Mode e modi

lug 31, 2012   //   by Ines Desideri   //   Attualità, Blog  //  52 Comments

Cari amici,

per molti di noi le vacanze sono arrivate. Per ‘vacanze’ non intendo soltanto il periodo di soggiorno nei luoghi di villeggiatura, ma soprattutto il riposo dal lavoro (per chi può concederselo) e più tempo da spendere come e con chi ci piace, tanto per riprendere un argomento accennato nel tema precedente.

Il nostro blog non andrà in vacanza, visto che per me parteciparvi è un piacere.  Se fino a oggi il nostro motto è stato “Senza fretta”, per il mese di agosto propongo un lieve cambiamento: “Con moooolta calma”. :-)

Pensiamo quindi a distrarci dai soliti, incalzanti impegni; a ritemprare il corpo e la mente; a trascorrere giornate serene con i nostri cari e all’aria aperta. Se poi ci farà piacere dedicare poco poco del nostro tempo al blog nessuno ce lo impedirà.

Mode e modi, dunque. Negli ultimi mesi abbiamo trattato temi molto impegnativi che ora, secondo me, non sarebbe male mandare in vacanza, per scambiare quattro chiacchiere sulle mode  – il nostro Ernesto ha simpaticamente descritto quella dell’(ab)uso del cellulare, per esempio – e sui modi (di fare, di comportarsi, di parlare … a proposito e a sproposito).

Che cosa ci diverte e ci fa sorridere oppure ci sembra ridicolo, tra le mode e i modi di oggi? E quali del passato ci tornano in mente?

Grazie e a presto. Vi anticipo che sarò … scherzosamente impietosa. Chi si offende pagherà da bere a tutti: sarà la volta buona per smettere di essere astemia, almeno virtualmente. :-)

Ines

52 Commenti

  • Secondo me hai vuotato il sacco con simpatica ironia, caro Roberto, dunque non c’è bisogno di scusarsi.
    Certo che si può nominare il seno, ci mancherebbe.
    Tuttavia voglio sperare che le ragazze non chiedano un intervento di chirurgia plastica, del genere da te citato, a diciotto anni.
    A mio avviso se questo accade ci sono dietro altri problemi, molto più seri delle labbra sottili o del seno piccolo e i genitori dovrebbero interrogarsi a questo proposito.

    Per aggiungere un tassello alla ‘storia infinita’ (brutta storia davvero): se una ragazza considera una priorità assoluta un dettaglio di poco conto (quale reputo siano le labbra carnose o il seno prorompente) significa che non ha chiari alcuni concetti basilari.
    Se non li ha chiari significa che i genitori non glieli hanno insegnati con la giusta determinazione.
    Se i genitori non glieli hanno insegnati significa che essi per primi non hanno chiari alcuni concetti basilari.
    Mi sono avvitata, il cane si è morso la coda, che circolo vizioso! Che società viziata! :-)

    Grazie del tuo contributo, Roberto. Ciao ciao.
    Ines

  • Cara Ines,
    ecco quindi un’altra tendenza: chiedere in regalo ai genitori, per il 18° compleanno, un piercing, un tatuaggio, sia i ragazzi che le ragazze, oppure un intervento di chirurgia estetica.
    Questi ultimi sono una prerogativa prevalentemente femminile: le ragazzette d’oggi se non hanno le labbra carnose oppure il seno (si può nominare?) prorompente entrano in crisi.
    E via babbo e mamma pronti a regalare l’interventino alla loro bimba, giacché se lo è meritato riportando ottimi voti a scuola. Se non se l’è meritato perché i voti sono da mettersi le mani nei capelli (estesi quelli della mamma, trapiantati quelli del babbo) la bimba è da comprendere: è in crisi perché non si vede bella, l’autostima è crollata ed è chiaro che non riesce a concentrarsi sullo studio!
    E’ come un cane che si morde la coda, una storia infinita e soprattutto una brutta storia.
    Ho vuotato il sacco. Chiedo venia a tutti e saluto.
    Roberto

  • “Il tatuaggio e il body piercing hanno sempre avuto un denominatore comune: comunicare attraverso il linguaggio del corpo le proprie emozioni e il proprio bisogno di identità e di relazione, positiva o negativa, con la società…
    Quello che all’inizio si presentava come un tentativo di visibilità da parte di individui o gruppi marginali, ora si rivela un vero e proprio fenomeno di massa, che ormai interessa una popolazione di individui estremamente eterogenea per età, cultura e ceto sociale…
    In Italia, la pratica dei tatuaggio e del body piercing è più diffusa nel centro-nord e di questa area geografica la più interessata è la Lombardia. Si calcola che oggi ci sia un milione di persone che si sono fatte fare un tatuaggio o un piercing, o entrambi. Di queste, la maggior parte riguarda il mondo adolescenziale e giovanile…
    Frequente, in particolare, in occasione dell’ingresso nella maggiore età, la richiesta ai genitori, come regalo, di un tatuaggio o di un body piercing.
    (da “Il linguaggio e il corpo: gli adolescenti e il piercing” di E. Cimmino per EduProf.it).

    Secondo un’indagine svolta nel 2011 dalla Sincron Inova (azienda specializzata nel campo delle ricerche di mercato) l’età media delle persone che frequentano molto i centri commerciali è di 40 anni, il 45% è di sesso maschile e il 54% femminile.
    Sono principalmente tre le ragioni per cui scelgono i centri commerciali: la varietà e il numero dei negozi; lo spettacolo; la possibilità di passeggiare o fare un giro.

    Una considerazione personale riguardo ai centri commerciali, amici.
    Poiché sia ‘la varietà e il numero dei negozi’ sia ‘la possibilità di passeggiare o fare un giro’ non mancano anche nelle strade del centro di una qualsiasi città italiana, penso che la scelta ricada sui centri commerciali perché soddisfano (sono progettati e realizzati a questo scopo) le diverse esigenze familiari e individuali.
    In un centro commerciale, infatti, si trovano la ludoteca, il cinema, la sala giochi, i ristoranti, i bar, il supermercato e numerosi negozi, tutto ‘concentrato’ in uno spazio ben definito. Ma, proprio perché ben definito, dà l’impressione – che molti giudicano positiva – di estraniarsi dalla realtà esterna.

