Da una poetessa …

mar 1, 2012   //   by Ines Desideri   //   Blog, Letteratura  //  30 Comments

… a un cantante poeta.

A LUCIO DALLA

O poesia che ormai
gemi per terra straziata da mille orrori
quante volte ti hanno ucciso
mentre innocentemente
cercavi un fiore nel Paradiso.
Le donne vogliono il tuo indirizzo
e non sanno che tu non hai una casa
ma vivi errabonda nel giardino dell’Eden
e non hai alcun peccato.
Sei sola nella dimora degli angeli
attaccata alla catena di Dio
e i tuoi ululati di lupo ferito

Alda Merini

30 Commenti

  • Il commento di Roberto mi porta ad approfondire un aspetto di quelle poesie che abbiamo imparato per “obbligo scolastico”.
    Roberto ha ragione; imparate così, allora, senza ancora l’esperienza della vita, quei versi sembrano solo un piacevole ricordo della memoria. La vita poi, invece, ci mette di fronte a situazioni, spesso difficili, dove quei versi , quasi naturalmente ritornano, ed esprimono, raccontano quel dramma, quell’emozione che in quel momento si sta vivendo.
    E ci sono anche versi che “cantano” emozioni da incanto.
    Mi “stupisco” sempre, ogni volta che rileggo o mi ripeto, il primo verso
    de ” La sera del dì di festa” :
    ” Dolce e chiara è la notte e senza vento”
    Notte, chiara, vento ,dolce : parole semplici, comuni, quasi banali, tenute insieme da
    qualche “e”.
    Eppure sono un’incredibile musica dell’anima. Musica senza note, melodia di parole.
    “Canzone” per sempre.

    Mandi mandi
    Luigi

    • Caro Luigi,
      sono d’accordo con te: la Poesia, la vera Poesia, è quella che resta, quella che torna. Resta nelle pieghe della mente, perché sembra dimenticata eppure basta rileggerla per ritrovarla in tutta la sua intensità, e torna a portarci sollievo (come tu hai osservato) nei momenti di sconforto: è il sollievo che scaturisce dai versi quando riescono a interpretare i nostri sentimenti, a dare loro la voce, una voce amica, che vorremmo ascoltare.
      Trovo bellissima la tua espressione “musica senza note, melodia di parole”.
      Grazie, caro Luigi.
      Mandi mandi … un saluto che è, secondo me, una melodia.
      Ines

  • Un saluto e un grazie a Luigi anche da parte mia, perché i versi del Pascoli richiamati mi hanno spinto a rileggere L’Aquilone.
    Penso che le belle poesie non tramontano mai e soprattutto che si apprezzano molto di più se vengono rilette non per obbligo scolastico ma per piacere personale, in una età nella quale siamo più maturi per coglierne ogni sfumatura e significato.
    Roberto (Lucca)

  • Ho “recuperato” solo oggi il piacere di leggerVi, ( problemino tecnico ) e mi piacerebbe
    partecipare al tema “testi canzoni”. Ma anch’io, come Ines, sono rimasto terribilmente colpito dall’atroce dramma dei 22 bambini.
    E’ vero, non ci sono parole. In occasioni come questa, purtroppo non rare, anche per un solo bambino ; il cuore e la mente cercano un debole rifugio in questi versi del Pascoli :
    ” Meglio venirci ansante,
    roseo, molle di sudor
    come dopo una gioconda corsa di gara
    per salire un colle ”

    Mandi frùus – A Dio vi raccomando Bambini
    Luigi

    • Carissimo Luigi, bentornato!
      Confesso che la tua assenza dal blog si è sentita. Sai quella delicatezza d’animo che non può non colpire?
      Delicatezza d’animo: tutt’altro che un limite, direi, ma quel “sentire” che (come ci ha fatto notare recentemente Roberto) appartiene anche agli uomini. Nulla di nuovo e tutto da ammirare, secondo me.
      Poi, qualche verso de “L’aquilone” (forse la più bella poesia del Pascoli, secondo me) e un omaggio friulano.
      Grazie e un caro saluto.
      Mandi mandi, Luigi.
      Ines

  • Posso fare il bis?
    Un’altra bella canzone è “Beautiful that way” cantata da Noa su musica di Nicola Piovani per il film “La vita è bella” di Roberto Benigni. Se non sbaglio Piovani vinse un Oscar per questa colonna sonora.
    Bella perché è un invito a sorridere e ad amare anche nei momenti tristi: la vita è bella così.

