente dell’ignoranza; anche se molto spesso (e sempre di più) si manifesta in persone che riteniamo intelligenti (ma, forse, lo sono meno di quanto ci appaiono). Mi sembra, a volte, che la volgarità – soprattutto quella nel linguaggio – sia considerata un “titolo giovanilista”. Se quando parli, non ci infili dentro più di qualche espressione volgare vuol dire che sei vecchio e retrogrado: quanto più sei volgare, tanto più sei giovanile. Basta, del resto, guardare qualche trasmissione in televisione.

    Viaggi. Anch’io ho nel cuore Venezia, Roma, Firenze. Ho avuto la fortuna di vivere a Venezia per cinque anni ( ’70 – ‘ 75 – università). Allora, c’erano “due” Venezie: quella turistica e quella dei veneziani. E la mia Venezia – quella dei veneziani – è stata un’esperienza indimenticabile . Anche se non abito lontano, non ci vado molto spesso; ma quando succede – nonostante quella mia Venezia sia stata assorbita da quella turistica – provo sempre una grande emozione.
    Vorrei parlarvi di una Piazza San Marco deserta, nell’alba d’un mattino d’inverno, con la nebbia che accompagna la notte verso il primo freddo sole … ma mi vengono i brividi.
    Sarà per un’altra volta.

    Mandi mandi
    L.G.

  • Caro Roberto,
    hai usato il termine più appropriato – vandalismo – per definire un fenomeno preoccupante e dannoso: grazie.
    Condivido pienamente le tue considerazioni a questo proposito. Più volte mi sono domandata quale sia la ragione che porta i giovani – poiché gli “imbrattatori” sono quasi sempre i giovani – a compiere atti di inciviltà come questi.
    Mi documenterò, se mi sarà possibile.

    E bravo Roberto: hai citato tre città che non ho visitato. Quasi quasi lo considero un suggerimento. Be’, Istanbul è una meta che mi incuriosisce da molti anni, ma non l’unica.
    Il mio ‘problema’? Adoro viaggiare.
    Noto, poi, la tua tendenza – pienamente comprensibile – ad associare i viaggi al lavoro: non è casuale, dunque, il riferimento al verbo inglese “(to) travel”, nella cui etimologia è evidente il richiamo all’idea di “travaglio, fatica”.

    Viva i vini italiani: eccome no!
    Non mi intendo di vini, si sa, ma conosco anch’io il piacere di bere due sorsi di vino in compagnia. Due sorsi ogni tanto, non due calici: in questo consiste il mio definirmi astemia.

    Ora scusate, amici: per rispondere all’intervento della nostra Angela devo prima cambiare abito. Via la tonaca monacale e poi ne riparleremo. ;-)

    A tutti voi buona giornata.
    Ines

  • La volgarità.
    Secondo il mio modo di vedere la realtà sociale in cui viviamo, la volgarità si sta diffondendo a macchia d’olio e coinvolge persone di entrambi i sessi e di tutte le età, i mass-media, il mondo politico e culturale, influenzando negativamente i comportamenti delle fasce sociali più “ricettive” (i giovani, ad esempio).
    Per di più a me sembra di percepire una accondiscendenza passiva nei confronti della volgarità: questo porta a giustificare gli episodi di volgarità e a definire “vecchio bacchettone” chi disapprova gli atteggiamenti triviali che imperversano dovunque.
    So che il mio modo di vedere la realtà sociale ha subito l’influenza del’educazione che ho ricevuto, forse un po’ troppo rigida. Però essere definita, da persone che sono più grandi di me per età, una “vecchia bacchettona” a 45 anni, mi fa venire molti dubbi, sia su me stessa che sulla concezione attuale della volgarità.

    Cordiali saluti
    Angela

  • V come Vandalismo: le scritte su monumenti e chiese, muri cittadini, mezzi di trasporto pubblico, cartelli stradali, panchine, ecc. sono atti di vandalismo che rappresentano un grave danno economico per lo Stato.
    Gli “imbrattatori” che deturpano le nostre città con le scritte abusive sono in continua crescita, sebbene l’art. 639 del codice penale preveda sanzioni (evidentemente troppo lievi) contro i vandali. Il problema: la sanzione scatta soltanto in caso di querela, ma i responsabili del misfatto raramente sono colti in flagranza di reato.
    Un altro problema di carattere civico: molti hanno la pessima abitudine di pensare che ciò che è pubblico (e quindi di tutti) non appartiene a nessuno.

