Morale a terra?

gen 25, 2012   //   by Ines Desideri   //   Blog, Letteratura  //  8 Comments

“Leggere è uno dei modi più importanti per prendersi cura di sé poiché ogni libro è un universo”, scriveva Borges.
Se scrivere può avere – come abbiamo osservato insieme – una funzione liberatoria, la lettura è “una vera e propria terapia”.
L’articolo di Rita Proto, apparso sul Corriere della Sera nel luglio 2008, tratta di “biblioterapia” e non mancano consigli ad hoc per ogni disturbo: “leggi che ti passa”, insomma.
Se siete ansiosi smettete di assillare chiunque vi capiti a tiro: dieci pagine di Camilleri prima di coricarvi e l’ansia zac … via. Zac, non Prozac!
Per i depressi: un trattamento-urto con “Bartebly lo scrivano” di Melville, poi una cura di mantenimento a base di “Oblomov” di Goncarov.
Ai dirigenti stressati si consigliano “Le lettere a Lucilio” di Seneca, onde evitare che vengano loro recapitate le … lettere degli avvocati divorzisti nominati dalle mogliettine semplici e carine, ma arcistufe.
Ai genitori possessivi una pillola: il capitolo “I figli” tratto da “Il profeta” di Gibran. I figli che lamentano crisi di incomunicabilità si leggano “Lettera al padre” di Kafka.
Non occorre spingere: ce n’è per tutti, sia in formato cartaceo sia su tavoletta. Quale ebook! La tavoletta è di pietra …

Ce n’è per tutti i disturbi, cari amici. A voi la parola, adesso: credete nella biblioterapia? Ditemi, ditemi.
Ines

8 Commenti

  • Cara Ines,
    mi vantavo di leggere abbastanza, ma non ho letto nessuno dei libri consigliati nell’articolo del Corriere della Sera da lei citato. Devo rimediare oppure, per continuare nel tono scherzoso suo e di Gianni, devo considerarmi fortunata perché finora non ho avuto bisogno di questi farmaci specifici?
    Il Signor Ben accenna alla lettura della Bibbia. Sono molte le persone che dicono di averla sul comodino, ma poche la leggono, credo perché è una lettura complessa e molto impegnativa.
    Aggiungiamo anche che la lettura della Bibbia potrebbe mettere in crisi le coscienze e un periodo di depressione non è il migliore per le crisi di coscienza: la depressione peggiorerebbe.
    A lei e a tutti un cordiale saluto da Giusy

    • Cara Giusy,
      si consoli perché è in buona compagnia: anch’io leggo abbastanza, ma – escludendo “Circolo Pickwick” di Dickens e “Lettera al padre” di Kafka – non ho letto quei libri.
      Per giunta ultimamente ho preso un’abitudine che rallenta molto i miei tempi di lettura: se un’opera mi è piaciuta la rileggo quasi subito, contemporaneamente a un’altra nuova.
      Comincio ad amare una lettura sempre più attenta e analitica, quando il libro secondo me la merita: ciò che più mi interessa non è lo stile (sebbene lo consideri importante), ma i contenuti e in particolare le riflessioni sulla vita e sulla natura umana, con i suoi vizi e le sue virtù.
      Un caro saluto
      Ines

  • A prescindere dai risultati, sicuramente molto soggettivi, la biblioterapia presenta aspetti positivi non trascurabili. Infatti è una terapia dove i farmaci sono completamente naturali e si acquistano in libreria invece che in erboristeria con la possibilità di risparmiare optando per l’usato. Non si è soggetti a dosi specifiche o ad orari per la somministrazione.Occorre avere un pò di accortezza all’atto dell’acquisto nel leggere il bugiardino (quarta di copertina) per evitare bufale che potrebbero causare reazioni allergiche. Il formato hard è da preferire a quello telematico(tablet) in quanto il primo coinvolge oltre alla vista anche l’olfatto ed il tatto.Il principio attivo del farmaco libro è l’estraniazione dalla propria condizione esistenziale e la durata della terapia tutta la vita.
    saluti e libri
    Gianni

    • Che simpatico commento ha lasciato il nostro Gianni!
      Trovo particolarmente calzante (non quello che si usa per le scarpe, dai!) la similitudine bugiardino-quarta di copertina. Poi il “farmaco libro” non presenta controindicazioni, non dà assuefazione e se la dà è un’assuefazione positiva.
      Grazie, caro Gianni.
      Ines

  • Morale a terra?
    Credo che la miglior terapia sia trascorrere un po’ di tempo in allegria con famiglia e/o amici,cioè con quelli che sanno interpretare ogni singolo movimento delle ciglia e trovare subito la cura giusta.
    La lettura va comunque bene: un libro divertente che fa sorridere, uno più impegnato che richiede concentrazione e che distoglie dal momento no, o magari la Bibbia, perché no?
    Ciao Ines

    • Caro Ben,
      siamo sicuri che se abbiamo il morale a terra (qui si parla di “biblioterapia” per combattere la depressione) riusciamo a stare in allegria con la famiglia e/o gli amici? Certamente sia l’una che gli altri saranno ben disposti nell’offrirci la loro allegria, ma resterà la loro allegria, non sempre contagiosa, purtroppo. Non in alcuni momenti, purtroppo.
      Leggendo la tua proposta di leggere la Bibbia mi sono chiesta come mai quest’opera non sia stata contemplata dagli specialisti in biblioterapia tra le possibili per curare il mal di vivere.
      Grazie per il tuo contributo, Ben.
      Ines

      • Beh, in effetti la parola allegria non è al posto giusto.
        Forse “serenità” farebbe assumere un significato diverso alla frase, uno “star bene” per non farci pensare addosso costantemente. Poi forse tutto tornerà cupo e triste, ma questo potrebbe succedere anche con i libri terapeutici.
        Riguardo alla Bibbia ti direi istintivamente quanto segue: da migliaia di anni viene studiata e nemmeno i teologi ne hanno dato interpretazioni definitive, facendone di fatto un insieme di libri dinamico. Probabilmente, e qui arrivo al punto in maniera un po’ grossolana, non è consigliato perché nessuno la conosce e tutti ne hanno paura.

        Una nota di colore per la mia teoria: hai notato nei giochi a quiz televisivi che quando c’è la materia “Religione” nessuno la sceglie? E alla fine qualcuno se la ritrova perché è stata scartata da tutti glia altri.
        Ciao Ines

        • Hai ragione, caro Ben: la compagnia delle persone care (familiari e/o amici) aiuta a distrarsi, a evitare che i pensieri cupi si avvitino nella mente. Mi piace l’espressione che hai usato: “pensarsi addosso”, che è probabilmente una delle caratteristiche principali del male di vivere.
          Quanto alla Bibbia forse è stata esclusa per timore reverenziale, visto che parliamo di un testo sacro. Oppure dobbiamo pensare che ciò che non conosciamo ci spaventa? O ancora che ci spaventano le tematiche più significative dell’esistenza umana e le evitiamo? O povera me! Riuscirò un giorno a smettere di pormi e porre domande? :-)
          E chissà perché la Religione è vista come qualcosa di avulso dalla cultura …
          Ciao, Ben.
          Ines

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