    “Smile, without a reason why
    Love, as if you were a child
    Smile, no matter what they tell you
    Don’t listen to a word they say
    ‘Cause life is beautiful that way”

    Ora provo a mettere un sorriso. Se mi viene uno sgorbio scusatemi.
    Saluti :-)
    Roberto (Lucca)

    • Caro Roberto,
      il sorriso è riuscito perfettamente, hai notato? Merita un applauso: un sorriso è sempre gradito.
      Anche il tuo bis merita un applauso: la canzone “Beatiful that way” è … very beautiful, grazie al contenuto e alla voce di Noa, ottima interprete.
      Hai ragione: nel 1999 il film “La vita è bella” ha portato a casa 3 Oscar, due a Benigni (miglior attore protagonista e miglior film straniero) e uno a Nicola Piovani, il compositore della colonna sonora.
      Grazie, Roberto. A tutti un caro saluto
      Ines

  • Piansi anch’io la prima volta
    stretta a un’angolo e sconfitta
    lui faceva e non capiva
    perché stavo ferma e zitta
    ma ho scoperto con il tempo
    e diventando un po’ più dura
    che se l’uomo in gruppo è più cattivo
    quando è solo ha più paura.

    “Gli uomini non cambiano” cantata da Mia Martini.
    Angela

  • Cara Ines,
    tra le canzoni che mi piacciono di più c’è Avrai di Claudio Baglioni.
    Copio solo l’inizio per non occupare troppo spazio, ma è tutta bellissima, perché lascia intravedere il futuro e anche se accenna a qualche delusione ci trovo dentro un messaggio di speranza.
    Ciao a tutti da Giusy

    “Avrai sorrisi sul tuo viso
    come ad agosto grilli e stelle
    storie fotografate dentro un album
    rilegato in pelle
    tuoni di aerei supersonici
    che fanno alzar la testa
    e il buio all’alba che si fa d’argento
    alla finestra”

    • “Avrai un telefono vicino che vuol dire già aspettare,
      schiuma di cavalloni pazzi che s’inseguono nel mare
      e pantaloni bianchi da tirare fuori che è già estate,
      un treno per l’America senza fermate.
      Avrai due lacrime più dolci da seccare,
      un sole che si uccide e pescatori di telline
      e neve di montagne e pioggia di colline,
      avrai un legnetto di cremino da succhiare.
      Avrai una donna acerba e un giovane dolore,
      viali di foglie in fiamme ad incendiarti il cuore,
      avrai una sedia per posarti ore
      vuote come uova di cioccolato
      ed un amico che ti avrà deluso, tradito, ingannato.
      Avrai avrai avrai
      il tuo tempo per andar lontano,
      camminerai dimenticando,
      ti fermerai sognando.
      Avrai avrai avrai
      la stessa mia triste speranza
      e sentirai di non avere amato mai abbastanza
      se amore amore avrai.
      Avrai parole nuove da cercare quando viene sera
      e cento ponti da passare e far suonare la ringhiera,
      la prima sigaretta che ti fuma in bocca un po’ di tosse,
      Natale di agrifoglio e candeline rosse.
      Avrai un lavoro da sudare,
      mattini fradici di brividi e rugiada,
      giochi elettronici e sassi per la strada.
      Avrai ricordi di ombrelli e chiavi da scordare,
      avrai carezze per parlare con i cani
      e sarà sempre di domenica domani
      e avrai discorsi chiusi dentro mani
      che frugano le tasche della vita
      ed una radio per sentire che la guerra è finita.
      Avrai avrai avrai
      il tuo tempo per andar lontano,
      camminerai dimenticando, ti fermerai sognando.
      Avrai avrai avrai
      la stessa mia triste speranza
      e sentirai di non avere amato mai abbastanza
      se amore amore amore avrai.”

      Cara Giusy,
      hai scelto di scrivere il tuo commento e di riportare dopo la prima strofa di “Avrai”, la bellissima canzone che Baglioni dedicò a suo figlio Giovanni nel 1982 e che ho voluto completare.
      Grazie per aver scelto questa canzone.

