LiberaMente

mag 14, 2012   //   by Ines Desideri   //   Attualità, Blog  //  78 Comments

Cari amici,

cambia il titolo ma la formula rimane la stessa: spazio alle vostre opinioni, alle proposte e ai temi che avrete voglia di affrontare e sui quali potremo scambiare LiberaMente le nostre idee.

Nello Spazio libero di alcuni mesi fa avete rivelato, tra l’altro, uno spirito di coesione e di partecipazione non comune, se consideriamo che i nostri sono incontri “pixeldelici”.  Da allora il blog è cresciuto e di questo sono sinceramente grata a tutti voi.

I temi per iniziare non mancano: da una mia risposta ad Angela volutamente lasciata a metà, al perché scriviamo sui blog a …

A voi la parola.

Per rompere il ghiaccio e partire con un sorriso riporterò due messaggi pubblicitari che ho ricevuto negli ultimi giorni.

Ines

78 Commenti

  • Caro Roberto,
    anche per te vale la stessa risposta che ho dato ad Ernesto: non c’è bisogno che ti scusi, credimi.
    Sono certa che il tuo diniego è motivato da ragioni importanti, per le quali non sei tenuto a giustificarti.
    Sii sereno, Roberto: siamo tra amici, ma soprattutto tra persone adulte e mature.
    Ti aspetto, se ti farà piacere, in “Se bastasse una canzone”: ho capito che il tuo repertorio musicale è molto vasto. :-)
    Ciao
    Ines

  • Caro Ernesto,
    la tua gentilezza è una rarità con i tempi che corrono. Grazie per il link al sito di Supino.
    Ho letto con grande interesse la recensione del tuo libro e le poesie che hai scritto, qualcuna delle quali ho riconosciuto perché ce le hai offerte qui sul bliog.
    Come non essere d’accordo con Luigi …Congratulazioni.
    Mi scuso anche io con Ines per il mio comportamento tutt’altro che galante e conto sulla sua sensibilità e comprensione.
    Saluti a tutti
    Roberto

  • Cari amici,
    non trovo facile aggiungere parole all’ottima recensione della Prof.ssa Ciampolini su “Eroi e vittime dimenticati Supino 1944″
    .
    Tuttavia, poiché ho avuto l’onore di leggere il libro del nostro Ernesto Carbonelli, desidero esprimere all’autore la mia ammirazione e la mia riconoscenza perché la sua testimonianza ha fatto luce su alcuni eventi drammatici ( e sconosciuti ai più) del secondo conflitto mondiale.
    Ha fatto luce e giustizia: è qui, secondo me, il potere del libro di Ernesto, perché se è vero che “la Storia viene scritta dai vincitori” dobbiamo riconoscere che esistono persone le quali – con coraggio, pazienza e abnegazione – aggiungono pagine significative alla Storia.
    Grazie, caro Ernesto.
    Ines

  • Ho letto la recensione al libro di Carbonelli “Eroi e vittime dimenticati: Supino 1944″.
    E’ “solo” la recensione, ma è già una cosa … devastante.
    In questo momento, altre parole ” non mi vengono”.
    Mi piacerebbe leggere il libro.
    Un saluto a tutti ed uno particolare al Gentile Ernesto.
    Mandi
    L.G.

    • Caro Luigi,
      in fondo alla recensione della Professoressa Ciampolini ti dà le dritte per ricevere il libro gratis.
      Come e’ risaputo la storia viene scritta dai vincitori, come se ci fossero vincitori in una guerra! Il libro inizialmente era diretto ai giovani del Nord America e fu redatto in inglese.
      Ho dopo commissionato una certa quantita’ di copie traducendolo in italiano per poter rendere noti quei fatti anche a coloro che ne avevano sentito parlare ma non ebbero mai l’opportunita’ di sapere tutti i fatti e come si svolsero.
      Naturalmente chi mi scrive a quell’indirizzo o a quello indicato nell’intervento diretto a Roberto mandandomi l’indirizzo postale ne ricevera’ gratuitamente una copia per posta .

      Sinceramente
      Ernesto

  • Caro Ernesto,
    la squisitezza del tuo pensiero mi lusinga ma sono desolato: l’importanza imprescindibile, che ragioni professionali mi inducono ad attribuire alla privacy personale e familiare, non mi consente di comunicare il mio indirizzo email o altre informazioni riservate.
    Mi auguro che il mio diniego non deteriori il rapporto di stima e affabilità che si e’ creato tra noi.
    Ti ringrazio e ti chiedo gentilmente di scusarmi.
    Con sincera cordialita’.
    A te e a tutti cari saluti.
    Roberto

    • Caro Roberto,
      è mia abitudine rispettare le decisioni degli altri perciò non devi scusarti per i tuoi obblighi.
      Lascia almeno che dia l’indirizzo dove puoi (e tutti possono) leggere una recensione dello scritto che volevo mandarti…
      Eccolo: http://www.comunesupino.it/sito/pagine/storia/cultura/cultura.htm

      Chiedo venia alla nostra ospite per questo.

      Con sincera e cordiale stima

      Ernesto

      • Carissimo Ernesto,
        non c’è bisogno che ti scusi: la tua gentilezza e i puntuali contributi che ci offri sono encomiabili e per questo ti ringrazio di cuore.
        Siamo tra persone che conoscono il rispetto reciproco e la sincerità: questo per me è molto importante.
        Buona giornata. Sorridi. Sorridete, amici. :-)
        Ines

  • Caro Ernesto,
    quello che ci hai inviato è un reportage fotografico di tutto rispetto.
    Dici bene: la storia è fatta così e in queste fotografie spicca l’efferatezza della guerra civile americana, come di tutte le guerre.
    Guardandole ho riflettuto su un concetto abbastanza scontato, ossia la potenza delle immagini. Quanto abbiamo studiato a scuola (di cui conserviamo oltretutto un ricordo fumoso) o letto successivamente a questo proposito non è riuscito a dare, almeno a me, la misura chiara di ciò che è avvenuto, come invece fanno le immagini. Grazie.
    Se non vado errato il bellissimo film “The Patriot” con Mel Gibson si ispira proprio a questa triste pagina della storia americana, oppure ricordo male?
    Saluti a tutti
    Roberto (Lucca)

    • Caro Roberto,
      vorrei tanto poter documentare anche le brutture sofferte dagli italiani, in special modo dai meridionali, durande le guerre d’indipendenza!
      È vero, un’immagine vale mille parole figuriamoci un centinaio!
      Devo purtroppo non essere d’accordo con te per il “bellissimo” del film.
      L’ho visto in versione originale e mi è sembrato piuttosto una delle tante americanate dove di tutto si parla fuorché della verità storica.
      La mia conoscenza dei fatti si basa più sui molti testi letti in inglese.
      Le traduzioni sono sempre poco accurate e spesso travisano la storia.
      Roberto, mandami il tuo indirizzo elettronico a ernstce@libero.it , vedo che ti interessa la storia e ti voglio fare un piccolo presente…
      Senza fretta eh! Se no la direttrice ci bacchetta…
      Saluti a tutti
      Ernesto

  • Caro Roberto,
    iniziamo dalla fine, cioè dal tuo suggerimento, che trovo ottimo, perché semplifica per voi la consultazione dei nuovi commenti. Ignorando la dicitura “Replica” ogni commento appare in alto (secondo l’ordine di moderazione) e non nascosto tra altri interventi.
    Grazie della proposta.

    Secondo un articolo apparso su Repubblica.it nell’ottobre 2006 (se ti interessa puoi consultarlo in rete) nel nostro Paese ogni quattro minuti ci sarebbe una domanda di divorzio: l’informazione (ricavata dal rapporto Eures “Finché vita non ci separi: caratteristiche ed evoluzione dei matrimoni in Italia”) mi ha lasciata basita, credimi.

    Per quanto concerne i motivi non posso che esprimere la mia opinione, senza dimenticare che resta un’opinione e che ogni situazione familiare è un caso a sé.
    Credo che la minore tolleranza reciproca sia una delle ragioni principali per cui si divorzia.
    Per tolleranza bisogna intendere, secondo me, la disponibilità verso l’altro (o l’altra), il rispetto della persona che abbiamo sposato e di alcune elementari regole del vivere insieme, oltre che l’accettazione di alcuni … compromessi.
    Ho notato che oggi la parola “compromesso” è malvista, poiché considerata segno di resa, di cedimento, ma si dimentica – a mio avviso – che nessun rapporto può essere costruito senza accettare alcuni compromessi: questo vale nella coppia, nella famiglia, nelle relazioni con i parenti e con gli amici, nei rapporti sociali e professionali, in ogni campo e in ogni situazione.

    Non escludo, poi, che spesso sfugga la differenza (sostanziale, secondo me) tra futuro astratto e futuro concreto: il primo si basa sull’idealizzazione di persone e di situazioni, il secondo sulla realtà quotidiana.

    Un caro saluto a tutti voi, amici.
    Ines

  • Caro Ernesto,
    è innegabile che tu vivi in una realtà geografica ben diversa dalla nostra e che quindi trovi facebook un sistema utilissimo per metterti in comunicazione immediata con familiari e amici che vivono a migliaia di km di distanza.
    Complimenti sinceri per la tua attività!

    Caro Gianni,
    dalle mie ricerche su Internet non si direbbe che facebook sia tra le cause dei divorzi in Inghilterra, ma che le informazioni personali lasciate sui social network possono contenere le prove utili agli avvocati divorzisti per dimostrare l’esistenza di una relazione extraconiugale.
    Facebook tradisce i fedifraghi incauti (uomini e donne, è ovvio), per dirla con parole povere.

    Cara Ines,
    non possiamo nasconderci che sono sempre di più le coppie che scoppiano e ho accennato all’intolleranza. Chiudendo un altro tema hai parlato, se la memoria non m’inganna, dell’importanza della tolleranza repicroca, non riferita alle razze, alle religioni, ecc., ma agli errori e alle debolezze inevitabili per ogni persona.
    Resto convinto che l’insofferenza sia una delle cause della fine di molte unioni. Anche qui siamo passati da un eccesso all’altro, come nell’educazione dei figli, troppo rigida e intransigente prima e troppo lassista oggi.
    Così per i matrimoni: siamo passati dalla sopportazione reciproca ed eroica del passato alla totale mancanza di sopportazione; dallo spirito di sacrificio dato per scontato all’assenza della volontà di sacrificio.
    Cosa ne pensi?
    Saluti a tutti
    Roberto (Lucca)

    Dimenticavo!
    Un suggerimento, cara conduttrice: che ne diresti di evitare l’opzione “replica” sul blog? Mi risulta difficile andare a scovare i nuovi commenti. Ti piace la proposta? :-)

    • Caro Roberto,
      ch’io vivo in una realtà geografica diversa non mi fa utilizzare il marchingegno con più né meno speditezza che lo si possa per voi.
      Ma una realtà diversa è venuta a galla ed è quella dei diritti d’autore.
      In generale nel Nord America pochi si sognano di copiare materiale in rete e riprodurlo senza ritegno. Da ciò che ho potuto dedurre in Europa ci sono più restrizioni per proteggere i diritti degli autori perché voi siete dei scapezzacolli :-( .