    A tutti voi buona giornata.
    Ines

  • Caro Roberto,
    hai ragione: le ‘sviolinate’ non mi piacciono, perché hanno un intento adulatorio, ma apprezzo i complimenti sinceri come i tuoi e sarei ipocrita se affermassi il contrario.
    Grazie di cuore, dunque.
    La passione: la metto nel seguire questo nostro spazio, come in tutte le attività che svolgo. Se qualcosa non mi appassiona la evito volentieri, se e quando posso evitarla.

    Quanto ai “piercing” e all’andare “ciondolando” (ottima espressione: rende benissimo l’idea) nei centri commerciali per ore e ore ne parlerò con calma, dopo essermi documentata, ma sono d’accordo con te.
    Vecchia, brontolona e polemica anch’io, come vedi. :-)
    Ma che cosa significa essere vecchi? Quando si è vecchi?
    Ah, quanto mi piace andare fuori tema!

    Penso fosse chiaro che scherzavi a proposito dell’abbigliamento “informal” o “casual” – detto … all’italiana – per l’inaugurazione del nuovo blog, che sarà tra alcuni giorni. Ehm … senza fretta.

    Buona giornata a te e a tutti voi, amici.
    Ines (da una Roma piovosa)

  • Ringrazio Ernesto per la chiara spiegazione di “tanoressia” e ringrazio in modo particolare te, cara Ines, per la passione che metti (e trasmetti) in questo blog: brava, lasciamelo dire. Ho capito che non ami le “sviolinate”, anche se sincere e senza piaggeria, ma a parer mio un ringraziamento è dovuto e i complimenti meritati.

    Prima di tuffarmi nel nuovo tema (il pensiero di quell’autore spagnolo non mi garba neanche un po’!) lasciatemi accennare brevemente ad altre due mode, sperando di non venirvi a noia: il “piercing” e i centri commerciali.
    Ma perché la “moda” di martoriarsi il corpo con i piercing? Anche questa mi sembra una tendenza macabra, tanto per fare scena e non passare inosservati.
    Trascorrere ore e ore, giornate intere addirittura, in un centro commerciale ha un senso? E’ mai possibile che certe persone non abbiano altri interessi o svaghi che non sia l’andare ciondolando in un centro commerciale?
    Credo che questa tendenza sia tipicamente americana (chissà se Ernesto conferma) e che le cattive abitudini attecchiscano facilmente, forse perché quelle buone comportano molta fatica.
    Vecchio, brontolone e polemico? Sì e mi sta bene, a questo punto.

    Si inaugura un nuovo blog? Quando?
    Per l’inaugurazione è richiesto l’abito da sera? Oppure vanno bene anche canottiera, pantaloncini corti e sandali, con calzini ovviamente, perché l’aria comincia a essere fresca?
    Non azzannatemi! Ci sto scherzando un po’ sopra!
    Cari saluti a tutti
    Roberto

  • Cari amici,
    nello spazio accanto (Letteratura) troverete una citazione di Miguel de Unamuno che trovo discutibile. Vi invito a parlarne.
    Chiunque desiderasse può continuare – come sempre – a lasciare i propri contributi su “Mode e modi”.
    Intanto vi prego di prepararvi all’inaugurazione di un nuovo “blog”, nel quale potremo confrontare opinioni e condividere conoscenze sui temi linguistici.

    Un cordiale ciao ciao a tutti.
    Ines

  • Alcune curiosità sui tatuaggi, tratte dall’articolo “Tatuaggio” di G. Dell’Arti (‘Sette’ – 31/8/2012).

    La mummia Ötzi, trovata in Alto Adige nel 1992 e risalente a cinquemila anni fa, ha 57 tatuaggi.

    Erodoto racconta che il tiranno Istieo, trovandosi alla corte del re persiano Dario e volendo incitare suo genero Aristagora a ribellarsi contro i persiani, fece rasare il capo al suo schiavo più fedele e tatuò il messaggio sul suo cuoio capelluto. Attese che i capelli gli ricrescessero e poi lo inviò a Mileto con l’ordine di dire ad Aristagora: “Rasami il capo”.

    Nel Settecento il capitano J. Cook portò in Inghilterra Omai, un indigeno tutto tatuato, per venderlo al circo. Da allora i marinai inglesi cominciarono a farsi tatuare teschi, tigri e sirene, mentre nei porti nascevano i primi “tattoo shop”.

    Tra i personaggi della Storia tatuati troviamo Giorgio V, Federico IX di Danimarca, Guglielmo II, Alessandro di Jugoslavia, Nicola II di Russia e Winston Churchill.

    In Italia un giovane su quattro è tatuato. Tra gli europei gli italiani sono quelli che si tatuano di più.

    Vi auguro buona giornata, cari amici.
    Ines

  • Caro Luigi,
    le tue sono ottime osservazioni e a me non sembrano fuori tema: anche la lingua è soggetta alle mode e lo dimostrano numerose espressioni improprie come “autentici falsi”, “assolutamente sì”, “assolutamente no”, oggi comunemente usate.

    Per quanto riguarda il Milan, invece, dubito che si possa dire (o scrivere) “IL Milan arriverà PRIMA o SECONDA?”, poiché il genere è definito dall’articolo (“il”, in questo caso).
    Sarà, dunque, “IL Milan arriverà PRIMO o SECONDO?” oppure “La squadra del Milan arriverà PRIMA o SECONDA?”
    Sul perché questa squadra di calcio sia di genere maschile bisogna risalire alle sue origini: nacque nel dicembre del 1899 con il nome “Milan Cricket and Football CLUB”.
    Nel nome troviamo lo zampino degli inglesi, che contribuirono alla nascita del Milan.