    V come Viaggi: 9 volte su 10 viaggio per lavoro e quindi associo gli spostamenti (in macchina o un aereo, a seconda della distanza) agli impegni professionali più che alle vacanze.
    Volendo parlare di mete turistiche preferisco variare, nei limiti del possibile, perciò trovo difficile pensare a città o nazioni nelle quali vorrei tornare, ma ne nomino qualcuna: Palermo, Istanbul, Innsbruck, Austria.

    V come Vino: cosa c’è di meglio di un calice (anche due!) di buon vino da gustare in compagnia? Viva i vini italiani!

    Tanti cari saluti
    Roberto

  • Caro Luigi,
    grazie per averci proposto questi bellissimi versi di Pasolini, del quale – come ho già avuto occasione di dire – apprezzo le composizioni poetiche molto più di quanto apprezzi la narrativa.
    A me sembra che Pasolini e la sua opera – intesa nella molteplicità delle sue espressioni – rappresentino molto bene il dualismo che è in tutti noi: da una parte la dolcezza che sempre i pensieri dei “propri luoghi” ispirano; dall’altra una visione e un’interpretazione della vita che rivelano il disincanto verso cui le miserie umane, inevitabilmente, ci conducono.

    A te e a tutti voi, cari amici, buona giornata.
    Ines

  • Vino, tu m’hai sposato alla vita;
    ed or che s’è risolta in fresco lume
    la bufera del buio, ormai remotissima notte,
    non più distante vivo, sopra la fatica degli uomini
    che sparsa e varia suona d’intorno:
    l’amicizia m’unisce il cuore, e questa luce
    che non si è persa
    sui nostri dolcissimi campi.

    Alta
    ritornerà la sera
    sarà sera di canti.

    Pier Paolo Pasolini. Da: “Elegia” e ” Mattini casarsesi” – Casarsa 1941

    Mandi mandi
    L.G.

  • Caro Massimo,
    viva le interruzioni, che qui sono sempre gradite e utili, mi creda. Bentornato e grazie per il suo contributo.

    Rimango per un po’ sul viva: sappiamo che questa espressione viene spesso abbreviata con la W. Se scritta capovolta, ‘a testa in giù″, la stessa lettera sta per “abbasso”.
    I muri delle nostre città sono pieni, purtroppo, di viva e abbasso qualcosa o qualcuno: muri come pagine – personali (?!) – sulle quali lasciare le proprie manifestazioni di approvazione o di contrarietà. Muri sui quali si lascia, soprattutto, il proprio segno di inciviltà.

    “Il viaggio finale, il passaggio dalla vita terrena alla vita ultraterrena”: torniamo, mi sembra, al pensiero che la vita sia un viaggio che inizia con la nascita e finisce con la morte; un viaggio che, per giunta, contiene innumerevoli altri viaggi.
    La vita non è un’avventura complessa e nello stesso tempo affascinante, amici?

    Cara Angela,
    bentornata e grazie anche a te. Siamo d’accordo sul “tu”?
    Mi sono domandata più volte, durante un soggiorno che mi ha entusiasmato oppure nei momenti in cui ho desiderato tornare in un luogo già visitato, se mi piacerebbe vivere lì.
    Confesso che talvolta ho avuto difficoltà a rispondermi, ma alla fine la risposta è stata sempre no, finora.

    Trattando la lettera T, amici, ho accennato al termine tentazione.
    Potremmo ora dire voglia.
    C’è una voglia che mi prende, di tanto in tanto: salire in macchina, partire e viaggiare, viaggiare senza meta.
    Un po’ come Sal Paradise, il protagonista di “Sulla strada” di J, Kerouac. Be’, in tono minore: Sal ha girato tutti gli Stati Uniti; io girerei una parte dell’Italia. :-)

    A tutti voi buona giornata.
    Ines

  • Il desiderio di tornare, dopo un viaggio, nella nostra città è un positivo segno di attaccamento ai nostri luoghi. Il desiderio di visitare nuovamente posti che conosciamo dimostra che l’atmosfera che in quei posti abbiamo trovato ci ha fatto sentire come “a casa” e perciò è un’esperienza che vorremmo ripetere.
    Avendo l’imbarazzo della scelta, come città italiane ne scelgo tre: Firenze, Roma, Venezia.
    La capitale europea: Parigi.
    La nazione: Francia.

