Y: incognita e altro

dic 5, 2014   //   by Ines Desideri   //   Blog, Parole nel tempo  //  8 Comments

Insieme alla X, in matematica, la lettera Y indica una incognita (in un sistema di equazioni con due incognite) e una delle due coordinate del sistema cartesiano.
Nuovamente insieme alla X, in biologia, la Y è il simbolo di uno dei due cromosomi sessuali presenti nel sesso eterozigote.

Da Sapere.it:
In linguistica, la lettera Y dell’alfabeto latino deriva dalla lettera Y dell’alfabeto greco, che a sua volta risale al segno fenicio wāw. Dalla stessa lettera greca Y è anche derivata la lettera latina V (cioè u) con cui in un primo tempo si riprodusse il suono rappresentato dalla lettera greca y; solo nel corso del sec. I a. C., in seguito a una maggiore diffusione della cultura greca e come risultato di una più accentuata tendenza ellenizzante, si introdusse nell’alfabeto latino il nuovo segno Y. Dapprima limitato alle parole di origine greca, fu poi usato anche in parole propriamente latine (inclytus); il suo valore fonetico era in origine quello di ü, ma si andò poi avvicinando sempre più a quello di i.

Cordiali saluti
Angela

8 Commenti

  • Ehilà, ragazzi, vi aspetto nella Z.
    Ciao ciao a tutti
    Ines

  • Caro Luigi,
    ritengo che tu abbia espresso benissimo la dicotomia esistente nella mente umana.
    Capace di risolvere anche gli enigmi matematici più complessi, perché sostenuta dal raziocinio e dalla certezza di una soluzione e di una risposta, la mente umana deve invece arrendersi di fronte all’impossibilità di trovare risposte – perché sono e rimarranno inaccessibili – quando l’incognita riguarda atti generati da sentimenti perversi o da una mente insana.
    Penso che se a un genitore, reo confesso dell’omicidio del suo bambino, venisse chiesto perché lo ha fatto, la sua risposta – qualora vi fosse e qualunque fosse – resterebbe per noi incomprensibile, per la ragione che tu hai ben esposto: “Va oltre i confini della nostra mente, perché forse è una cosa che all’Umanità non appartiene.”

    Grazie, caro Luigi.
    A te e a tutti buona giornata, amici.
    Ines

  • A livello matematico, Y è un’incognita che avrà una soluzione, una risposta.
    L’ incognita invece, per quel “fattore” della mente umana che riesce a trasformare una madre in un mostro non ha ancora nemmeno un presupposto di soluzione. E non credo, purtroppo, che l’avrà mai, perché è qualcosa che va oltre la nostra capacità di conoscere e quindi di capire. Va oltre i confini della nostra mente, perché forse è una cosa che all’Umanità non appartiene.

    Mandi
    L.G.

  • Cara Angela,
    a me non sembra che la tua riflessione sia fuori tema.
    “Chi può affermare con certezza di conoscere perfettamente sé stesso?”: questa mia domanda, chiaramente retorica, sottintende la convinzione – tale è, almeno per me – che se esistono aspetti della nostra personalità che sfuggono a noi stessi o che noi stessi non riusciamo a comprendere pienamente, ancor più complesso e tortuoso deve essere l’intento di cogliere e comprendere pienamente la personalità altrui nella sua interezza.
    E ancor più complesso e tortuoso, persino inaccessibile, deve essere l’intento di conoscere le ragioni che portano un genitore a uccidere un figlio: vedo nel termine “ragione” un processo mentale logico che permette di spiegare una scelta, un comportamento, una reazione.
    Penso che questo sia uno dei tanti confini cui la mente umana è assoggettata: chi ragiona non comprende la follia e chi è folle – per un attimo, per un periodo o per tutta la vita – non conosce la ragione.