    Le obiezioni e gli approfondimenti saranno graditi, naturalmente.

    A te e a tutti voi, amici, buona giornata con un :-)
    Ines

  • Sono un po’ fuori tema, rispetto ai contenuti degli ultimi interventi, e mi chiedo se quanto sto per proporvi è una “moda” o è “altro”, ma abbiate un po’ di pazienza…
    Ieri sera alla radio e in televisione, riportavano un comunicato del Quirinale, in merito ad alcune notizie sulle intercettazioni diffuse da un settimanale, nel quale si affermava che tali notizie sono degli “AUTENTICI FALSI”.
    Forse un “autentico” falso è più falso di un falso “normale”?

    E “tutti” dappertutto : ASSOLUTAMENTE SÌ – ASSOLUTAMENTE NO .
    Perchè, un SÌ o un NO non valgono più “ASSOLUTAMENTE” nulla?

    Gazzetta dello sport : il Milan, arriverà PRIMO o SECONDO ?
    Ma il Milan non è una SQUADRA di calcio? Femminile!

    Televisione, tutte le reti : Ieri nella “bergamasca”. . . – inteso come territorio che fa riferimento a Bergamo. E “vicentino” e “padovano” per quelli di Vicenza e Padova . ? ? ?

    Solo per citarne alcune, di “mode”. Mode? Continuo a ripetermi che questi “comunicatori” di professione non possono essere così ” superficiali” o poco colti (?), e quindi seguono una “strana moda del linguaggio” .
    Ma comincio ad avere seri dubbi.
    Mandi mandi
    L.G.

  • Partiamo da una premessa: tutti i centri in cui si applicano unghie finte hanno un nome inglese, dunque appare sempre “nail(s)”.
    In aiuto di chi non conoscesse l’inglese ecco le immagini esposte sulle vetrine dei vari centri “nail(s) qualcosa (“art”, “passion”, “mania”…)”: mani bellissime, dita lunghe e affusolate, unghie anch’esse mooolto lunghe e laccate.
    Per quanto riguarda gli smalti ora va il graffiato, anzi il “graffito”: l’effetto è molto simile a quello disdegnato dalle signore d’altri tempi, perché sembra che lo smalto sia scheggiato, ma piace alle giovani.
    Alle giovani piace anche lo smalto trasparente sull’intera unghia e il nero sulle punte, quelle che sporgono dai polpastrelli: effetto sporco, ma piace. Sic e Gulp!

    Propongo l’obbligo del porto d’armi per le donne che si applicano unghie finte: è il minimo che si possa chiedere loro, visto che vanno in giro con “nails” affilate come lame da rasoio che neanche in Svizzera se le sognano.
    Guai, guai importunare oppure contraddire oppure mettersi a discutere con una donna che ha le unghie finte!
    Statene alla larga: uomini avvisati graffi evitati.

    Mai osservata una cassiera di bar con le unghie finte molto lunghe? Pigia i tasti della cassa tenendo i polpastrelli a un paio di centimetri (millimetro più millimetro meno) dalla cassa. Tic – tic – tic, fanno le unghie.
    Può succedere che una si stacchi, a furia di fare tic – tic – tic.
    Brutto spettacolo, ragazzi: nove dita con unghie lunghe e curatissime e un dito con quell’unghietta naturale che, a vederla, fa un po’ pena, poverina, soprattutto se la proprietaria è affetta da ” nailoressia” (Ernesto docet).
    - Scusa, mi sono persa un’unghia. Mi aiuti a cercarla?
    Chissà se succede anche questo …

    Donne, attente a non perdere le unghie finte: da un giro in Internet ho capito che una costa dagli 8 ai 15 euro, dipende. Da che cosa dipenda non so, ma di sicuro bisogna anche tener conto del tagliando (ossia del ritocco) mensile: tutto pagato sull’unghia, tanto per restare in tema.
    Se doveste perderla vi resta una possibilità: affiggere alcuni cartelli nei pressi del luogo in cui il penoso incidente si è verificato: “Smarrita unghia nera graffito bianco in Via Roma. Chi la trovasse è pregato di chiamare il numero …..”.

    Cari amici, buona giornata a tutti voi.
    Ines

  • Carissimo Ernesto,
    io sono per il “Lingua e buoi dei paesi tuoi”, ma senza esagerare.
    Vedo una forma di ‘fanatismo’ sia nel totale rifiuto dei vocaboli stranieri sia nell’uso indiscriminato degli stessi e il ‘fanatismo’, in ogni sua espressione, non mi piace.
    Certo che usando “conduttòra” mi hai sviata. Sviata e preoccupata, perché temevo che tu volessi toccare il tasto del sessismo linguistico, povera me. Per questo m’era parso di sentire odor di bruciato.
    Ciao ciao con un :-)
    Ines

  • Nella maggior parte delle culture la pinguedine è stata considerata simbolo di benessere economico e, dunque, oggetto di ammirazione.

    Nella Grecia del V secolo a.C. esistevano due tipi di corporatura, contrapposti in base allo stile di vita dominante. Ad Atene, prevalentemente dedita alla filosofia e agli studi, il cittadino medio appariva obeso, diverso da quello di Sparta, la cui cultura era basata sui valori del vigore e della potenza militare, per cui l’aspetto fisico era prevalentemente atletico, muscoloso e snello, pronto alla battaglia.

    I banchetti dei nobili nell’antica Roma sono famosi per la sfarzosa varietà delle pietanze e le matrone romane mostravano con l’abbondanza delle forme tutta la loro opulenza. Ancora oggi il termine “matrona” ha il senso figurato di “donna imponente, alta, formosa e robusta”.

    Dal Medioevo e dal Rinascimento ci giungono documenti di asceti digiunatori, ma anche descrizioni che attestano come l’aspetto pingue fosse apprezzato perché sinonimo di imponenza e ricchezza.