      Intanto se la storia ti interessa o interessasse ad altri amici, approfitto dando la connessione ad una serie di foto della guerra civile americana. Sono un po’ dure, ma la storia e’ fatta così.

      http://www.facebook.com/media/set/?set=a.3550208587193.150153.1031964811&type=1&l=7770b12adc

      Speriamo che la nostra direttrice non si arrabbi e che la connessione lavori per tutti! :-)
      Cordialmente
      Ernesto

      • Caro Ernesto,
        ci vuole ben altro per far arrabbiare me, credimi. Per giunta mi hai promossa “direttrice”: al massimo posso montarmi la testa, ma dovrei impegnarmi seriamente per imparare a farlo. :-)

        Le foto che ci hai gentilmente inviato costituiscono, a mio avviso, un documento storico importantissimo e che tu abbia voluto condividerle con noi è un onore.
        Per quanto riguarda il fatto che alcune di esse siano “forti” sono convinta che oggi nulla sia più “forte” dell’indifferenza, che considero un vizio mentale da combattere: nessun problema, dunque.
        Grazie di cuore, caro Ernesto.

        A te e a tutti voi, amici, buona giornata.
        Ines

  • Caro Ernesto,
    dopo aver letto il tuo ultimo intervento mi ritrovo con una domandina, o meglio un dubbio, che brucia sulla punta delle dita: ci vuole coraggio a resistere alla tentazione di Facebook oppure ci vuole coraggio ad affrontare l’ignoto?
    Tieni presente che la tua risposta sarà decisiva per me: la mia autostima potrebbe spiccare il volo oppure sprofondare negli abissi. Hai una bella responsabilità, eh? ;-)

    Cari Gianni e Roberto,
    mi sembra evidente che non amate Facebook e che i vostri commenti mirano a rispondere al quesito iniziale di Ernesto.
    Vi ringrazio del contributo.

    Ringrazio di cuore anche il nostro Luigi. Sicuramente condividere una serata con le persone giuste, quelle con cui stiamo bene, è tra i piccoli grandi piaceri della vita. Con una bella mangiata, una sana bevuta e qualche canto, poi … Che bello che la serata si chiuda con i canti, Luigi!
    I versi che ci hai lasciato … una grande emozione, come sempre. :-)

    A tutti voi buona giornata, cari amici.
    Ines

    • Carissima,
      non mi aspetto che una sola opinione (la mia) può sviarti dalla tua dirittura e intaccare la tua autostima :-) !
      Il grande Totò avrebbe detto che è il coraggio della paura.
      In realtà se conosci il tuo nemico, reale o virtuale che sia, è più facile difenderti.
      La mia esperienza con l’elettronica e la rete, l’aver diretto, dopo aver costruito, più di un sito web, la familiarità con diversi motori di “Message Boards” e altri marchingegni nella rete mondiale mi danno una certa confidenza nell’usarli. Non mi aspetto, dunque, che tutti reagiscano come me allo stimolo e le tentazioni del web in quanto, sia in privato che in ufficio, i miei computori sono protetti da “fire walls” che permettono la comunicazione solo ai siti preapprovati. Inoltre non mi sognerei mai di connettermi alla rete senza la protezione di un buon programma antivirus.

      http://www.alcomsecurity.ca ti dà un esempio del tipo di lavoro che svolgo.

      Ripeto che la fobia per FB esibita da molti è il frutto di false ed asagerate assunsioni, ma in ultima analisi diventa una scelta personale e là è dove vorrei lasciare l’argomento.
      Con il permesso della moderatrice naturalmente! :-)

      Questa mattina ho comunicato con una nipotina che risiede a Calgary (tre fusi orari ad ovest) e mi fatto vedere i suoi lucertoloni, un Geko e una Salamandra. Mi ha recitato una poesia per il giorno del padre, e mi ha informato che Lilla, il suo GRANDE cane Labrador, ha paura del gattino appena portato in casa. Cose molto importanti per una bambina di otto anni!
      Più tardi comunicherò con il mio amico in Florida per sapere come se la passa dopo una piccola operazione a una spalla e questa sera vedremo amici che non sono su FB.
      Ah! dimenticavo FB funziona anche come Skype!

      Un salutone da Toronto
      Ernesto

      • Permesso di lasciare l’argomento NON accordato, caro Ernesto. ;-)
        Ehilà, ma stiamo scherzando? Da quando in qua si chiede il permesso di entrare e uscire, di proporre un argomento oppure di astenersi dal trattarlo?

        Tanto per non farci mancare nulla a proposito di social network vi racconto l’ultima su Mark Zuckerberg, l’inventore di Facebook e … mio carissimo amico! :-)
        “… Miss Chan l’accordo nero su bianco l’aveva preteso già dall’inizio della loro relazione. Chiedendo non i soldi di Mark, ma il suo tempo. Zuckerberg si è dovuto impegnare a dedicarle almeno una serata e conversazioni private per un totale di 100 minuti ogni settimana…” (da “I doveri di Mr. Facebook” di M. Gaggi – Sette n. 23)
        Priscilla Chan è “Lady Facebook”, la mogliettina – “semplice e carina”, secondo una vecchia canzone – di Zuckerberg.
        Sinceramente ‘sta cosa delle conversazioni private stabilite a tavolino, per contratto, a me sembra ridicola; il tempo fissato rigorosamente in 100 minuti poi …
        Sparate la vostra opinione, amici.

        Torniamo a noi, caro Ernesto.
        Coraggio o paura oppure il “coraggio della paura”, come tu hai scritto ricordando Totò: comunque vogliamo metterla, penso che tra le tante prove di coraggio che la vita e i suoi accadimenti possono richiederci quello destinato (eventualmente e per libera scelta) all’avventura di Facebook è un coraggio minore. Piccolo piccolo, poco poco.
        ” … ma il coraggio di vivere quello ancora non c’è …”, cantava Lucio Battisti in “Giardini di marzo”.
        Prepariamoci a un altro tema, cari amici. Senza fretta. :-)

        A tutti voi un caro saluto
        Ines

  • L’altra sera sono stato a cena con amici, a casa di un amico.
    Erbe di campo, aspargi dell’orto, salumi di casa, lumache, “marsoni” (un piccolo saporitissimo
    pesce che ancora si trova nelle rogge che corrono tra i nostri campi), vini “adeguati”.
    Eravamo in 10: qualche architetto, qualche muratore, un paio di ingegneri e un paio di contadini. I più non sanno cosa siano facebook, twitter, ecc., e quelli, come me, che lo sanno
    non li usano, Eppure nessuno di noi si sente “estraneo” al vivere d’oggi; e “qualcosa” di intelligente di cui parlare lo troviamo sempre. Prima di cominciare a cantare.
    Qualche anno fa, ci siamo ritrovati in questa stessa casa, e occasione, dopo un grave lutto
    che aveva colpito uno dei nostri amici. Per sottolineare il “momento” ci siamo mandati
    un “invito” scritto, che diceva così :

    E’ il tempo
    delle piogge di maggio
    di cieli grigi
    alti
    sui campi di verde
    profondo.
    E’ il tempo
    degli amici di sempre
    di canti
    alti
    nella fragranza antica del pane
    nel rosso del vino
    profondo.

    E’ il tempo
    di riprendere il volo.

    Mandi mandi
    L.G.

  • Caro Ernesto
    Concordo con te sul fatto che una volta in rete in qualsiasi sua tipologia (blog, forum o social network) sei chiaramente identificato dal tuo indirizzo. La differenza sta nel fatto che in un blog o forum c’è un controllo del moderatore che verifica la congruità dei contenuti e garantisce la privacy dei partecipanti. In facebook una volta che hai accettato l’amicizia di qualcuno che spesso non hai mai visto o incontrato, quest ‘ultimo può scrivere qualsiasi cosa sulla tua bacheca senza che tu possa accettarlo preventivamente. Sei costretto a rispondere a tutti i messaggi che ricevi e se non lo fai sei sollecitato dal gestore di rete pena la possibile cancellazione. Inoltre è risaputo che è lo strumento piu consultato dagli hunter e dagli investigatori di vario tipo per raccogliere informazioni poi utilizzate per fini commerciali, valutazioni professionali, tendenze politiche ecc…. Relativamente alla storia dei divorzi ho riportato un dato derivante da un’indagine condotta in Inghilterra e riportata dal Corriere della Sera.
    Un cordiale saluto
    Gianni

    • Caro Roberto,
      Non hai da giustificare la repulsione che hai per i S/N. Non è da tutti navigare tra gli scogli e riportare a casa la cotenna (espressione albionica tradotta al caso) e nessuno può condannare chi usa prudenza o non ha tempo per fesserie!
      Il dovere e la famiglia vengono messi sempre prima: di coraggio per resistere alle tentazioni offerte così, gratuitamente, ce ne vuole tantissimo per questo ho detto che non è per tutti.
      Sappiamo bene che le molte libertà facilmente offerte oggi dai mezzi mediatici fanno di ogni morigerato un potenziale trasgressore.
      I presupposti “amici” “condivisione” “spersonalizzazione” “privatezza” etc… sono termini usati per giustificare l’avversione ai S/N da coloro che pur non avendolo provato sono contrari solo perché così hanno sentito dire.
      Ma un conto è avere il coraggio di provare, un altro aver paura dell’ignoto!
      Premettendo che il maggior uso che ne faccio è quello di bacheca dove immagazzinare le mie immagini per poi condividerle con gli “amici” e “compari” che HO ACCETTATO COME TALI , perciò una ristrettissima cerchia che si estende solo per mia scelta.
      Se lo decido metto a disposizione di gente che sono amici in altri modi, come nel caso nostro su questo diario quando dò accesso a un album. Converrai che puoi fare molto poco, altro che vedere le immagini di cui ho permesso la visione.
      Se un “amico/a” si rigira e diventa un “nemico” su FB lo taglio fuori, mi è successo, e non ha più accesso alla mia bacheca.
      Punto e basta! :-)
      La condivisione è quando hai “amici” in una cerchia e altri in altre cerchie.
      Le cose si possono complicare allora come in ogni relazione promiscua! :-(

      Caro Gianni,
      Condivido la prima sentenza ma poco il resto del tuo intervento. La gestione di una pagina in rete è diretta da chi paga per averla a disposizione del suo pubblico e la modera a suo gusto e piacere. Nel caso specifico di Facebook il moderatore è l’utente stesso che è l’unico a mettere le condizioni d’uso della sua pagina. Il resto che dici sarà pure vero ma solo se lo vuoi far succedere. Nessuno ti obbliga a rispondere se non vuoi e nessuno può leggere su di te se non quello che è disponibile a tutti come tu dici all’inizio del tuo intervento.
      La notizia del divorzio sarà pur vera ma credo che se due persone si sposano e dopo spendono le nottate alla tastiera il risultato mi pare evidente sia se è la tastiera del PC che quella del Hurdy-Gurdy.
      Ogni volta che salti su un programma qualsiasi, anche un giornale in rete ti viene impiantato un piccolo programma sul tuo PC che serve a vedere la TUA frequenza di collegamento e a volte altro, perciò non c’è niente di nuovo se anche FB lo fa, tanto lo fanno tutti!
      I tuoi dati sono spesso richiesti e non solo da FB ma da tutti i programmi, che richiedono una registrazione ma queste informazioni sono facoltative e non ti obbligano a dire niente di vero.
      Tutti i problemi che le leggende metropolitane assegnano ai S/N, alle Telenovelas, o altre quisquilie assortite sono proprio così: leggende metropolitane senza fondamendo… tutte le volte un temporale, tutte le volte un temporale… che fa l’aria rimbombar!
      In fine io sono dell’opinione che ognuno la faccia come la creda per vivere felici e contenti :-) una faccina ci vuole!