      Cari amici,
      vorrei dedicare “Avrai” alle vittime dell’incidente stradale avvenuto a Sierre, in Svizzera: sono 28, di cui 22 bambini.
      Preferisco evitare le parole e lasciare quelle di una canzone dedicata a un bambino a testimoniare il mio cordoglio, che sicuramente è anche il vostro.
      Un caro saluto
      Ines

  • Eccomi!

    “I hope life treats you kind
    And I hope you have all you’ve dreamed of.
    And I wish to you, joy and happiness.
    But above all this, I wish you love.”

    Ho appena scoperto che “I will always love you” è la canzone che ha venduto più dischi nella storia della musica leggera, tra quelle interpretate da voci femminili.

    Ho scelto questa parte perché dà il senso della generosità disinterassata: lei e lui si lasciano, ma lei ripete più volte “I will always love you”. Continuerà ad amarlo, c’è il dolore della separazione, ma anche l’augurio che lui possa realizzare i suoi sogni, essere felice e ricevere amore.
    La voce di Whitney è sublime e la canzone è dolcissima.
    Anche noi uomini … siamo sensibili a queste cose.
    Saluti
    Roberto (Lucca)

  • E se ognuno citasse una delle sue canzoni preferite, italiana o straniera?
    Non so se la proposta vi alletta.
    Mentre vi scrivo sto ascoltando “I will always love you” di Whitney Houston, un’altra bellissima voce che ci ha lasciato recentemente.
    Questa è una di quelle canzoni che resistono al tempo e che emozionano, sia per il contenuto che per l’interpretazione.
    Saluti a tutti
    Roberto (Lucca)

    P.S. Posso riportarne qui una parte, Ines?

    • No, non puoi. ;-)
      Ma che domande, caro Roberto! Certo che puoi e non occorreva chiedere il permesso.
      Per giunta hai scelto una delle canzoni che mi emozionano di più. Aspettiamo di leggere la parte che preferisci.
      Mi piace anche la tua proposta di condividere il titolo (e una parte, volendo) di una o più canzoni che amiamo e, sempre se abbiamo voglia, le ragioni che ci hanno spinto a scegliere proprio quella o quelle.
      Vado a riascoltare i Queen. Probabilmente è dal loro repertorio che attingerò per la mia scelta.

      Per quanto riguarda la firma sottolineata (di cui abbiamo parlato a proposito di Enrico Caruso) anch’io avevo letto che potrebbe esprimere il bisogno (forse insoddisfatto o esasperato) di affermazione.
      Non so quanto di scientifico e dunque di attendibile ci sia negli studi grafologici, ma mi incuriosiscono. Tuttavia penso che la “grafoanalisi” non possa essere applicata su un unico esemplare scritto, soprattutto se questo costituisce un atto che l’autore verga con la consapevolezza che un giorno sarà di dominio pubblico, come accade per tutti i personaggi illustri.

      Grazie del contributo, caro Roberto.
      A tutti voi buona giornata, amici.

  • “Lupus in fabula”, cari amici: ho scritto recentemente del tenore Enrico Caruso e, pochi giorni fa, ho potuto leggere il suo testamento originale (tra gli oltre venti di italiani illustri) in una mostra allestita a Roma, presso l’Archivio Storico Capitolino.

    “Oggi quattro Gennaio dell’anno millenovecentodiciannove qui a New York Stati Uniti d’America del Nord io qui sottoscritto Enrico Caruso del fu Marcellino e fu Anna Baldini, sano di corpo e di mente, annullo con questo mio atto qualunque testamento fatto anteriormente e nomino con questo atto da oggi in poi miei eredi universali, i miei due figli Rodolfo ed Enrico e mio fratello Giovanni. A mia moglie Dorothy nata Benjamin la parte che la legge italiana le accorda. I miei eredi universali manterranno decorosamente sino alla sua morte mia matrigna Maria Castaldi.
    Enrico Caruso”

    La grafia si rivela corposa, con tratti densi e visibilmente inclinati verso destra (come buona parte degli scritti osservati). La firma appare molto elaborata e interamente sottolineata.
    Il testamento proviene dall’Archivio Notarile di Napoli.