    Mentre fino al secondo dopoguerra la corpulenza rimase uno dei simboli del benessere socio-economico e la magrezza fu associata alla povertà e alle privazioni, dagli anni Sessanta – basti pensare alla modella Twiggy – l’ideale di bellezza, soprattutto tra i giovani e in particolare tra le donne, ha iniziato a corrispondere agli indossatori e alle indossatrici delle sfilate o delle riviste di moda.

    Se da una parte assistiamo, dunque, al continuo aumento dell’obesità, considerato nei Paesi industrializzati una delle piaghe sociali per i rischi connessi alla salute, dall’altra non manca, soprattutto tra gli adolescenti, il grave problema dell’anoressia.

    Grazie dell’attenzione, cari amici, e buona giornata.
    Ines

  • Caro Ernesto,
    facciamo due conticini … vediamo: 2 :-) :-) per l’ottima spiegazione di “tanoressia” più 1 :-( per “China-Cina” (?!) fa 1 :-) . Sei d’accordo?
    Residui umani?! Io mi sono appena definita una ‘residuata’ della Grande Guerra, figurati.
    Quanti neologismi hai sfoderato, ma … “conduttora” donde viene?
    Povera me, sento odor di bruciato.

    Grazie, Ernesto. Ciao.
    Ines

    • Carissima Ines,
      la lingua è una delle colonne che sostengono la civiltà di una nazione.
      Adottando parole straniere queste colonne si indeboliscono. Usando poi vocaboli scritti male diamo esempio di permissività e trasgressione anche a chi studiando la lingua assumerà che la corretta grafia è quella sentita o peggio scritta “sui muri”.
      Vedi come nell’adottare un vocabolo tratto dal dialetto di un’oscura tribù del Sudamerica (conduttòra con la seconda “o” aperta) invece di usare il comune termine italiano “conduttrice” ti ha sviato?
      Così è per il resto.
      Cordialmente
      Ernesto

  • Caro Roberto,
    nel commento a cui ti riferisci ho attribuito una valutazione personale a tre diversi comportamenti: l’esibizione del cattivo gusto nel vestire, gli schiamazzi vacanzieri e l’abbandono degli animali.
    Tutti e tre offendono l’intelligenza umana, ma non credo che il primo leda alcun diritto altrui.
    Relativamente al “rischio” di essere giudicati “vecchi retrogradi, bigotti e bacchettoni” per me nessun problema: riguardo all’aspetto che stiamo trattando mi sento una ‘residuata bellica’ (mi riferisco esattamente alla Grande Guerra: ;-) ) e mi sta bene così, soprattutto se penso a quanto alcuni comportamenti femminili, nel moderno mondo occidentale, offendano la dignità delle donne e siano – a mio modesto avviso – un insulto alle battaglie combattute in nome del riconoscimento di quella dignità.
    Comunque, caro Roberto, considero sempre costruttive le tue obiezioni, stai tranquillo.
    Grazie e un cordiale ciao ciao
    Ines

  • Confusi e disorientati non credo proprio, cara Ines e caro Ernesto.
    Passatemi un’impennata di presunzione, ma io non mi sento confuso e disorientato e dai commenti che leggo neanche voi mi sembrate così.
    Abbiamo le idee chiare e viviamo con i piedi per terra, grazie all’educazione che abbiamo ricevuto e che ha gettato le basi su cui costruire il nostro futuro.
    Semmai confusi e disorientati sono tutti i pagliacci che vediamo in giro, gli imitatori di modelli di vita falsi che ci vengono propinati ogni giorno e in ogni salsa dalla televisione e dalle riviste patinate.

    Volevo evitare di muovere un’obiezione a una tua affermazione, cara Ines, ma dopo ciò che hai sostenuto ieri e oggi non resisto, scusami.
    “Penso che ognuno sia libero di manifestare tutto il proprio cattivo gusto se questo non rappresenta un limite alla libertà altrui”, hai scritto tempo fa.
    Non sono d’accordo, perché molte pagliacciate moderne rappresentano un’offesa all’intelligenza umana e hanno l’ardire di far passare chi non le asseconda per vecchi retrogradi, bigotti e bacchettoni!

    Infine un dubbio: “tanoressia” ha qualcosa in comune con “anoressia”?
    Cari saluti a tutti
    Roberto

    • Caro Roberto,
      La tua impennata è giustificabile. La confusione mia e della “conduttòra” non significa che abbiamo le idee confuse, bensì che siamo così frastornati e bombardati da idiotici modi di fare e dire che non sappiamo più a che santo rivolgerci.
      Anche tu in essenza dici la stessa cosa, specialmente quando ti riferisci ai residui umani della terza o quarta età (considerati) e i tipetti odierni li considerano dementi.
      Allora i SAGGI di una volta cosa erano: bambocci?
      Ma è molto facile cadere in errore oggi. Ci si abitua così presto alle castronerie e prima che ci accorgiamo di fare gli scemi già ci siamo comportati tali.
      Faccio notare un piccolo ma significante esempio scappato sia alla gentile Fernanda (a lei le mie scuse profonde per farlo notare) e alla nostra moderatrice cui chiedo altrettanto venia: Parlando di zoccoli e ciabatte è scritto “made in Cina”. Sarebbe dovuto essere o “made in China” o “fatto in Cina”. Ma siccome siamo soggetti e mitragliati da tutto quello che ci circonda è umano cadere nei tranelli così numerosi.
      Anoressia e Tanoressia. Altro esempio di castronerie moderne.
      Anoressia è l’assenza di appetito, Tanoressia (usando la parola inglese TAN, abbronzatura in italiano) è l’appetito per l’abbronzatura.
      Per risponderti Roberto hanno in comune la seconda parte che in Greco significa appetito. Aspetto altri neologismi presto in linea: loveoressia, sexoressia, funoressia, moneyoressia…
      et coetera!
      Ernesto