      Cordialmente a tutti una serena giornata.

      Ernesto
      da un ventosissimo Toronto

  • Caro Ernesto,
    non sono su facebook e presumo che condividere filmati in rete sia stato precluso per motivi di sicurezza, a meno che il mezzo non sia un social networking come facebook, twitter, linkedln e simili.
    Perché l’hanno chiamato “facebook”?
    Mi vien da dire che gli indiani d’America quasi quasi hanno ragione. Augh.
    Una fotografia non sarebbe propriamente rubare l’anima ed escludo che gli indiani volessero dire questo: non essere privati dell’anima ma che la fotografia cattura e mostra l’anima, l’interiorità, attraverso il corpo e il viso in particolare.
    Augh campato in aria? Agli amici del blog l’ardua sentenza.
    Saluti
    Roberto (Lucca)

    • Caro Roberto,
      Quando i fotografi che seguivano i pionieri si trovarono a fotografare Toro Seduto che era seduto perché stanco di aspettare Vacca Sdraiata, Aquila A Piedi, perché era così pieno di sé chè non poteva volare e poi il capo dei Piedi Neri che si lavavano i piedi con l’olio grezzo del Texas, non seppero spiegare come le loro immagini venissero trasferite sulle lastre fotosensitive. Non conoscendo quindi il fenomeno della camera oscura i pellerossa dedussero che Manitou (o il bellimbusto dietro la scatola nera) gli rubava buona parte della loro “anima” e la trasferiva sulle lastre in negativo. Con altro sortilegio venivano queste immagini rovesciate e per loro rifatte vivere. Sono certo che più di un fotografo perse lo scalpo operando tale magia.

      Poi qualche annetto più tardi abbiamo progredito così tanto che avendo inventato Facebook abbiamo perduto la pace, la faccia e ci viene rubata anche l’identità!
      Che progresso ragazzi :-( !

      Perché si chiama “facebook” non lo so. Letteralmente è la faccia di una pagina di un quaderno, quindi un diario con una immagine che ti distingue. Molti usano la mutria di un somaro altri di un maiale (consone ai pedofili) altri ancora oranghi e grafici più o meno strambi.
      Alla nostra “Ospite” rispondo che no, non si può essere amici su FB se non inscritti.
      Non ci sono anonimi ma ci sono nomi falsi, serve un indirizzo dove ricevere le note dell’iscrizione e le notifiche di quando gli amici ti vogliono far sapere qualcosa. Si può restringere la cerchia allo stretto necessario e si possono ignorare le sollecitazioni non volute. Non è un sistema per i pavidi di certo. Soprattutto se la tua privatezza è di importanza capitale l’internet e tutte le diavolerie che ha generato non sono per te. :)

      Salutissimi e buon fine settimana a tutti!

      Ernesto,
      da un piovoso Toronto

      • Caro Ernesto,
        va bene che la differenza d’età tra me e l’Australopithecus Lucy è di pochi anni, ma rispondermi che non si può essere amici su FB se non si è iscritti … :-)
        Questo lo sapevo! La mia domanda – del tutto scherzosa – era se tu ed io possiamo essere amici anche senza passare per Facebook.
        Per me la privatezza è molto importante. Non intendo soltanto la mia, ma in generale.
        Ritieni dunque che questa diavoleria del blog non sia per me?
        Ebbene, caro amico, la sua sorte dipende dalla tua risposta: fammi sapere se sarebbe meglio se chiudessi i battenti.
        Senza fretta, mi raccomando! ;-)

        Tornando a Lucy, sembra che gli archeologi che ne hanno rinvenuto lo scheletro abbiano scelto di chiamarla così perché nel momento della scoperta stavano ascoltando la canzone dei Beatles “Lucy in the sky with diamonds”.

        A tutti voi, cari amici, buona giornata
        Ines

        • Carissima,
          Spero che il tuo nominare Lucy si attenga solo alla differenza d’età e non all’associazione razziale, che saremmo veramente nei guai (Eva = Lucy, proprio no! ;-) ) … Come si deduce dalla sestina che segue io sono convinto, almeno in poesia, di una origine umana terricola ovvero molto più bassa, dovuta all’evoluzione della cattiveria umana cui oggi siamo immersi fino sotto il naso…

          La Ramigna
          Ci sta na guera tra i chiericali
          I chigli dullo scenzie naturali:
          Chi dicia culla fanga ji’ha criato,
          I chi ca ‘na scignozza ji’allattato.
          Vè dalla fanga, mica dalla scigna
          Purch’è cattivo ‘comm’alla ramigna!

          Per poter accendere una lampadina il presupposto è che sia spenta, se no che t’accendi? :-)
          Così è l’amicizia, se già c’è, c’è. Facebook è solo un altro mezzo facoltativo per PRATICARLA.
          La mia tiritera ;-) è diretta non a te ma a tutti. Mentre i “Social Networks” in alcune parti del mondo sono accettati e presi per scontati, in altri sono aborriti, non so perché e ne cerco senza fretta le ragioni. Comunque le diavolerie offerte dalla tecnologia, almeno per me, sono come l’automobile… solo un altro mezzo per raggiungere un determinato fine.
          Più specificamente sono come il denaro che è un buon servo ma un pessimo padrone! :-)

          Cara Ines e tutti, non ho detto che l’internet è o non è per alcuno, bensì alludevo al fatto che basta andare su “Google” e si trovano vita e miracoli di chiunque abbia anche solo dimostrato un minimo di interesse a qualsiasi cosa sia in rete.
          Come il DNA racconta di noi vita e miracoli senza nemmeno interpellarci se ci faccia piacere o meno, basta lasciare una sbavatura su una cicca di sigaretta o sull’orlo di un bicchiere e le tue credenziali sono alla vista del pubblico.
          Come l’energia.
          Una volta sprigionata va avanti per sempre, pur affievolendosi nell’avanzare nel medium che serve come conduttore…
          Come l’amicizia, come l’amore!

          Ah! Che bello dissertare in questo Quantum… e a migliaia di chilometri. Mica me lo sognavo quando attaccavo un filo alla rete di cinta del podere del vicino per sentire voci e musiche confuse emesse dalle stazioni ad onde corte… Una cuffia telefonica residuata di guerra, un pezzo di quarzo trovato sul letto di un fiume asciutto, un ago rubato dall’agoraio di nonna e una bobina grossolana avvolta sul rocchetto di refe per rammendare i sacchi di iuta…
          Mah! Chissà, era meglio quando era peggio?
          Buon resto di fine settimana a tutti da un nuvoloso Toronto

          Ernesto

          • Caro Ernesto
            Trovo interessante la domanda che poni relativamente ai social networks. In Italia abbiamo una situazione non omogenea. Per esempio Facebook ha preso molto piede tra i giovani per la propensione delle nuove generazioni a comunicare con le immagini ed in via mediatica. Le generazioni più mature prediligono ancora il contatto diretto o la forma scritta (forum- blog).
            Personalmente non utilizzo facebook o altri s.n. in quanto li trovo eccessivamente aperti e lesivi della privacy. Troppo spesso i partecipanti li scambiano per i loro restroom e questo mi fa pensare alla trasmissione “il grande fratello”.
            Almeno in Italia c’è un’alta percentuale di persone che utilizza facebook per fare nuove conoscenze e cercare avventure sentimentali. Sembra che in Italia un’alta percentuale di divorzi sia riconducibile a questo network.
            Comunque fondamentalmente lo trovo poco adatto a scambi socio-culturali mentre molto efficace per avere nuovi contatti con il rischio di mettere in piazza la propria vita quotidiana.
            Cordialmente
            Gianni

          • Caro Gianni,
            Da ciò che posso dedurre FB in Italia, ha preso piede più tra i giovani perché preferiscono essere liberi da legami, mentre le persone più attempate preferiscono essere sotto il controllo di un moderatore che fa le scelte per loro. E va bene. Ho capito! :-(
            Non vedo però come il motore di FB sia differente in Italia che in altri paesi, la privatezza è sotto il controllo dell’utente, poi se non la sa gestire è un altro paio di maniche :-) !

            Come ho già detto, la privatezza oggi non esiste, è solo un’utopia! A tutti gli effetti i tuoi messaggi hanno e trasmettono tutte le informazioni necessarie per identificarti. Che siano semplici messaggi in testo o interventi al Corriere, il tuo numero di IP è sempre e chiaramente allegato ad ogni messaggio che invii sulla rete!
            Oggi puoi essere anonimo solo dentro la cerchia cui sta bene la tua anonimità, altrimenti non facciamoci illusioni!

            L’agilità di comunicare non è un buon indice del degrado della società e attribuire ai S/N il gran numero di divorzi non mi sembra giusto. Piuttosto mi pare lo sia la facilità di consumare, poco maledetto e subito, e passare ad altri e diversi piaceri senza assumersi alcuna responsabilità delle proprie azioni!
            Tanto la società che fa? Chiude un occhio o guarda e passa?

            Sono pronto ad essere bacchettato dalla moderatrice! :-)

            Cordialmente
            Ernesto

          • Cari Ernesto e Gianni,
            permettetemi di inserirmi nella vostra conversazione per esprimere le mie opinioni.
            Stento a credere che Facebook possa essere tra le cause reali dei divorzi: se così fosse, significherebbe che la propria vita è basata unicamente sui sogni e sulle illusioni.
            Se una coppia … scoppia le ragioni sono profonde e prescindono, secondo me, dai social network e dalle fiction televisive, sebbene una mia cara amica insista perché io segua almeno una puntata di queste ultime per trovare la causa di tanti divorzi.
            Non sono iscritta a Facebook, dunque la mia opinione non ha voce in capitolo, perché considero corretto valutare soltanto ciò che si conosce bene.
            Sarei perciò curiosa di sapere dagli iscritti quale arricchimento ritengono di trarne: maggior numero di contatti? e la qualità? cosa significa essere “amici” su FB? cosa si condivide comunemente?
            Dubito di quanto affermato dal nostro Ernesto riguardo alla privatezza: non siamo numeri (IP, nel nostro caso), ma persone, ciascuno con il proprio mondo e libero di far conoscere ad altri tutto, molto, una parte o nulla di quel mondo. Quando parlo dell’importanza che per me ha la riservatezza mi riferisco a questo: il fatto che io conosca (in qualità di amministratrice del sito) il vostro numero IP o che altri – in spazi simili – conoscano il mio non interagisce con la privatezza individuale. Oppure non è così?
            Non credo, caro Ernesto, che le “persone più attempate” preferiscano “essere sotto il controllo di un moderatore che fa le scelte per loro”: considerata la mia età (mai stato un segreto: la conoscono “dall’Alpi alle Piramidi” – :-) – ) non è certo il bisogno di essere portata al guinzaglio da un moderatore a dissuadermi dall’iscrivermi a un social network.
            Giammai! Deve ancora nascere chi potrà, se mai sarà possibile, mettermi il guinzaglio e scegliere per me: le ragioni sono dunque ben diverse.

