Saper scrivere …

giu 10, 2011   //   by Ines Desideri   //   Blog, Letteratura  //  2 Comments

Cari amici,

ieri pomeriggio ho assistito alla presentazione di un libro. Parlando della scrittura il relatore ha affermato che “saper scrivere” non è affatto un dono di natura, ma soltanto una tecnica acquisita.

Qual è la vostra opinione?

Presto, perché ho un altro quesito sulla punta delle … dita!

2 Commenti

  • Ciao Ines
    Il quesito è sicuramente interessante. Sicuramente un bravo giornalista o anche un critico letterario provengono da una adeguata formazione professionale anche studiando tecniche di scrittura. A mio parere uno scrittore di narrativa è il complementare del tecnico nell’analisi e nella interpretazione del mondo e delle vicende umane. Si è scrittori se si ha la capacità peculiare di leggere il mondo e l’uomo in profondità, in dettaglio, esplicitando verità che la maggior parte della gente appena percepisce inconsciamente. Questa capacità origina non da formazione tecnica bensì da una sensibilità innata dello scrittore capace di cogliere gli impercettibili segnali , inaccessibili ai più, provenienti dal mondo e dall’animo umano. Le tecniche di scrittura talvolta possono completare uno scrittore. A mio avviso non è mai vero che si possa costruire uno scrittore attraverso tecniche di scrittura.
    Saluti Angela

    • Gentile Angela,
      La ringrazio per il commento. Noto che Lei propone una distinzione interessante riguardo al tema proposto: scrivere un saggio, un articolo di giornale, una critica letteraria richiede – giustamente – una preparazione tecnica specifica; scrivere per “narrare” (da cui “narrativa” ha origine) richiede invece caratteristiche innate (il dono di natura, dunque) che, attraverso l’acquisizione di una tecnica, possono essere ulteriormente valorizzate, ma che tali restano anche in assenza di quel genere di formazione.
      Sono d’accordo con Lei nel sostenere che “non è vero che si possa costruire uno scrittore attraverso tecniche di scrittura”, nel senso che queste ultime non sono sufficienti a fare di chi narra uno “scrittore”.
      Mi sembra di capire che per Lei il “vero scrittore” (di narrativa, intendiamo ora) è colui che riesce a interpretare il mondo, ciò che in esso avviene e l’uomo – quale artefice di ciò che avviene – avvalendosi di quel dono di natura che Lei chiama “sensibilità innata” e (aggiungerei) di una chiave di lettura personale.
      Sostanzialmente condivido anche questa Sua opinione, ma mi e vi domando: la “sensibilità innata” potrebbe generare soltanto una scrittura dettata dall’impulso, se non incanalata secondo criteri che la tecnica può suggerire?
      Un cordiale saluto, cara Angela

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