  • Gentile Fernanda,
    gli zoccoli di legno duravano molte stagioni. Si sceglieva un colore neutro, perché non stancasse e si potesse abbinare senza problemi all’abbigliamento (o costume da bagno) e il modello era classico, cioè non sarebbe passato di moda nel giro di un anno.
    I sandali di gomma sono stati ‘pensati’ per favorire il consumismo: in commercio ce ne sono per tutti i gusti, in quanto a modelli e colori, questi ultimi destinati a diventare fuori moda appena l’estate finisce. Il costo (proprio perché prodotti in Paesi come la Cina) è ragionevole: allora un paio per il costume da bagno color fucsia, un altro per il copricostume zebrato (sic!), un altro …
    Si privilegia la quantità, “l’usa e getta”, non la qualità: segno dei tempi, purtroppo non soltanto per quanto riguarda un paio di infradito. Questo è il problema, secondo me.

    Un cordiale saluto
    Ines

  • “L’apparenza inganna”: questo detto è più che mai attuale, secondo me.
    Non andrebbe inteso però nel senso che gli viene comunemente attribuito: dietro l’esteriorità e ciò che si rivela, nell’aspetto e nel contegno, può celarsi una personalità ben diversa.
    Oggi si ricorre all’apparenza con il preciso intento di ingannare, di nascondere il vuoto interiore, vuoto di valori morali, di percorsi e di mete significative, di sentimenti: è il vuoto esistenziale, dovuto non alla precarietà dell’esistere (condizione universale e perenne, da che il mondo è mondo), bensì all’egoismo, al culto di sé, all’assenza di riferimenti etici, allo stato di assolutezza che ognuno attribuisce a bisogni fittizi, che sono i frutti malati del consumismo e di una concezione esclusivamente edonistica della persona.

    Carissimo Ernesto,
    come sicuramente hai notato leggendo i nostri commenti, non sei il solo a sentirti confuso e disorientato.
    Ci tengo a ribadire che le nostre parole non cambieranno ciò che è, ma possono essere utili a noi stessi per comprendere meglio e, soprattutto, per confrontare le opinioni: un modo per sentirci meno soli in questo mare in tempesta che è la vita.

    A te e a tutti voi, cari amici, auguro una serena giornata.
    Ines

  • Che fine ha fatto quel rumore di zoccoli di legno che si udiva a tutte le ore e non solo nelle località di mare, soppiantati dai silenziosi zoccoli, tipo olandese, rigorosamente di gomma e made in Cina. Quasi quasi rimpiango il rumore del legno.
    Saluti a tutti
    Fernanda

  • “Eleganza non è farsi notare ma farsi ricordare”: è una frase che ho letto casualmente alcuni giorni fa, scritta a caratteri cubitali su un cartellone pubblicitario.
    La parola “eleganza” è associata quasi esclusivamente all’abbigliamento: non è un caso, infatti, che questa frase appartenga a uno stilista italiano.
    Raramente vien fatto di pensare all’eleganza interiore che, quando c’è, non può che tradursi in eleganza esteriore, intesa non principalmente come buon gusto e ricercatezza nel vestire, ma come l’insieme delle scelte e dei comportamenti di cui l’abbigliamento è soltanto un aspetto fra tanti.

    La vera eleganza, secondo me, è sobrietà, è armonia. Oggi, purtroppo, buona parte delle persone è … ubriaca e stonata; oggi, purtroppo, buona parte delle persone persegue un unico obiettivo: farsi notare, non passare inosservati, perché è convinta che passare inosservati signfichi essere anonimi, confondersi nella massa, non spiccare: essere dei falliti, insomma.
    Poiché, però, questa convinzione riguarda buona parte delle persone ecco che la volontà di distinguersi sortisce l’effetto contrario: confondersi, far parte della massa asservita ai dettami delle mode e dell’esteriorità, della finzione e dell’apparenza.

    Non è vero, non è vero – a mio avviso – che “l’abito non fa il monaco”. Lo fa quasi sempre, soprattutto oggi, e fa un pessimo monaco.
    Vorrei parlare ancora di questo, amici. Spero di non tediarvi e conto sui vostri contributi.
    A tutti voi buona giornata.
    Ines

  • Carissima Ines e compagnia bella,
    tra tatuaggi, estensioni, abbronzature, riempimenti, imbottiture, unghie false, chiome colorate, sopracciglia aggiunte, erre moscia e quant’altro la moda ci sciorina mi sembra che un sacco di falsità ci piovono addosso nel nome della malguidata vanità.
    Dobbiamo ingorgiarsi e far finta di nulla o unirsi alla fiumana e marcire con il resto?
    Una volta alla prima occhiata ti potevi fare un’opinione su chi avevi davanti; oggi ci si deve chiedere quanto di falso è racchiuso in quell’involucro prima di passare giudizio!
    La falsità che una volta prendeva furbizia per scoprirla oggi ti viene buttata in faccia quasi come un “MUST” (per dirla in Italiano): Siamo adesso tutti attori di quelli che sanno solo ridire sotto direzione di un regista (la moda) o quelli che oggi sanno solo denudarsi e far vedere la farfallina perché non hanno altri valori?
    Non so nemmeno se il tutto fa senso.
    Comunque confuso saluto cordialmente,
    Ernesto

  • Cari Gianni e Roberto,
    sebbene già le domus romane avessero il solarium, nell’antichità il candore niveo della pelle (soprattutto femminile) era considerato simbolo di prestigio sociale: l’abbronzatura connotava la “plebe”, ossia chi lavorava all’aperto.
    Per sbiancare la pelle le donne egiziane, greche e romane ricorrevano a espedienti come i bagni nel latte e, per accentuare il pallore del viso, applicavano polveri di diversa origine, contenenti farine, argilla o addirittura la biacca, un elemento tossico contenente piombo, impiegato nella preparazione di pigmenti bianchi.