            Bacchettarti, caro Ernesto?! Perché?
            Un caro saluto a tutti voi, amici.
            Ines

          • Caro Ernesto,
            se la tua ipotesi fosse corretta saremmo destinati all’immortalità: “l’erba cattiva non muore mai” … :-)
            Ottimi i tuoi versi, come sempre. Grazie di cuore.
            Resto con i miei dubbi riguardo al fatto che sia sufficiente accedere a Google per permettere ad altri di sconfinare, cioè di conoscere anche ciò che si desidera mantenere segreto.
            Porto un esempio personale, se permetti: questo sito è quanto di più vicino alla mia persona (e personalità) esista in rete, ma se esiste è perché io l’ho desiderato e l’ho desiderato così com’è. Tutto, davvero tutto, è sempre e soltanto ciò che io scelgo di condividere con “l’umanità intera” (per fare un esempio estremo), ma “pochissimissime” persone mi conoscono molto bene e a quelle persone l’ho permesso io.

            Era meglio quando era peggio? Ah, la felicità è sempre in qualcosa che ci manca oppure in qualcosa che abbiamo perso … Mai contenti, noi. ;-)
            Buona giornata, spero con un sole complice che ti permetta di scattare qualcuna delle tue bellissime foto.
            Ines

          • Caro Ernesto,
            perché scrivi che Internet e le sue diavolerie non sono per i pavidi?
            Nulla da obiettare su chi è su facebook e social network simili, ma quanto vorrei non essere guardato come un alieno (e un alienato) quando dico ad amici e conoscenti che non sono iscritto a facebook e non intendo farlo, perché mi mancano il tempo e l’interesse.
            La mancanza di tempo non ha bisogno di essere spiegata, l’interesse sì.
            Il Toro Seduto (che sono io, per l’occasione) pensa che i social network siano uno dei segni più importanti della crescente spersonalizzazione dei rapporti umani.
            Facebook= più amici= maggiore condivisione, vero o falso?
            Se è vero sarei interessato a capire che cosa intendiamo oggi per amici e per condivisione.
            Se è falso, qualcuno mi spieghi a che cosa serve facebook, perché significa che non ci ho capito un tubo e per fortuna non faccio l’idraulico, altrimenti morirei di fame.

            Caro Gianni,
            sei sicuro che i social network siano tra le cause delle separazioni?
            Io sono propenso a pensare ad altri fattori, come l’intolleranza per nominare il più importante; vedo possibile che qualche irriducibile sognatore (o sognatrice) si invaghisca di una … maschera facebookiana, ma mandare un matrimonio allo sfascio a causa di facebook mi pare un’astrusità.
            Saluti a tutti
            Roberto (Lucca)

    • Caro Roberto,
      a prescindere dal pensiero degli indiani d’America, ben illustrato dal nostro Ernesto, trovo la tua riflessione moooolto interessante, quasi da strizzacervelli, ma degna di essere approfondita, secondo me.
      Dall’illuminato concetto pirandelliano sulla difficoltà di riconoscere sé stessi riflessi in uno specchio se ci si guarda casualmente (se l’incontro con la propria immagine è inaspettato) alla differenza tra l’io immaginato e l’io rappresentato (in una foto, in questo caso), fino alla trasformazione repentina dei tratti del viso nell’attimo del trapasso, magistralmente descritta da Ernesto Sabato …
      Tema lasciato in sospeso: aspetto il verdetto risolutivo del nostro corrispondente da Toronto. Se dovessimo chiudere baracca e burattini non varrebbe la pena imbarcarsi in disquisizioni filosofico-esistenziali di questo tipo, eh? :-)

      Ciao, ciao, caro Roberto
      Ines

  • Cara Ines,
    sui bambini e i giovani di oggi sono arrivato a una conclusione per niente incoraggiante, se si vuole essere genitori scrupolosi e attenti all’educazione dei propri figli.
    Ho notato che è una battaglia impari e che minore è l’impegno messo a disposizione dagli altri genitori e maggiore deve essere quello impiegato da chi ancora crede nella famiglia come primo nucleo educativo.
    E’ una battaglia impari perché sono sempre più numerosi i genitori che riempiono il cassetto (delle vanità, aggiungo) a scapito del cuore (e della mente, aggiungo ancora, se me lo consenti).
    Quando abbiamo parlato di priorità, di essere o avere e proprio io ho sottolineato che troppe persone danno grande risalto all’ostentazione dei beni materiali mi riferivo, implicitamente, anche al messaggio educativo che viene inviato ai figli.
    E’ una faticaccia mostruosa far capire al ragazzo di 15 anni (per fare un esempio) che a noi genitori non interessa che il suo amico X ha l’ultimo modello ipertecnologico di cellulare e che i suoi genitori gli hanno regalato il motorino per il 14° compleanno!
    Hai parlato, Ines, dei “No” che bisogna avere il coraggio e la responsabilità di dire ai figli: sottoscrivo, ma che faticaccia questa strada tutta in salita che la maggior parte dei genitori si risparmiano volentieri!
    So di essermi allontanato dal tema suggerito da Giusy, ma forse anche questo è un aspetto cruciale.

    Vado a dormirci sopra, per ora. Saluti a tutti.
    Roberto (Lucca)

    • Caro Roberto,
      sai che non avevo mai riflettuto sul fatto che quanto minori sono l’impegno e l’assunzione di responsabilità da parte di alcuni genitori tanto maggiori devono essere da parte di altri? Ottima considerazione, grazie.
      Mi piace l’espressione “il cassetto delle vanità” e sicuramente hai toccato un aspetto cruciale (per nulla fuori tema, secondo me) della società moderna: come ci si può aspettare dai figli scelte e comportamenti che non siano il risultato di un determinato esempio di vita?
      Comprendo quanto sia faticosa la salita, ma credo (e l’esperienza me lo ha confermato) che sia inevitabile quanto i diversi “No” che dovremmo dire ai nostri figli, se reputiamo che abbiano un preciso intento educativo.
      Ma soprattutto credo che i ragazzi apprezzino quei “No” (nonostante i bronci, le polemiche e tutte le reazioni passeggere e naturali, data l’età): i giovani hanno bisogno e a volte lasciano chiaramente intendere che ammirano l’autorevolezza, sia dei genitori sia degli insegnanti.
      Anche per questo ho accennato ai gravi errori commessi finora: tra questi c’è, a mio avviso, la totale assenza di una sana autorevolezza, soppiantata dal permissivismo caldeggiato da molti studiosi dell’età evolutiva, convinti che ogni “No” potesse essere motivo di frustrazione e di infelicità.

      Un caro saluto
      Ines

      • Caro Roberto,
        Il tuo intervento diretto alla Conduttrice mi ha fatto ritornare in mente una canzone che io sentivo nell’immediato dopoguerra suonata sul grammofono a corda (sic) a 78 giri, siccome già dissi, il mio mondo era illuminato solo dal fuoco.
        Ricordo le parole e il titolo.

        Balocchi e profumi

        Tutta sfolgorante è la vetrina
        piena di balocchi e profumi,
        entra con la mamma la bambina
        tra lo sfolgorio di quei lumi.
        “Comanda, signora?”
        “Cipria e colonia Coty…”
        “Mamma! – mormora la bambina
        mentre piena di pianto ha gli occhi
        per la tua piccolina
        non compri mai i balocchi,
        mamma, tu compri soltanto
        i profumi per te!”
        (omissis)…

        Il testo completo è disponibile in rete quindi cerco solo di fare il punto.
        Il cassetto delle vanità, davvero!
        Una volta i bambini si ammalavano di negletto oggi vanno a sbattere, coi motorini che gli regaliamo, contro i muri e nel migliore dei casi si rompono il muso…
        Bel progresso eh!
        Odio usare espressioni in inglese ma qua ci cade proprio bene: – Today parents need to use tough love!

        Ernesto,
        ancora da un piovoso Toronto

      • Gentile moderatrice
        ancora una volta ci coinvolgi, con l’innesco di Roberto, su un tema di cruciale importanza per tutti noi. Per noi ultracinquantenni il compito di educatori è stato particolarmente arduo per la coincidenza sfavorevole di numerosi fattori.
        Fondamentalmente siamo stati costretti a svolgere la ns. azione educativa in presenza di una contraddizione lacerante costituita dalla educazione ricevuta dai ns genitori e la cultura pedagogica imperante al momento in cui svolgevamo la ns attività educativa.
        Così, impossibilitati ad applicare il modello educativo dei ns. genitori (bocciato dalla pedagogia innovativa), non incalzati dalle ristrettezze economiche e in fondo contenti di concedere ai ns figli tutto quello che a noi era stato negato, abbiamo sostanzialmente rinunciato al ns. ruolo di genitori-educatori ed abbiamo assecondato i ns. figli in tutte le loro richieste. Risultato: abbiamo cresciuto dei giovani che pensano che tutto sia dovuto, non capiscono la provenienza del benessere di cui godono, non hanno assimilato il concetto di merito e nemmeno quello che nella vita non ci sono regali ed ogni cosa bisogna guadagnarsela.
        Rifuggono la competizione perchè non hanno mai dovuto combattere per ottenere qualcosa. Al primo contatto con la vita reale, senza la protezione della famiglia , vanno in seria difficoltà. Insomma anche grazie alla cultura pedagogica ufficiale abbiamo cresciuto una generazione in difficoltà nel determinare il proprio destino affrontando la vita a viso aperto.
        Noi genitori per farci perdonare continueremo ad aiutarli con il rischio di consolidare una generazione di assistiti.
        Gianni

        • Caro Gianni,
          trovo ottima la tua analisi e cito, a sostegno di quanto stiamo affermando, soltanto il titolo (di per sé significativo) di un articolo di P. Aquaro (n. 22 di ‘Sette’ – Corriere della Sera): “Caro papà, fai l’adulto competente. Questo chiedono i nostri ragazzi. Ai quali occorre dare regole”.
          Mi ritrovo pienamente nella frase citata, a questo proposito, dal nostro Ernesto: “Today parents need to use tough love”. Sicuramente un ossimoro, il “tough love”, ma traduce perfettamente ciò che, a mio avviso, occorre veramente ai figli, perché ricevano l’affetto e l’autorevolezza necessari per una crescita equilibrata.
          Grazie del contributo e cordiali saluti
          Ines