    Un caro saluto a tutti
    Ines

    • Secondo il grafologo Giuseppe Amico, consulente del Tribunale di Trento e autore di saggi sulla grafologia, la firma sottolineata è indice di una spiccata volontà di affermazione personale.
      Non so se gli studi grafologici sono attendibili quando si intrecciano alla psicologia, ma penso che leggere un documento scritto da un personaggio illustre consente di avvicinarsi in qualche modo alla sua autentica dimensione umana, che a volte è oscurata dalla fama e da un’immagine costruita appositamente per ottenere successo e consensi.
      Saluti
      Roberto (Lucca)

  • Un altro frammento di canzone, di Fiorella Mannoia questa volta: Quello che le donne non dicono.
    “Siamo così, dolcemente complicate,
    sempre più emozionate, delicate,
    ma potrai trovarci ancora qui
    nelle sere tempestose
    portaci delle rose …”
    Dedicato alle donne e in particolare alle signore del blog per l’otto marzo.
    Roberto (Lucca)

    • Caro Roberto,
      si sono verificati dei problemi tecnici che mi hanno impedito di accedere al sito di amministrazione.
      Pubblico dunque con un po’ di ritardo il tuo gentile e gradito omaggio.
      Mi scuso e ti ringrazio di cuore.
      Ines

      • Nessun problema, cara Ines.
        Un saluto a tutti
        Roberto (Lucca)

    • Grazie, Roberto!
      Per entrambe le dediche (quella letteraria e questa musicale), voglio dire.
      La gentilezza è sempre gradita, Ines ha ragione.
      Ciao da Giusy

    • Anch’io ringrazio Roberto per la dedica ma lancio una provocazione.
      La canzone, nella parte scelta da Roberto, continua così: ” nuove cose e ti diremo ancora un altro sì”.
      Non so chi ha composto la canzone di Fiorella Mannoia ma non rende giustizia all’universo femminile: è come se bastassero delle rose, nuove cose e il rametto di mimosa dell’8 marzo per liberare una società maschilista dai propri errori e per strappare alle donne un altro “sì”.
      Angela

      • Cara Angela,
        le parole di “Quello che le donne non dicono” sono state scritte da Enrico Ruggeri.
        Penso comunque che una canzone non possa raccogliere un “universo”, femminile o maschile che sia: è già molto se riesce a trasmettere un messaggio e a me sembra che questa canzone lo trasmetta, nel senso che coglie alcune delle caratteristiche comuni alle donne.
        Non vedo poi come un testo musicale possa “rendere giustizia”, né comprendo bene perché ci si aspetti che lo faccia.
        Noi donne sappiamo bene che non bastano “delle rose, nuove cose”, l’otto marzo e un omaggio floreale per strapparci un “sì” e perché gli errori del passato siano riscattati, ma sono certa che oggi e nella nostra società anche gli uomini lo sanno bene.
        Cordiali saluti
        Ines

  • A proposito di musica vi propongo, cari amici, una curiosità che mi sembra interessante.

    Nel 1877 T.A. Edison brevettò la prima “macchina parlante”, cioè il fonografo, basandosi su in’idea avanzata alcuni decenni prima dall’inventore francese L.S. de Martinville.
    Il brevetto di Edison consisteva in un apparecchio a cilindri che permetteva una brevissima incisione su un foglio di carta stagna. Fu allora registrata, per la prima volta nella storia della musica, la prima strofa di una canzone: “Mary had a little lamb”.

    Secondo La Repubblica online (27/3/2008), invece, “un gruppo di ricercatori americani guidati da David Giovannoni ha scovato in un archivio di Parigi una registrazione di 10 secondi risalente al 9 aprile 1860”. Si trattava della canzone popolare “Au clair de la lune”, che era stata “registrata con un apparecchio in grado di catturare i suoni ma non di riprodurli”, come avrebbe fatto il fonografo di Edison brevettato 17 anni dopo.

    Un caro saluto
    Ines

  • Caro Roberto,
    secondo me era giusto riflettere sulla mediocrità di chi ha ritenuto importante sottolineare un aspetto tanto riservato e intimo, quale è la sessualità di ognuno di noi, in un momento di intenso cordoglio per la scomparsa di un grande artista.
    Impantanarci no, assolutamente: cadremmo nella stessa mediocrità, a mio avviso.