    A fare dell’abbronzatura una moda fu Coco Chanel: tornata a Parigi dopo una crociera, colpì per la sua carnagione dorata e molte donne dell’epoca la emularono.
    Via, dunque, ombrellini, velette, calze e prendisole. Da allora – erano gli anni Venti – essere abbronzati smise di essere una caratteristica di chi era costretto a lavorare all’aperto e divenne una prerogativa delle persone benestanti, che potevano permettersi di andare in vacanza.

    Oggi l’abbronzatura è considerata sinonimo di bellezza e di salute: da questo derivano l’ampia diffusione di prodotti cosmetici (quali terre solari e creme autoabbronzanti) e la tendenza a ricorrere alle lampade e alle docce solari. Si tratta di una vera e propria mania che ha un nome preciso: “tanoressia” (o “tanorexia”), come è chiamata l’esposizione selvaggia, compulsiva, ai raggi del sole (o al calore delle lampade), senza tener conto dei possibili rischi.

    Della magrezza e delle unghie posticce ( grazie della segnalazione, caro Roberto, ma … :-( ) parleremo presto.
    A tutti voi, amici, buona giornata.
    Ines

  • Cara Ines,
    scusa per il ritardo, ma gli impegni degli ultimi giorni mi hanno letteralmente divorato.
    Anche essere sempre abbronzati è oggi una moda. Lasciamo stare chi, come te, ha il colorito scuro di suo o la tintarella presa d’estate al mare o d’inverno sulla neve: nulla da eccepire.
    Ma le lampade! Nonostante le raccomandazioni lanciate ogni anno all’inizio dell’estate da dermatologi e oncologi, nonostante gli appelli degli specialisti, che ribadiscono l’importanza di esporsi al sole con le dovute precauzioni e senza eccedere, visto che i casi di melanoma sono purtroppo in continuo aumento, nonostante tutto questo esiste una nutrita schiera di persone che non resistono alla tentazione di sfoggiare la tintarella perenne.
    In ogni città proliferano i centri estetici e in ogni centro c’è il cosiddetto “solarium” dove, da quanto ho capito, ci si espone periodicamente al calore delle lampade o si fanno docce particolari che garantiscono la tintarella “quattro stagioni”, come tu l’hai chiamata.
    Tutti felici e bruciacchiati, incuranti dei danni che a lungo andare questi ritrovati possono causare alla pelle.

    Mi stupisce, cara Ines, che tra le possibili “extension” tu non hai trattato quella delle unghie. In giro si vedono dita provviste di artigli da far accapponare la pelle!
    Che ne dici?
    Saluti a tutti
    Roberto

  • Caro Roberto,
    l’articolo di Tommaso Eredi è del marzo 2008 e puoi trovarlo in rete (titolo: “Il mondo dei tatuaggi”).
    Personalmente trovo poco attendibile lo studio della personalità attraverso l’analisi dei simboli tatuati sulla pelle e vedo che anche tu ti sei mostrato simpaticamente scettico, ma ho ritenuto corretto riportare brevemente anche le osservazioni che non condivido.
    Se ti si è accesa la lampadina delle lampade abbronzanti parlane prima che si fulmini.
    Scherzo, ma aspetto le tue puntuali considerazioni. Grazie.

    Caro Ernesto,
    è sempre un grande piacere sentire il tuo “toc toc” virtuale.
    Tatuaggi, estensioni, interventi di chirurgia estetica, ‘abbronzatura quattro stagioni’: come state messi lì a Toronto con queste “belle” mascherate?
    L’abbronzatura forzata, eh? E la magrezza forzata? Ci sono stati tempi in cui la pelle ‘arrostita’ dal sole e il corpo esile (quasi denutrito) non erano scelte dettate dalla moda, non erano una mascherata, o sbaglio?
    Allora: conoscevo “Fiorin fiorello l’amore è bello vicino a te …” e anche “Fior di piseglio quando te vedo a te tutta me squaglio …”, ma lo stornello che tu ci hai proposto mi è nuovo.
    Grazie della nota di simpatia e dell’omaggio floreale: sempre galante.

    A te e a tutti voi, cari amici, un cordiale ciao ciao.
    Ines

  • Partire per una vacanza è una necessità? Sì, a giudicare da un articolo pubblicato su Panorama a inizio agosto: secondo una recente indagine nel primo semestre del 2012 le richieste di prestiti per i viaggi e i divertimenti sono salite dal 17,6% al 24,2%, per un totale di oltre 24 milioni di euro.
    Questo significa che fatte 100 le richieste di prestiti per i motivi più svariati quasi il 25% di queste è per fare un viaggio, la vacanza!
    La richiesta media di un finanziamento per le vacanze è di 4mila euro e l’età media dei richiedenti è 38 anni.
    Allora si parte felici e indebitati.

    Cara Ines,
    se la psicologia s’è data allo studio dei tatuaggi significa che il fenomeno raccoglie una percentuale molto alta di adesioni, come avevo intuito.
    Mi lascia alquanto perplesso l’analisi sulla corrispondenza tatuaggio-personalità, lato destro-lato sinistro, simboli prevalentemente maschili o femminili. O la ricerca dell’Eredi è datata o qui non ci si capisce più nulla, perché spesso la stessa persona ha più di un tatuaggio, uno sul braccio destro, uno sul polpaccio sinistro, un simbolo celtico qua e un delfino là. Il tipo che ho visto sulla spiaggia (e del quale vi ho parlato) chissà che confusione ha nella testa, che personalità complessa e controversa!
    Ci sono e voglio dirla tutta, sui tatuaggi. C’è il video pubblicitario di una marca automobilistica nel quale una ragazzetta, salendo in macchina, lascia intravedere un discreto tatuaggio nella parte alta del bacino. La madre la guarda stupita, sembra volerla rimproverare per quella bischerata e poi si apre la cerniera (posteriore) della gonna o pantaloni che siano e mostra il suo tatuaggio, molto più grande di quello della ragazzina.
    Messaggio diseducativo, a mio giudizio.