  • Cara Ines e cari amici tutti,
    vedo un ricco assortimento di temi e vado in brodo di giuggiole.
    Inizio con i complimenti. A Luigi per la sua bella riflessione in versi, pensando che avremmo bisogno di più persone come la Signora (d’obbligo la maiuscola, in questo caso) che svolge volontariato in un lebbrosario, di bambini educati alla generosità e di Luigi che sanno cogliere messaggi così e trasmetterli con parole così.
    A Ernesto, efficiente organizzatore di giornate festaiole che uniscono due continenti: novello eroe dei due Mondi?
    Non deve essere semplice, ma dalle foto capisco che hai la tempra per farlo, caro Ernesto.
    Ad maiora.
    A Gianni perché ha evidenziato le diverse ferite della Chiesa. Noi ci eravamo fermati alla pedofilia, ma sappiamo che questa è la punta dell’iceberg, una punta secolare (se andiamo a documentarci), come secolare è l’iceberg dei problemi interni all’istituzione ecclesiastica.
    E’ una questione di coscienza, cara Ines, lo ribadisco e aggiungo che la parola “coscienza” affonda le radici nei valori morali dell’individuo e della collettività : chi non ha valori morali non ha coscienza e si nasconde dietro alla responsabilità collettiva (tutti colpevoli = nessun colpevole, ne abbiam parlato) e al refrain “così fan tutti” che è all’insegna del menefreghismo più abietto.
    Interessante anche la riflessione di Giusy – ciao, cara Giusy – sulle stranezze, chiamiamole così, di molti bambini e giovincelli di oggi.
    Mi interesserebbe affrontare il tema, ma per oggi il mio tempo libero si è esaurito.
    Senza fretta. Confermi, cara, pazientissima conduttrice? :-)

    Saluti a tutti
    Roberto (Lucca)

    • Caro Roberto,
      Innanzi tutto ti ringrazio per i commenti, avevo fatto un grazioso filmino ma Facebook non ne permette più la visione anche se la connessione la procuro io, come succede con le foto, mah! Così va, lasciamo correre… Pirandellianamente ;-)
      Se qualcuno è su FB basta che mi si chiede l’amicizia, uso il mio nome anche lì e non ho paura che mi rubano l’anima come succedeva agli indiani quando i pionieri fotografi li volevano ritrarre!
      Novello eroe dei due mondi? Scherzi? Non ho l’orecchio mozzo come lui, perciò non sono qualificato :-) !
      Piuttosto ti dico che per organizzare questa gente ci vuole cocciutaggine ma non quella del mulo, quella biblica.
      Essenzialmente è come fare a cappellate coi topi.
      Il resto te lo faccio immaginare.
      Saluti a tutti
      Ernesto

      • Caro Ernesto,
        posso chiedere la tua amicizia anche se non sono su FB? :-)
        Pensierino dello stomaco (vista l’ora): se ricevessi un invito a pranzo con la stessa frequenza con cui ricevo un invito a iscrivermi a FB avrei il pranzo garantito “aggratisse” tutti i giorni!
        Altro :-)
        Ciao
        Ines

    • E complimenti a te, caro Roberto, per la puntualità e la qualità dei tuoi interventi.
      Naturalmente confermo il “senza fretta”, ossia la regola … non-regola del nostro blog.

      A te e a tutti voi, cari amici, auguro una serena giornata.
      Ines

  • Salve amici del blog.
    L’intervento di Roberto sulla pedofilia nella Chiesa è molto interessante e per me condivisibile.
    Vorrei fare qualche ulteriore considerazione su questo scottante argomento.Trovo l’attuale posizione della Chiesa un errore storico che spero correggerà presto. E’ arrivato il momento di fare pulizia all’interno della Chiesa cattolica. Come può la comunità cattolica continuare ad affidare i propri figli alle organizzazioni ecclesiastiche senza questa fondamentale garanzia di trasparenza e vigilanza continua?
    La gerarchia ecclesiastica non può più aspettare; questa necessità di trasparenza è richiesta a 360 gradi come la gestione finanziaria (lo IOR), le nomine gerarchiche, le intromissioni nella politica. Nondimeno in questo periodo di decadenza la comunità cattolica cerca dei riferimenti, dei modelli, un’entità che gli dia motivo di continuare a credere nei principi etici e morali . Ora, come dice Benedetto XVI, la Chiesa è fondata sulla roccia e sa resistere ad ogni tempesta; anche nel secolo scorso un cardinale rispondendo a Napoleone che minacciava di distruggere la Chiesa gli rispose: Sua Maestà non ci riuscirà ! Non ci siamo riusciti nemmeno noi!
    Benedetto XVI farebbe bene a riflettere sul da farsi perchè se è vero che la Chiesa ha fondamenta nella roccia nondimeno l’erosione del malcostume a lungo andare distrugge anche la roccia.
    Gianni

    • Caro Gianni,
      anch’io spero che la Chiesa riveda la propria posizione riguardo alla pedofilia, ma temo che le linee-guida siano state approvate dalla Cei: questo significa che la denuncia dei responsabili è affidata alla coscienza di chi viene a conoscenza di simili reati.
      Personalmente comincio a dubitare della coscienza umana (in generale, ma senza generalizzare: mai fare di tutta l’erba un fascio): troppo spesso e troppo facilmente si mette a tacere la propria coscienza anche per fatti molto meno gravi, con un’alzata di spalle e un semplice “Ma chi me lo fa fare?”.

      Mi permetta di riportare la risposta data dal Cardinale Consalvi – Segretario di Stato di Pio VII – a Napoleone, poiché la trovo emblematica.
      “Maestà, sono venti secoli che noi stessi cerchiamo di fare questo e non ci siamo riusciti”: una risposta ironica e rivelatrice nello stesso tempo, direi.

      Un cordiale saluto e grazie.
      Ines

  • Da: mamme, figli, bambini. Libera – mente.
    Ieri, per una circostanza particolare, ero nella chiesa di un piccolo paese.
    Sulla porta c’era una lettera. Una donna (del paese) che si dedica ad un lebbrosario per bambini, in Egitto, ringraziava i bambini che in occasione della loro Prima Comunione avevano raccolto …” un dono” per i bambini di quel lebbrosario.
    Il contenuto di quella lettera è una cosa di rara umanità e di struggente bellezza.
    Ho pensato tante cose, e vorrei essere capace di “trasmetterle”.
    Ci provo con poche parole.

    Un sorriso di donna
    illumina
    il buio del dolore.
    Mani delicate
    affettuose
    sorreggono piccoli corpi
    segnati
    da un male antico.
    Un sorriso di mamma
    scintilla d’amore
    accende gli occhi
    di figli
    non suoi.

    Mandi
    L.G.

    • Caro Luigi,
      Roberto ha espresso una considerazione interessante: “a ognuno gli strumenti che gli sono congeniali”.
      A te la tavolozza del pittore da cui attingere le parole che emozionano.
      La testimonianza che ci hai lasciato è uno spiraglio di luce che rischiara il buio in cui sembriamo immersi: è atto di generosità il dono dei bambini ad altri bambini come loro ma non altrettanto fortunati; è commovente la gratitudine di una donna che ha il raro coraggio di essere madre di figli non suoi.
      Come sempre le mie congratulazioni e un grazie di cuore, caro Luigi.
      Mandi a te e a tutti voi buona giornata, cari amici.
      Ines

      • Cari amici del blog,
        ci sono argomenti importanti in questa pagina e vorrei dire le mie idee su ognuno, ora che ho un po’ di tempo.
        Come ai bambini vengono tolti il ciucciotto e il biberon così va tolto il latte materno e penso che intorno ai due anni sia l’età giusta (anche prima per il latte). Non da un giorno all’altro, ma gradualmente bisogna farlo, altrimenti l’abitudine al seno diventa un’abitudine sbagliata come il ciucciotto e il biberon.
        Tenere un bambino nel letto matrimoniale, se sta bene e non ha particolari problemi, è sbagliato e secondo me è spesso una scelta di comodo da parte dei genitori, soprattutto se il bambino è irrequieto, così se dorme con loro non devono alzarsi continuamente durante la notte. C’entra poco l’affetto, secondo me, anche perché l’affetto e la sicurezza si possono dare in tanti altri modi durante il giorno e forse il bambino smetterebbe anche di essere irrequieto.
        Molti bambini di oggi sono nervosi, quasi nevrotici. E’ su questo che i genitori dovrebbero ragionare e non girare intorno al problema, penso.

        La strumentalizzazione delle notizie c’è perché molte persone sono curiose di conoscere i particolari dei drammi degli altri, basta che quei drammi non riguardano anche loro. Li seguono passo passo finché la televisione e i giornali ne parlano, poi li dimenticano: è brutto, è triste, ma per molte persone funziona così, se no come si spiega il successo delle trasmissioni televisive che infilano gli occhi nella vita e nelle sofferenze degli altri?

        A proposito dei drammi degli altri c’è invece chi li vive come se fossero personali e lo dimostra la donna coraggiosa di cui ci ha parlato Luigi con la sua sensibilità speciale. Le persone così sono da ammirare ed è un peccato che siano veramente poche.

        Della pedofilia nel clero parlerò appena avrò di nuovo un momento tutto per me, ma sono convinta che sia un dovere morale denunciare un atto di pedofilia. I bambini vanno sempre tutelati, prima di chiunque altro.
        Saluti affettuosi a tutti da Giusy

        • Cara Giusy,
          che intervento ricco, coi fiocchi … arricciolati: confezione regalo di lusso, direi. Grazie.
          Tra le tue considerazioni, seguendo l’ordine in cui le hai espresse, ce ne sono alcune che meriterebbero un approfondimento.
          I bambini di oggi: irrequieti, “quasi nevrotici”. Non tutti, per carità, ma temo che tu abbia ragione: molti sono così. Perché? Che cosa manca loro affinché siano sereni?

          Per quanto riguarda la curiosità rispetto ai drammi altrui, dubito che sia in relazione con l’assenza di coinvolgimento diretto, inteso come vivere personalmente quel dramma. Temo che non sia la sventura a calamitare l’attenzione e la curiosità di alcuni, ma la sua rappresentazione che, per il fatto stesso di essere una rappresentazione (seppur di un fatto realmente accaduto) crea una sorta di “distanza di sicurezza” tra l’evento e il coinvolgimento emotivo dello spettatore o del lettore.
          Questo è uno dei motivi per cui ho parlato dell’esposizione romanzata cui ricorrono alcuni giornalisti: a mio avviso, di frequente abbiamo una rappresentazione esasperata che pregiudica la qualità dell’informazione, che favorisce la curiosità morbosa a scapito di una sentita partecipazione.

          Per tornare ai bambini, infine: sono speciali quelli di cui Luigi ci ha parlato. Che cosa, chi rende speciali alcuni bambini e, volendo estendere, alcuni adulti?

          A te e a tutti voi, amici, buona notte. O buongiorno? Comunque sia … sempre con un :-)
          Ines

          • Cara Ines,
            forse l’irrequietezza dei bambini di oggi dipende dal fatto che vivono situazioni di ansia in famiglia. Qui nel blog si è parlato della fretta e questa causa un’agitazione continua che i bambini vivono fin da piccolissimi.
            Quello che rende speciali i bambini che si sono preoccupati dei loro coetanei lontani e sfortunati dell’Egitto, invece, è la sensibilità che hanno sviluppato grazie agli adulti che hanno spiegato che nel mondo ci sono anche situazioni di sofferenza che umanamente non si possono ignorare.