    V come Vacanze, terminate oramai quasi per tutti: qualcuno ha detto “Uffa”, qualcun’altro “Urrà“, a seconda di come hanno trascorso le Vacanze e di come affrontano la ripresa delle attività ordinarie.

    Cordiali saluti
    Angela

  • Gentile Ines,
    mi auguro di non interrompere il flusso delle sue riflessioni, sempre molto interessanti, con il mio contributo sull’etimologia del vocabolo “viaggio”.
    Proviene dal latino “viaticus”, “viatico”, come nell’antica Roma era detto l’insieme delle cose (il cibo, i vestiti e altro) necessarie a chi si apprestava a intraprendere un viaggio.
    Può suonare lugubre, ma nella liturgia ecclesiastica “Viatico”, con l’iniziale maiuscola, è la Comunione data ai moribondi al fine di dispensare il conforto spirituale necessario per il viaggio finale, il passaggio dalla vita terrena alla vita ultraterrena.
    Distinti saluti
    Massimo Del Vecchio

  • Viaggiare è anche, a mio avviso, il desiderio di tornare: tornare nel luogo da cui siamo partiti – la città, la casa, le abitudini, le persone che abbiamo temporaneamente lasciato – oppure tornare in uno (o più d’uno) dei luoghi che abbiamo visitato, perché ci è rimasto nel cuore.

    Forse vi sembrerà strano, amici, ma a me succede di percepire immediatamente, appena arrivo in un posto nuovo, se quel posto rimarrà nel mio cuore oppure no: è una sensazione che non cerco e che pure mi coglie nel momento stesso in cui comincio a guardarmi intorno.
    Succede anche a voi?

    Torniamo al desiderio di tornare, al secondo dei due, per ora.
    Abbiamo il privilegio di vivere in un Paese che offre bellezze a non finire: dai monti alle coste, dalle colline alle vallate, fino al patrimonio storico e architettonico delle nostre città.
    Difficile scegliere, dunque, se volessi nominare una soltanto delle città italiane in cui vorrei tornare…
    Fatto: Venezia. La malinconica, suggestiva, affascinante, romantica Venezia.

    E tra le capitali straniere?
    Praga: triste, inquietante, misteriosa, superba.

    E una nazione?
    L’Irlanda: la verde, quieta, selvaggia, fiera terra d’Irlanda. Il Connemara, in particolare.

    Anche scrivere è viaggiare, secondo me.
    Non è forse un viaggio verso l’altro, verso gli altri, questo nostro raccontare esperienze ed esprimere opinioni o dubbi, mediante la forma scritta?
    Non è anch’esso un movimento e un mutamento?

    A tutti voi, cari amici, buona giornata.
    Ines

  • “Sì, viaggiare, dolcemente viaggiare, rallentando per poi accelerare, con un ritmo fluente di vita nel cuore, gentilmente, senza strappi al motore…”.

    A mio avviso, la canzone “Sì, viaggiare”, dell’indimenticabile Lucio Battisti, evoca l’immagine della vita e del suo scorrere, come se la vita stessa fosse un viaggio. Non lo è, in fondo?

    La parola viaggio richiama spesso sensazioni contrastanti: da una parte la curiosità, il desiderio e il fascino del nuovo; dall’altra il timore, l’ansia e la paura dell’ignoto.

    Penso sia comunque innegabile, cari amici, che viaggiare permette di scoprire nuovi orizzonti, di modificare la propria visione del mondo e di superare i propri confini fisici e culturali.

    Ogni viaggio conduce, una volta varcata la soglia del noto, in una ‘dimensione’ nuova: dai primi passi di un bambino al primo passo dell’uomo sulla Luna, da un lungo itinerario che ci porta in terre lontane all’immersione nel nostro mondo interiore – comunque vogliamo intenderlo – viaggiare significa muoversi e mutare.
    L’Io che torna è lo stesso ma è anche un altro, sicuramente diverso da quello che è partito.

    A tutti voi un cordiale ciao ciao.
    Ines

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