    Poiché in Attualità abbiamo trattato ampiamente la nostalgia, anch’io propongo alcuni versi di quella che considero la più bella canzone di Dalla: “Caruso”.

    “ma due occhi che ti guardano, così vicini e veri
    ti fan scordare le parole, confondono i pensieri

    così diventa tutto piccolo, anche le notti là in America
    ti volti e vedi la tua vita come la scia di un’elica

    ma sì, è la vita che finisce ma lui non ci pensò poi tanto
    anzi si sentiva già felice e ricominciò il suo canto.”

    Anche il tenore Enrico Caruso, che ha ispirato la canzone, era un emigrato: lo sappiamo dalla sua biografia e lo capiamo in questi versi, nel riferimento alle “notti lì in America”.
    Tuttavia mi sembra di cogliervi una nostalgia ancor più lacerante di quella che appartiene giustamente a un emigrato: qualcosa che si avvicina alla “saudade” di cui abbiamo parlato.
    La nostalgia della vita stessa, quando si ha la consapevolezza che sta per finire, come accadde a Caruso quando era ancora giovane; la nostalgia di un amore (quello provato per la ragazza a cui la canzone è dedicata) che è destinato a finire con la vita stessa.

    Un caro saluto a tutti, amici.
    Ines

  • Per non impantanarci nel discorso dell’omosessualità di Dalla, propongo una parte di Piazza Grande, una delle sue canzoni.
    “E se non ci sarà più gente come me
    voglio morire in Piazza Grande
    tra i gatti che non han padrone come me
    intorno a me”
    Ieri Piazza Grande era gremita per salutare Lucio Dalla come meritava.

    Un verso di 4 marzo 1943 dice “Della sua breve vita il ricordo, il ricordo più grosso”. Oggi ricordo Dalla nella sua ultima apparizione al festival di Sanremo, dove accompagna il giovane Carone che canta Nanì. Lucio dirige l’orchestra e canta il ritornello: dimostra di essere un grande lasciando il palco a una voce nuova e mettendosi in gioco come direttore d’orchestra.
    La musica come gioco e come passione, non come ostentazione di sé, questo è il ricordo più grosso che preferisco conservare.
    Saluti
    Roberto (Lucca)

  • A proposito di Lucio Dalla.
    Era così importante che i mezzi di informazione tirassero fuori il discorso della sua omosessualità?
    Saluti
    Angela

    • Cara Angela,
      sapere che Lucio Dalla era omosessuale non aggiunge e non toglie nulla alla sua persona e alla sua musica, mentre toglie molto alla stima che possiamo tributare a chi consideri importante o utile o significativa questa informazione.

      “L’uomo ha un’insaziabile curiosità di conoscere ogni cosa, eccetto quelle che meritano di essere conosciute” ha scritto Oscar Wilde.
      Questo non accade sempre e a tutti, per fortuna; ma è accaduto questa volta ad alcuni e continuerà ad accadere, purtroppo.
      Cari saluti
      Ines

      • Effettivamente non c’era bisogno di parlare dell’omosessualità di Lucio Dalla, che ha avuto anche il grande pregio di separare la vita pubblica da quella privata, cosa che pochi personaggi dello spettacolo fanno.
        Saluti da Giusy

  • Dopo l’invio mi sono ricordato che volevo segnalarvi un duetto musicale della poetessa Alda Merini che canta “Caro amico ti scrivo” e Lucio Dalla. Risale al 2002, la trasmissione televisiva di Rai 1 era Taratata e si può vedere su Internet.
    Roberto (Lucca)

  • Con Lucio Dalla se n’è andato un altro grande che ha saputo fare della canzone uno strumento per veicolare messaggi importanti ed emozioni come pochi cantanti di musica leggera hanno saputo fare.
    Grazie, Lucio.
    Roberto (Lucca)

  • Cara Ines, Lucio Dalla con le sue canzoni ha attraversato 50 anni della musica italiana.
    Ci lascia la sua musica, la poesia e il ricordo di un cantante famoso al quale però non piaceva atteggiarsi a idolo: la semplicità è il primo pensiero che mi viene pensando oggi a Lucio.
    Saluti da Giusy

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