            Secondo me Roberto ha scritto parole sacrosante sulla pedofilia nella Chiesa: chi commette questo reato gravissimo dovrebbe essere denunciato e punito, anche se è un sacerdote.
            Secondo me la punizione dovrebbe consistere innanzitutto nell’espulsione dalla Chiesa e poi in una condanna uguale (se non maggiore) a quella data a qualunque pedofilo.
            Se dico che la condanna dovrebbe essere maggiore è per due motivi: i sacerdoti hanno fatto voto di castità e in questi casi non solo non lo rispettano ma lo fanno approfittando dell’innocenza di bambini, poi perché tradiscono la fiducia che nutriamo per loro e per i valori religiosi che insegnano.

            Voglio salutare Ernesto e ringraziarlo perché ci ha inviato le sue foto, permettendoci così anche di conoscere sia lui sia questa bella tradizione che unisce l’Italia al Canada.
            Una delle mie domande, caro Ernesto: la festa viene celebrata ogni anno?
            Salutoni affettuosi a tutti da Giusy

          • Cara Giusy,
            quanto all’irrequietezza di molti bambini credo che le cause siano molteplici e, tra queste, l’atmosfera di tensione all’interno della famiglia influisce sicuramente.
            Temo che siano stati commessi molti errori nell’educare i figli e che si continui a commetterli, purtroppo.
            Ribadendo ancora una volta che bisogna bandire le generalizzazioni e che ciò che scrivo sono soltanto le mie opinioni, credo che uno di questi errori possa essere sintetizzato in poche parole: riempire sempre più il cassetto ma sempre meno il cuore.

            Inutile dire che concordo con quanto avete espresso, tutti voi, riguardo al problema della pedofilia: seppur con poche parole avevo espresso la mia opinione proponendovi il tema.
            Grazie del tuo contributo, cara Giusy.
            Ciao
            Ines

          • Mentre mi accingo a raggiungervi e salutando tutti vi mando una connessione dove ci sono dei piccoli filmati. Ognuno ha un soggetto e sottofondo diverso anche se i fiori sono in sovrabbondanza.

            http://www.facebook.com/ernesto.carbonelli#!/video/?id=1031964811

            Non voglio commentare sulla pedofilia, “sacra o profana” che sia, se no mi inimico tutti.
            Ma solo per uno scorcio i pedofili ordinati li metterei ad asciugare al sole inchiodati alla croce mentre gli altri li esporrei nudi sulla gogna al pubblico ludibrio… e ad un branco di gatti famelici… dopo un paio di esecuzioni ne rimarrebbero pochi di volonterosi a fare i porci.

            Per Giusy; sì e’ una ricorrenza annuale. A Supino si fa fissa al 10 maggio, dall’altra parte del laghetto Atlantico si fa il penultimo fine settimana di maggio… Come si puo’ dedurre dalle foto attira parecchi supinesi che approfittano anche per visitare i parenti e amici a Toronto.

            Vedo cara Ines che materiale di qualita’ non manca percio’ mandi mandi… possa io rincitrullire se ho capito perche’, ma mandi pure…
            Saluti floreali
            Ernesto

          • Caro Ernesto,
            non vedo come tu possa inimicarti qualcuno esponendo le tue opinioni sulla pedofilia, visto che non sei riuscito a inimicarti me con la descrizione delle torture cui sottoporresti i colpevoli. ;-)
            Sempre libero di esprimere il tuo punto di vista, anzi di osservazione, considerato che tu guardi da una posizione (geografica e non soltanto, forse) ben diversa dalla nostra: sei “dall’altra parte del laghetto Atlantico”, mica bruscolini!
            Male che va ci si sfida a duello, suvvia.

            Che cosa vuoi che ti … mandi?
            Ti ri-mando, piuttosto! Non a settembre, ché non sono una prof., bensì nel passato e ringraziami, visto che togliersi 7 mesi dalla “nera schiena del tempo” non dovrebbe dispiacere. Ri-mandato alla spiegazione del nostro Luigi (in “E se …” – 26/10/2011) a proposito del poetico saluto friulano “Mandi mandi”.
            Un salutone e un :-) , caro Ernesto.
            Ines

  • Prima di tutto ringrazio Luigi Girardi. Mi fa piacere di aver espresso anche il suo pensiero sulla sincerità e non gli nascondo che leggo con una punta di invidia (cordiale) i suoi commenti e le poesie che ci invia. A ognuno gli strumenti che gli sono congeniali, è giusto.
    Così si fa: ci si dice ciò che si pensa e se tra ciò si pensa c’è anche un complimento ben venga. A tutti piace ricevere un complimento sincero, quando lo merita. Siamo tra amici e tra persone educate, qui.

    Cara Ines,
    penso e spero che il Vaticano debba ancora pronunciarsi in modo definitivo sulla spinosa questione della pedofilia.
    L’abuso sessuale è un reato; l’abuso sessuale sui minori è un reato ancor più grave; l’abuso sessuale sui minori perpetrato dal clero è ancor più grave, è gravissimo, direi inammissibile se non pensassi che ogni abuso sessuale è di per sé inammissibile.
    Secondo monsignor Crociata “nell’ordinamento italiano il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale né di incaricato di pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai fatti illeciti di abuso sessuale da parte del clero.” (dalla Stampa on line).
    Io non ho la qualifica di pubblico ufficiale e non sono un incaricato di pubblico servizio, ma se avessi forti sospetti o addirittura le prove che un minore subisce abusi sessuali sentirei l’obbligo morale di informare le autorità.
    Questo non vuol dire cannibalizzare ogni individuo che possa apparire sospetto. Vuol dire drizzare le antennine, senza inutili allarmismi, valutare con la massima serietà, raccogliere il maggior numero di informazioni attendibili, cercare riscontri. Non so esattamente: per fortuna non mi sono mai trovato ad avere sospetti di questo genere, ma infilare la testa sotto la sabbia come uno struzzo mai, mi rifiuterei di farlo. La mia coscienza – rispetto alla quale non sono un anonimo (un caro saluto a Ernesto!) – non mi darebbe pace.
    Lasciamo perdere l’ordinamento italiano e l’obbligo giuridico. Non nascondiamoci dietro a un dito, monsignor Crociata: è un problema morale, è un problema di coscienza personale e collettiva e credo che il clero per primo debba farsi portatore e diffusore di principi etici, altrimenti tutto va a ramengo, diciamolo senza troppi preamboli.
    Non cannibalizziamo il clero, ma i casi di pedofilia tra le tonache esistono: nessuna scappatoia, perbacco.

    Saluti a tutti
    Roberto (Lucca)

  • Cari amici,
    parliamo ancora dei bambini, dei minori, per affrontare un problema gravissimo: la pedofilia.
    Riporto alcune frasi dell’articolo (consultabile in rete) “Linee guida della Cei sulla pedofilia: cooperare, ma no obbligo di denuncia” di G. Galeazzi (La Stampa – 22/5):

    “Cooperazione con la magistratura, diritto alla difesa e alla riabilitazione, prevenzione nei seminari ma nessuna denuncia obbligatoria dei preti pedofili. Sono entrate in vigore ieri le linee guida della Cei sugli abusi del clero … La legge italiana non lo prevede, perciò i vescovi non sono obbligati a denunciare ai magistrati il sacerdote sospettato di pedofilia.
    ‘Il vescovo non può trasformarsi in un pubblico ufficiale’, spiega il numero due della Cei, Mariano Crociata…”.

    Rivolgerei un invito al “numero due della Cei”: andare all’anagrafe e chiedere di cambiare nome e cognome. A mio modesto avviso non merita né l’uno né l’altro.
    Poi le mie reazioni in due parole: sconcerto e indignazione.

    Aspetto le vostre opinioni, amici. Grazie.
    Buona giornata
    Ines

  • La sincerità sul blog.
    Ecco, Roberto ha scritto (detto) molto bene quello che pensavo senza trovare le parole più adatte per dirlo.
    Un grazie sincero ( anche se appunto “virtuale”, dato il mezzo) a Roberto.
    L.G.

  • Cara Ines e amici,
    ho chiesto a mia moglie (poco più giovane di me) se sarebbe disposta ad avere un altro figlio e mi ha minacciato di chiedere il divorzio.
    Come si piange su un blog? Prova. :-(
    Nulla toglie che una coppia possa decidere di avere un bambino a cinquant’anni e vedere la bottiglia mezza piena: obiettivi professionali raggiunti, stabilità economica … beh con l’aria che tira e questi chiari di luna, maggiore maturità e un bagaglio di esperienze che a 30 anni mancano.
    C’è da considerare anche che i tempi si sono allungati, sia come aspettativa di vita media sia per l’età in cui si decide di lasciare il nido di origine e spiccare il volo.
    Torniamo al tempo passato. Penso che fino agli anni Sessanta (ma posso sbagliare, non mi sono documentato) era normale sposarsi intorno ai 20 anni o poco più e subito zac: un pargoletto.
    Oggi tutto è slittato in avanti di buoni 10 anni, per tanti motivi non soltanto “bamboccioneschi”: ci si sposa a 30 anni suonati se ci si sposa, si mette al mondo il primo figlio tra i 32 e i 35 anni se non ci si è separati prima, il secondo forse, ma diventa un atto di coraggio. Calo delle nascite, les jeux son fait.
    Ma l’altra metà della bottiglia resta vuota e significa che c’è un’età, certamente piuttosto flessibile ma c’è un’età per diventare genitori e porre un freno alle ambizioni egoistiche che sfidano la natura oltre che il buon senso sarebbe lecito e dovuto.

    Cara Angela,
    Lei ha la mia stima e il mio contributo nello spaccare il capello, però non capisco l’allusione alla sincerità.
    Qui c’è una sola persona che ci mette la faccia ed è la nostra moderatrice. Noi veniamo quando ci garba, Lei non conosce me (si ritenga baciata dalla fortuna) e io non conosco Lei, semplicemente non ci conosciamo gli uni con gli altri e non riesco a vedere il motivo per essere insinceri. Non abbiamo un’immagine da difendere perché non abbiamo un’immagine nel blog: corrispondiamo ai nomi che abbiamo e a quello che ci diciamo, da buoni amici virtuali che non hanno nulla da guadagnare nel fingere e nulla da perdere nell’essere sinceri.