    La tua parentesi sull’abbronzatura, Ines, mi ha fatto accendere la lampadina delle lampade, un’altra moda per cui chi non è sempre abbronzato peste lo colga. Ne parliamo?
    Saluti a tutti
    Roberto (più agguerrito e accaldato che mai)

  • I calzettoni: mi sono venuti in mente dopo aver letto l’intervento del nostro Luigi sui pantaloncini.
    Da bambina io non indossavo i pantaloncini, ma le gonne e ho portato… i calzettoni fino all’età di 14 anni.
    E sì che desideravo le calze come quelle della mia mamma, però non ci fu verso di farle cambiare idea.
    Oggi mettono le calze a rete anche alle neonate…

    Caro Ernesto,
    se ci sei batti un colpo. Senza fretta e senza spaventarci, d’accordo?
    Ciao
    Ines

    • Toc Toc.
      Ecchime. Ci sono. Vi leggo tutti! Mi piacciono poco i tatuaggi meno le abbronzature forzate…
      Le mode poi… e’ robba da chiodi! Cosa non metterebbe un cristiano per sembrare quello che non e’?

      Fioro fioritto, fioro du piseglio
      Pu fasse vude’ dagli’atri ch’era beglio
      S’ha misso nu rinalo pu’ cappeglio!

      E questo copre tutto, i pantaloncini sbragati, le sopracciglia finte, le estensioni di varie parti più o meno pelose, i tatuaggi velenosi, le volgarita’ varie sulle bocche fradice, etc…
      Spero tutti siano in tono con la stagione calda o fresca che sia, tanto ci si lamenta comunque, e con questa galleria di fiori saluto tutta la compagnia bella…

      http://www.facebook.com/media/set/?set=a.3816516364721.156845.1031964811&type=1&l=555948078f

      Ernesto

  • Carissimo Luigi,
    contributo coi fiocchi, i controfiocchi e le coccarde, il tuo.
    Ho capito che preferisci un’abbronzatura molto … smarrita (per dirlo poeticamente) e una tavola riccamente imbandita: grande! :-)
    Parentesi personale sull’abbronzatura. Ho la carnagione naturalmente scura come il mio papà e molti fanatici della ‘tintarella quattro stagioni su quattro’ mi invidiano (spero benevolmente) per questo, ma avrei voluto vedere loro al posto mio quando all’aeroporto di Edimburgo due gentili (e pallidissime!) donzelle scozzesi mi condussero in una stanzetta e mi rivoltarono come un pedalino, perché probabilmente sospettavano che fossi un’araba con i documenti falsi. Rischiammo di perdere l’aereo. :-(
    E vorrei vedere loro al posto mio quando una persona appena conosciuta, dopo i convenevoli di circostanza, mi guarda e butta lì un “Italiana?”. Qualcuno, per nulla convinto della mia risposta affermativa, avanza ipotesi di possibili origini spagnole, indiane, peruviane, azteche …
    :-( e :-( !

    Ah, Luigi … i calzettoni della mia adolescenza!
    Be’, dai, dopo pranzo: ‘n piatto de spaghetti alla carbonara, ‘n coscio d’agnello co’ le patate ar forno, ‘na bella ‘nsalatina pe’ rinfrescà la bocca, er desserte, er caffè e pure l’ammazzacaffè, bando all’avarizia e alla dieta. Comincio lunedì. La dieta, intendo, ché l’avarizia nun me piace. :-)

    Ciao ciao a tutti
    Ines

  • Secondo lo psicologo T. Eredi ” … la motivazione che conduce a praticarsi un tatuaggio è probabilmente il bisogno di affermare la propria identità, la propria unicità al cospetto della massa e risiede in questo il suo messaggio apparentemente contraddittorio: esteriorizzare la propria interiorità unica ed irripetibile e, al contempo, riconoscersi come parte di un gruppo o movimento.

    Le motivazioni possono mutare con l’età: per gli adolescenti il tatuaggio può rappresentare con fermezza la ribellione verso il modo adulto; per gli adulti forse la scelta risponde al bisogno di congelare il tempo ad una fase della vita in cui trasgredire è ancora lecito.

    La psicologia del tatuaggio cerca di risalire alla personalità di chi lo esibisce, analizzando ed interpretando i simboli: ad esempio, tatuarsi la parte sinistra del corpo, che per la psicoanalisi rappresenta il passato, è tipico delle persone pessimiste e con scarsa autostima; la parte destra, invece, è collegata al futuro e denota un carattere solare.
    Tatuarsi il tronco indica determinazione e capacità decisionale. Se il tatuaggio, invece, è collocato in una parte anatomica celata la persona è tendenzialmente timida e insicura.
    La zona da tatuare, infine, si differenzia anche a seconda del genere sessuale: gli uomini prediligono la schiena, la spalla e il braccio destri; le donne la caviglia e il polso, maggiormente adatti a disegni come fiori, rondini o delfini.

    Per ciò che concerne i temi scelti, la psicologia del tatuaggio rileva come il soggetto più tatuato in assoluto sia il drago, simbolo che si pone come metafora della forza originaria e generatrice e che denota desiderio di affermazione.
    Gli ideogrammi giapponesi, al contrario, rivelerebbero spirito gentile, gusto estetico e fedeltà in amore.
    Eroi guerrieri, vichinghi e motivi celtici sottintendono valori tendenzialmente aggressivi e si collocano in una posizione opposta ai significati evocati dai tatuaggi raffiguranti gli Indiani d’America, popolo identificato con l’oppressione e la privazione della libertà, per cui l’eroismo è l’espressione della lotta per il proprio riscatto.”