    C’è un pensiero che mi tormenta, ogni volta che si verificano drammi come quello del piccolo Loris: so che è tristissimo, ma desidero condividerlo ugualmente con voi, amici.
    Quella frazione di tempo – pochi minuti, immagino – in cui un bambino assiste a uno sconvolgimento inaudito: la persona (sia essa la madre o il padre) in cui ripone la propria totale e incondizionata fiducia si trasforma improvvisamente, sotto i suoi occhi, in carnefice.
    Quella frazione di tempo in cui i due sguardi si incontrano e non si riconoscono: questo è il pensiero che mi tormenta.

    Ciao ciao, cari amici.
    Ines

  • Probabilmente sono fuori tema, ma la tragedia del piccolo Loris, barbaramente ucciso, è per me un mistero inspiegabile, perché non riesco a capire quali motivi possono spingere una madre a togliere la vita a una creatura alla quale lei stessa ha dato la vita.
    Cordiali saluti
    Angela

  • L’incognita, dunque: intesa ora non come termine matematico, ma in senso più ampio e riferita a tutto ciò che non conosciamo, che potremmo o vorremmo conoscere.
    O forse no: a volte dipende da noi, è una nostra scelta; a volte dalle circostanze oppure dai confini che la natura umana stessa ci impone.

    L’ignoto: un universo rispetto al quale ciò che è noto diventa una parte minuscola, ‘poca cosa’, per quanto le nostre conoscenze possano essere ricche e spaziare nei diversi campi del sapere.

    L’incognita: il mistero che ci attrae oppure ci intimorisce e che è persino in noi stessi – chi può affermare con certezza di conoscere perfettamente sé stesso? – come nelle persone che ci circondano, nello spazio e nel tempo.

    Non è forse incognita, almeno in parte, l’ora che ci aspetta? e il giorno? e il futuro?

    A tutti voi, amici, buona giornata.
    Ines

  • Una curiosità, cari amici: voi ‘maschietti’ siete stati provetti frombolieri, da bambini? :-)

    Le origini della fromba (o frombola) – meglio conosciuta con il nome fionda – risalgono agli inizi della civiltà cretese.
    Venne poi utilizzata da soldati detti frombolieri per lanciare ciottoli e, a partire dal IV secolo a.C., si diffuse anche l’impiego di ghiande, il cui peso oscillava tra i 50 e i 100 grammi.
    Essa non è mai stata considerata, tuttavia, un’arma nobile e veniva perciò usata dalla minuta fanteria. Secondo alcune fonti storiche un provetto fromboliere colpiva con sicurezza un avversario a 120-160 passi.
    La fionda venne usata per tutto il Medioevo e fu anche, insieme all’arco, un importante strumento venatorio: come tale fu utilizzata, soprattutto dai pastori, fino a tutto il secolo scorso.

    Non siamo tornati alla lettera F, suvvia: la fionda ha la forma di una Y, o sbaglio?
    Be’, confesso che mi piacerebbe saperla usare. Per gioco, non per colpire un avversario, eh? ;-)

    A tutti voi, cari amici, buona giornata.
    Ines

  • Introduzione molto interessante, cara Angela: grazie.
    A proposito di cromosomi mi torna ora in mente una battuta del mio amico canadese Brian, il quale ritiene che le donne ne abbiano tre: XX e S, dove S sta per… Shopping: che monello, ragazzi. ;-)

    Non sono certa che i documenti siano attendibili, ma sembra che la Y fosse chiamata anche “lettera pitagorica”, poiché Pitagora le avrebbe attribuito un valore simbolico: la biforcazione dello stelo rappresenterebbe il momento della vita in cui l’essere umano è messo di fronte alla necessità di scegliere tra la strada della virtù e la strada del peccato.
    Anche Petrarca, sia nell’opera “Secretum” (II libro) sia nel “Canzoniere”, allude alla “lettera pitagorica” Y come simbolo del bivio e, dunque, del percorso di vita da scegliere e da intraprendere.

    A tutti voi, amici, buona giornata.
    Ines

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