    Saluti a tutti
    Roberto (Lucca)

    • Cari amici del blog,
      io un po’ capisco il dubbio di Angela sulla sincerità, perché nella vita di tutti i giorni incontriamo troppe persone che predicano bene e razzolano male, non è così?
      Allora siamo portati a perdere la fiducia negli altri e il fatto che noi, qui nel blog, non ci conosciamo può essere un motivo in più per non fidarsi.
      Però voglio dire anche che ha ragione Roberto: l’anonimato o quasi ci fa sentire più liberi di essere noi stessi e quindi sinceri. Quello che porta a non esporsi o all’ipocrisia è spesso la paura di essere giudicati dagli altri, ma questo può succedere nei rapporti diretti, tra persone che si incontrano veramente, non tra noi.
      Faccio un esempio molto semplice: io so che non riesco a esprimere bene i miei pensieri ed è possibile che qualcuno di voi, amici, mi giudichi per questo, ma è proprio l’anonimato che mi incoraggia a non preoccuparmi di come scrivo e a sentirmi libera di dire lo stesso la mia idea, come so fare.
      Tanto chi di voi sa chi è la Giusy che scrive? :-)
      Salutoni grandi a tutti

      • Ahi ahi, cara Giusy!
        Ma che cos’è ‘sta storia di come si esprimono i propri pensieri? Che volemo fà? ;-)
        Secondo me conta la sostanza e non la forma: la sostanza dei commenti di tutti voi me piace ‘na cifra, per dirlo nel gergo giovanile (romanesco, in questo caso).
        Andiamo avanti così, ragazzi.
        A proposito di ragazzi: il nostro corrispondente da Toronto latita. Batti un colpo se ci sei, Ernesto!

        A presto
        Ines

      • Carissimi tutti,
        Non latito, vegeto.
        Dopo la faticata della festa (4 giornate campali) me lo merito in fin dei conti, no?
        Cara Giusy, noi non lo sappiamo chi scrive, ma tu sì.

        Racconto una storiella.
        Alcuni anziani si radunano per una partitina a bridge. Uno dice che deve andare a trovare la moglie all’ospizio. Un altro gli dice: – Tua moglie soffre di dementia e non ti riconosce più che differenza fa se oggi non ci vai?
        Lui, il primo, risponde: Lei non mi riconosce più ma io sì!
        Ecco allora che non è da quello che pensano gli altri che si deve giudicare un’azione e in un certo qual modo anche la sincerità, ma dalla NOSTRA coscienza.
        Sinceramente a tutti un saluto dall’assolatissimo Toronto.
        Ernesto

        • Caro Ernesto, che piacere!
          Ehm … riposo meritato dopo quattro giornate di festa?! E se fossero state di lavoro? :-)
          Sto scherzando, dai: se parli di “faticata” e di “giornate campali” significa che è stata una festa impegnativa. Raccontaci qualcosa, se puoi, se ti va e … senza fretta.
          Un caro saluto a te.
          Ines

          • Spero queste poche foto diano una piccola idea delle “quattro giornate di Toronto”.

            http://www.facebook.com/media/set/?set=a.3477302284581.148614.1031964811&type=3&l=fbd3784968

            Ho poco da dire per ora. Gli ospiti a quest’ora sono sulla pista di decollo all’aeroporto con qualche chilo in piu’.
            Passata la festa scordato lu santu, si dice da qualche parte, ma per me e’ stata una quattro giornate memorabile…

            Saluti cordiali a tutti!
            Ernesto

          • Caro Ernesto,
            più che una piccola idea le foto che ci hai inviato danno un’idea grandiosa del tuo impegno nel tener saldo il filo che unisce alla terra d’origine e alle sue tradizioni.
            Complimenti e grazie di cuore.
            Per quanto riguarda gli ospiti decollati con qualche chilo in più si spera che non siano stati pesati prima dell’imbarco e depositati nella stiva, eh? :-)
            Tu, invece, appari in ottima forma. Bravissimo.

            Un salutone e buona giornata a tutti voi, amici
            Ines

  • Caro Gianni,
    la Sua considerazione in merito all’etica trova d’accordo tutti noi: lo testimoniano i commenti finora lasciati in questo spazio e le parole che idealmente abbiamo cancellato dal vocabolario dei comportamenti.
    Con un certo disincanto devo dire onestamente che è sempre più raro (almeno per me) incontrare persone che siano guidate da valori morali significativi e sempre più frequente incontrare individui il cui obiettivo principale è il profitto personale sotto ogni punto di vista, non sempre e soltanto economico.

    E ora la mia opinione spassionata sul tema sollevato dalla copertina di Time.
    Lei parla, a ragione, del rispetto dei cicli biologici dettati dalla natura, ma sappiamo bene che questi sono stati alterati dalla scienza. Lo scopo iniziale era, secondo me, fondamentamentale sano (si pensi, per esempio, alla contraccezione e al controllo delle nascite), ma l’essere umano si rivela spesso un bambino capriccioso e incontentabile.
    Allora vediamo donne che diventano madri dopo i cinquant’anni. Desiderano un figlio e, se riescono, lo mettono al mondo, senza curarsi minimamente del fatto che saranno madri nell’età in cui – secondo i cicli biologici – dovrebbero essere quasi pronte a fare le nonne. Parliamone.

    Allattare un bambino oltre i due anni: a quale scopo, se non quello di assecondare il prolungarsi di un atteggiamento viziato del figliolo e risparmiarsi – come madre – la fatica di dire “No”, spiegando i motivi di quel “No” al bambino? Fatica, impegno, responsabilità da aggirare per comodo e per egoismo.

    Dividere sempre e incondizionatamente il letto matrimoniale con il pargolo: a quale scopo, se non le stesse ragioni di comodo e di egoismo, oltre al bisogno di colmare altri vuoti (Angela ha parlato di “voragini” e secondo me ha ragione), quali l’assenza (non soltanto fisica) e la distrazione? Parliamone.

    Un cordiale saluto e grazie, caro Gianni.
    Ines

    • Gentile Ines,
      Lei si dice contraria alla maternità dopo i cinquant’anni. Cosa pensa degli uomini che diventano padri a sessant’anni e passa?
      Non crede, poi, che la fatica, l’impegno e la responsabilità di disabituare un bambino al seno (come d’altronde l’educazione dei figli nel complesso) sia un affare di entrambi i genitori e non solamente della madre, come Lei scrive?
      Un passo indietro, alla prima parte della Sua risposta a Gianni: affermando che siamo tutti d’accordo nel riconoscere che c’è carenza di etica Lei si riferisce ai commenti che scriviamo nel blog. E’ sicura che siano sinceri o quanto meno che non siano il mero risultato di un idealismo ben distante dai comportamenti reali?
      Saluti cordiali
      Angela

      • Cara Angela,
        non sono un guru e non ambisco ad esserlo: ciò che scrivo sono le mie opinioni personali.
        Penso che nessuno possa giudicare una scelta delicata come quella della maternità. Ho espresso soltanto il mio punto di vista, che naturalmente estendo anche agli uomini: il fatto che un uomo sia biologicamente in grado di diventare padre anche in età avanzata non lo esime dal dovere di prendere pienamente coscienza del suo ruolo e delle responsabilità che ha l’obbligo di assumersi in quanto genitore, al pari della madre.
        Mi sembra, invece, che la scelta di disabituare un bambino al seno sia soprattutto una prerogativa materna, che non esclude tuttavia il padre nell’atto di decidere.
        Comunque, dal punto di vista puramente fisico il seno appartiene alla madre, mentre sotto l’aspetto psicologico non escludo che l’intervento diretto del padre possa rivelarsi nocivo per il bambino, che potrebbe interpretarlo come un’intromissione poco comprensibile (considerata l’età) nel rapporto con la mamma e in una fase delicata quale può essere quella del distacco psico-fisico.

        Per quanto riguarda le Sue perplessità sulla schiettezza di quanto condividiamo in questo spazio Le dico che credo alla sincerità di chi interviene e continuerò a crederci fino a quando non avrò la prova certa di aver sbagliato: non mi piacciono i processi alle intenzioni, poiché (a mio avviso) non sono costruttivi. Se è vero che non possiamo illuderci che bastino le nostre parole a migliorare il mondo, è pur vero che parlarne può contribuire, almeno minimamente, ad acquisire una maggiore consapevolezza di noi stessi e della grande giostra che è la vita.

        A Lei e a tutti voi, cari amici, auguro una serena giornata.
        Ines

        • Gentile Ines,
          so che la mia domanda può essere indiscreta perciò La prego vivamente di non pubblicarla se non desidera rispondere e capirò.
          Nel periodo in cui Suo figlio è stato malato (ho letto i commenti al libro e mi sono ripromessa di leggerlo) gli avete permesso di dormire con voi nel lettone?
          La ringrazio (anche se decidesse di cestinare questo messaggio).
          Angela

          • Cara Angela,
            non vedo il motivo per cui avrei potuto cestinare il Suo messaggio: non è un’offesa, ma una domanda a cui rispondo volentieri.
            Nostro figlio Luca (come del resto Marco, il maggiore) non è stato abituato a dormire nel lettone. Soltanto in casi particolari ( febbre molto alta, per esempio) e in tenerissima età abbiamo preferito, mio marito e io, dividere il letto matrimoniale con l’uno o l’altro dei nostri figli.
            Nel periodo in cui Luca è stato malato e nei mesi successivi (che, sotto alcuni aspetti, sono stati più delicati di quel periodo) non ci ha mai chiesto di dormire nel lettone, né abbiamo ritenuto opportuno proporglielo.
            Quando Luca era malato dormiva (quando non eravamo in ospedale) nella nostra stanza, ma non nel nostro letto.

            Cordiali saluti
            Ines

  • Nell’unirmi al cordoglio dell’Italia intera, cara Ines, non posso fare a meno di pensare alla parola che purtroppo associo sempre a queste sciagure: strumentalizzazione.
    Dal più banale degli argomenti, come è la copertina della rivista Time, ai drammi di Brindisi e dell’Emilia, qualunque sia la situazione o la gravità vedo i canali informativi pronti a tutto per guadagnare qualche punto negli indici di ascolto o per vendere qualche copia in più di un quotidiano.
    Hanno strumentalizzato la naturalezza dell’allattamento al seno per scopi commerciali e passi.
    Stanno strumentalizzando (e continueranno a farlo) le notizie agghiaccianti di Brindisi e del sisma. Questo non dovrebbe passare: anche il diritto-dovere dell’informazione ha un limite. Se lo supera diventa scacallaggio.
    Saluti a tutti
    Roberto (Lucca)

    • Caro Roberto,
      penso che l’opinione pubblica (come è spesso definita) abbia il diritto di essere informata su quanto accade nel mondo, ma non il diritto di conoscere i risvolti più delicati di un dramma, a meno che chi lo ha vissuto non scelga liberamente di condividerli.
      I mass-media hanno il dovere di informare su quanto accade nel mondo, ma non il dovere di violare l’intimità di chi ha subìto una sventura. Chiamo “intimità“, in questo caso, la disperazione, le parole e le lacrime che inevitabilmente ne derivano.
      Mi disturba molto il modo in cui le notizie che riguardano drammi e catastrofi naturali vengono trattate, anche perché mi risulta che l’informazione debba attenersi alla regola della “sottrazione” (niente retorica, niente patetismo) e del distacco, a differenza dell’esposizione romanzata, in cui il coinvolgimento personale ed emotivo di chi scrive assume la funzionalità dell’arricchimento narrativo e stilistico.
      Condivido il tuo pensiero sulla strumentalizzazione delle sciagure: è una vergogna. Ma chiediamoci anche se ciò che ci viene servito dai mezzi di informazione non sia esattamente ciò che molti utenti desiderano.

      Il nostro Luigi Girardi, tempo fa, ha lanciato il suo ideale grido di disapprovazione riguardo agli applausi in occasione di un funerale. Mi è tornato in mente ieri sera, durante il telegiornale. Melissa Bassi è morta a 16 anni, uccisa dall’esplosione di un ordigno e il silenzio – soprattutto in questo caso – sarebbe stato (a mio modesto avviso) il modo migliore di manifestare la partecipazione al dolore che ha distrutto una famiglia.

      A te e a tutti voi, amici, un caro saluto
      Ines

  • Cari amici,
    soltanto una parola: cordoglio.
    Cordoglio per l’attentato di ieri mattina a Brindisi e per il terremoto che ha colpito l’Emilia Romagna.

    Un caro saluto a tutti voi
    Ines

  • Gentile Ines
    quando ho letto l’articolo sul giornale che riportava anche la foto della copertina della rivista Time ho pensato due cose:
    chi ha ideato la copertina è sicuramente un creativo geniale, ma nella nostra società tutto è in funzione del profitto e non c’è piu spazio per l’etica e i valori umani.
    Infatti una rivista di prestigio come Time dovrebbe avere delle linee guida e delle regole etiche precise da non infrangere nemmeno per importanti finalità economiche. Invece non è cosi e questo vale per la gran parte dei comportamenti sociali sia pubblici che privati.
    Venendo al contenuto dell’articolo penso che sia nel caso dell’allattamento che in generale per altri temi l’uomo dovrebbe rispettare la natura ed i suoi cicli biologici. In natura i mammiferi allattano i loro piccoli fin quando questi non sono in grado di nutrirsi autonomamente e questo avviene nel il lasso di tempo necessario alla madre per essere di nuovo pronta a generare un altro figlio.
    In natura questa regola è ferrea e non modificabile; nel caso dell’essere umano la situazione può essere gestita con una certa flessibilità ma sempre cercando di rispettare i cicli biologici. Ogni volta che non lo facciamo creiamo degli squilibri dannosi per noi stessi e per l’ambiente.
    Un saluto agli amici del blog
    Gianni

  • Cari amici,
    forse ciò che disturba della copertina di Time è l’ostentazione sfrontata di un atto naturale.
    Non credo che valga la pena interrogarsi oltre sulle ragioni dello scatto: sono, a mio avviso, prevalentemente pubblicitarie e commerciali, a beneficio della rivista e del libro cui l’articolo specifico fa riferimento.

    La tendenza piuttosto frequente ad ostentare in modo sfrontato anche ciò che fa parte della natura, invece, forse meriterebbe una riflessione.
    Perché, per esempio, buona parte delle donne che aspettano un bambino scelgono un abbigliamento che permetta loro di mettere bene in mostra il pancione?
    Non voglio dire che non debba essere portato con fierezza, ma mi chiedo se necessariamente questa sia da manifestare in modo plateale ed eccessivo.

    A tutti voi buona giornata
    Ines

  • Ho guardato su Internet la copertina di Time e forse andrebbe valutata sotto aspetti diversi, quello dello scoop pubblicitario (e allora tanto di cappello a chi ha avuto l’idea) e quello della rappresentazione di un atto naturale come è l’allattamento (e allora una bella tirata d’orecchie).
    Se lo scopo era raddoppiare o triplicare le vendite e far parlare della rivista per molti giorni ci sono riusciti: basta digitare “Are you mom enough?” su Google e appare una sfilza di siti, forum, blog che discutono “il caso”, ovviamente quasi tutti in lingua inglese.
    Se lo scopo era sensibilizzare le donne sui benefici dell’allattamento prolungato ci sono riusciti, a giudicare dai commenti che ho letto qua e là a questo proposito.
    Se invece volevano trasmettere la naturalezza dell’atto hanno fatto flop, perché la foto trasmette tutto tranne la naturalezza che è nell’allattare un bambino al seno. Per “tutto” intendo la freddezza nella posa della modella e del suo pargolo, ma anche un vago richiamo erotico che non si addice (se escludiamo gli studi di Freud e di altri strizzacervelli dopo di lui) al rapporto madre-lattante.
    Una delle ragioni per cui ammiro le donne (è quasi invidia, ma mi si risparmino gli affondi nel subconscio) è perché mettono al mondo i figli e li nutrono al seno.
    Non ho la competenza per dire fino a quale età sia bene allattare un bambino e se sia un bene che dividano il lettone con i genitori, ma ho le mie idee a questo proposito. Una di queste è che l’ostentazione, non solo visiva ma anche verbale, stride con la naturalezza.
    Spacchiamo il capello, cara Ines?
    Saluti a tutti
    Roberto (Lucca)

    • Cari amici,
      nel 1974, in Etiopia, tre archeologi rinvennero il 40% dello scheletro di Lucy, una mamma vissuta oltre tre milioni di anni fa.
      Dopo aver imparato a camminare eretta, aveva spontaneamente compiuto il più naturale dei gesti materni: allattare al seno i suoi piccoli.

      Nell’antico Egitto i bambini venivano nutriti al seno fino a tre anni di età e in Israele fino a due. A Sparta, nel IV secolo a.C., l’allattamento era imposto per legge.
      All’inizio del Novecento, le donne cinesi e giapponesi allattavano i bambini fino a cinque-sei anni, mentre sembra che le Eschimesi offrano il latte ai loro figli fino alla pubertà.

      Le informazioni riportate sono tratte da varie fonti di Internet.

      Caro Roberto,
      in generale condivido la tua analisi e quanto alla proposta di spaccare il capello rispondo: perché no, se avete opinioni da esprimere? Siamo in LiberaMente, per giunta.
      Come tu stesso hai giustamente osservato quando affrontammo il tema della lingua, anche ora le nostre parole non hanno la presunzione della competenza specifica: ci sono i nostri punti di vista e il desiderio di condividerli, nulla di più.

      Grazie dei contributi, amici. A tutti voi buona giornata, anzi ciò che resta del giorno. :-)
      Ines

      • Rasoio professionale in azione, cara Ines, ma glisso sull’allattamento per ovvii motivi.
        Secondo il guru americano di turno, di cui ho rimosso il nome, farebbero bene i genitori che lasciano dormire il bambino nel lettone. Da questo dissento.
        Non significa che il letto matrimoniale debba essere proibito ai figli, ma bisogna valutare l’età, i casi, le situazioni specifiche, le motivazioni e le conseguenze e decidere di volta in volta.
        Un no deciso da parte mia, invece, a condividere il lettone con il bambino per abitudine e per diversi anni, perché compromette lo sviluppo del bambino in quanto prolunga e rafforza la sua dipendenza.
        Se il neonato piange, ha la colichetta o smania perché gli sta spuntando un dentino libero accesso al lettone.
        Se il bambino ha la febbre, ha avuto un incubo oppure di tanto in tanto è irrequieto libero accesso al lettone.
        Le motivazioni sono evidenti e credo che nessun genitore dotato di buon senso se ne infischi dei problemi contingenti di un figlio.
        Dividere il lettone per abitudine e fino a quando in tre si comincia a stare decisamente scomodi no.
        Il guru di turno la smetta di riempire la testa ai genitori inesperti con le sue dissertazioni sulla sana formazione fisico-relazionale-affettiva dei bambini, sui traumi della solitudine e delle paure notturne e altro blablare vuoto. I figli vanno educati gradualmente all’autonomia e alla gestione dei problemi.
        Lasci piuttosto il tempo di superare i danni causati da Spock, perbacco.

        Saluti a tutti
        Roberto (Lucca)

  • Gentile Ines,
    mi risulta che fino alla prima metà del secolo scorso le mamme allattavano al seno i loro bambini per oltre due anni e che, dopo il primo anno di età, il latte materno integrava i pasti giornalieri.

    Allora però non c’erano saggi, manuali e guru pronti a rivelare i grandi segreti per essere genitori perfetti: le madri e i padri trasmettevano ai figli gli insegnamenti derivati dalle loro esperienze e da quanto avevano imparato dai loro genitori prima.

    Non credo che sia necessario allattare al seno un ometto oppure permettergli di dormire nel letto matrimoniale fino all’età della prima comunione per sentirsi “abbastanza mamma” e papà.
    Ho la sensazione che questo sia l’ennesimo tentativo di colmare altri vuoti che stanno diventando pericolose voragini.

    Saluti cordiali
    Angela

    • Cara Angela,
      in uno dei miei libri c’è una foto.
      Una foto che ritrae delle donne che allattano dei bambini sul ciglio della strada.
      Tutte a petto nudo.
      Intorno a loro solo abbandono e miseria, esseri umani sfrattati dalle bombe; quelle che distrussero Montecassino e Cassino stessa.
      Poche sono le mamme dei pargoli.
      Anche se non avevano lattanti, erano però madri che al vagire delle creature, le cui madri non avevano più nemmeno le lacrime agli occhi, “calava” il latte spontaneamente.
      Venivano queste contadine al margine della strada a dare una poppata qua e una là a bimbi che ne avevano più bisogno: nessuna vergogna, nessun criticismo… nemmeno dai Marocchini, che nella loro immensa crudeltà le lasciavano in pace… le sole che lo furono!
      Il comportamento della gente oggi rispetto ad una donna che allatta il figlio mi fa schifo.
      Altrettanto chi dileggia il fatto più naturale del mondo.

      Saluti
      Ernesto

      • Gentile Ernesto,
        l’immagine che Lei ha descritto è pregnante e rappresenta uno spaccato di umanità e di solidarietà non comuni.
        A scanso di equivoci, però, voglio precisare che anche per me è naturale che una madre allatti al seno e non riesco a capire cosa possa esserci di vergognoso o di criticabile.
        Ciò che io ho trovato criticabile e imbarazzante, più che vergognosa, è l’immagine apparsa sulla copertina del Time, molto diversa da quella da Lei descritta: qui c’è dietro una strategia commerciale, lì c’era la guerra e quindi la miseria, il bisogno e quindi la solidarietà umana.
        Mi auguro di aver allontanato ogni dubbio, perché Lei parla di schifo e di dileggio … Le spiace spiegare meglio il significato delle ultime frasi?
        Saluti cordiali
        Angela

        • Cara Angela,
          diceva un nostro grande attore, anche poeta, “nuie simmo bestie, certe fesserie ‘nné facimme” …
          Mi riferisco ai falsi pudici e bigotti che non avendo rispetto per loro stessi cercano di insudiciare quello che di più bello la Natura abbia mai fatto.
          Mi fanno schifo a non finire.
          Quelli che ridicolizzano l’immagine di una madre che allatta il figlio, pure!
          Non mi chiedo più perché più conosco la gente più amo i cani!
          Sinceramente
          Ernesto
          Toronto

          • Gentile Ernesto,
            il suo messaggio resta criptico per la mia modesta intelligenza, mi spiace.
            La ringrazio per la gentilezza di un secondo tentativo.
            Angela

  • L’estate è alle porte e le offerte per le vacanze piovono. Alcune rasentano l’indecenza …

    “Promo shock dell’estate! Bambini a 99 euro!”
    Al chilo o all’etto?

    “Hotel *** a Riccione: bambini gratis in camera!”
    Quando si dice che non c’è più religione, amici … :-)

    Ines

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