    Grazie dell’attenzione, amici, e un salutone a tutti.
    Ines

  • Sul “significato e valore” di abbronzatura e magrezza, ritengo di poter dare un importante personale contributo.
    Il periodo migliore per una perfetta abbronzatura è l’autunno ; con il cielo grigio (fumo di Londra) e una pioggia intensa e costante. Nel caso un tiepido sole (poeticamente: smarrito) “facesse capolino” tra le nuvole, cospargersi tutto il corpo (sì, anche sotto i vestiti) con “Derma-sol protezione 60″, quella per i neonati.
    Magrezza. Io, tutti “i lunedì” mi metto rigorosamente a dieta. Poi, durante la settimana, se lo spirito e volontà sono “granitiche”, la carne (con salumi, formaggi, verdure fritte) è molto tenera (debole era improprio), come resistere ? Ma, tanto lunedì sono di nuovo a dieta.
    Nota. Avevo una carissima amica che faceva le dietologa-psicologa in un ospedale a Bologna; dietro alla sua scrivania aveva appeso un grande cartello che diceva “Belli, ma mai magri”.
    Un abbronzatissimo e magrissimo saluto
    Mandi mandi
    L.G.

  • Caro Gianni,
    a proposito della moda dei tatuaggi trovo interessante l’etimologia del verbo “tatuare”:
    “Dal taitiano ‘ta-tau”, segno o disegno sulla pelle umana, e questo dalla radice ‘ta-‘ (segno, disegno, impronta). Questa voce trasmigrò in Europa dopo i viaggi del celebre viaggiatore inglese Cook. Dipingere il corpo di figure di diversi colori, come fanno i selvaggi” (dal dizionario etimologico di O. Pianigiani).

    Sembra che già nel periodo neolitico esistessero stampi di terracotta, chiamati “pintaderas”, utilizzati per imprimere sulla pelle i disegni da tatuare.
    “Nelle società primitive” spiega lo psicologo T. Eredi “l’atto del tatuarsi non esprimeva alcuna trasgressione: era un segno di integrazione sociale utile a distinguere le varie caste. Si pensi ai tatuaggi sul viso dei maori della Nuova Zelanda, che rendevano l’individuo unico e inconfondibile. Nel mondo occidentale ricorrevano ai tatuaggi quasi unicamente i malavitosi, i carcerati e i marinai …”.

    Secondo me oggi la moda del tatuaggio ha un triplice significato: trasgredire, identificarsi e comunicare.
    Credo sia interessante conoscere (in sintesi) anche gli aspetti psicologici che spingono persone di tutte (o quasi tutte) le età a tatuarsi: a breve lascerò nuovamente la parola a Tommaso Eredi, dunque.

    A proposito della tendenza (recente, mi sembra) a farsi tatuare il nome della persona amata un consiglio ai fanatici dei tatuaggi: innamorarsi sempre di persone con i nomi brevi (Ada, Ugo, …). La pelle e il portafogli ringrazierebbero! :-)

    A tutti voi, amici cari, una serena giornata.
    Ines

  • “ … io, per esempio, metto la maschera soltanto quando ce n’è bisogno, cioè unicamente per il carnevale e per le riunioni allegre, parlando in senso stretto, ma non mi maschero davanti alla gente ogni giorno, parlando in altro senso, meno manifesto, signore.”

    Caro Roberto,
    ho voluto riportare un brano tratto da “Il sosia” di Dostoevskij per fare riferimento ai tuoi validi interventi, per i quali ti ringrazio.
    Inutile nascondere che viviamo nella società dell’immagine e che la sottocultura dell’apparenza è oggi il segnale evidente della sconfitta dell’essere, argomento che abbiamo già affrontato, ma se torniamo a parlarne una ragione deve pur esserci.

    Ritengo sia un bene avere cura della propria forma fisica e una ragionevole attenzione per l’aspetto esteriore, mentre considero una preoccupante mania l’emulazione (lo scimmiottamento, oserei dire) dei modelli che la società dell’immagine ci propina ormai da molti anni.
    Indossare a lungo una maschera porta alla dimenticanza del sé reale, rende schiavi di una libertà che è soltanto finzione e inganno, sacrifica aspetti e valori della vita che considero irrinunciabili.
    In questa fuga dalla vita, nel rifiuto a spenderla con un minimo di senno e nell’avidità sfrenata che caratterizza la società attuale vedo la sconfitta dell’essere.

    Mentre mi preparo a raccontare dei calzettoni della mia adolescenza, vi invito, cari amici, a riflettere su due parole che nella seconda metà dello scorso secolo hanno assunto un significato e un valore completamente nuovi: “abbronzatura” e “magrezza”.

    Un cordiale ciao ciao a tutti
    Ines

    • Le considerazioni della ns conduttrice ci confermano che le mode/modi sono la manifestazione esteriore e più appariscente dei ns costumi sociali. L’essere abbronzati e l’essere magri 60 e più anni fa identificava quasi sempre l’appartenenza a specifiche categorie sociali: gli abbronzati erano tutti quelli che per guadagnarsi da vivere lavoravano sotto il sole da mattina a sera (contadini , manovali, muratori ecc..); i magri erano quelli che non avevano abbastanza cibo per ingrassare, ossia i poveri.
      Quindi a quell’epoca abbronzati e magri quasi sempre lo erano per necessità e non per scelta; se avessero potuto scegliere avrebbero deciso di essere bianchi ( lavorando in un ufficio) e floridi ( a furia di pasta e bistecche).
      Oggi essere abbronzati e magri è una scelta ed il messaggio intrinseco di questi modi di essere è esattamente contrario a quello di 60 anni fa: infatti più sei abbronzato più dai l’idea agli altri che non hai bisogno di lavorare e quindi sei sempre in vacanza, più sei magro più hai tempo e soldi per la palestra , il dietologo, l’estetista ecc..
      Non è una formula sempre vera ma a me sembra che le cose vadano un po’ così.
      Un caro saluto
      Gianni

  • Salve amici
    Purtroppo le mie vacanze sono finite e per consolarmi vorrei fare qualche considerazione sull’interessante argomento delle mode/tendenze che sono uno dei piu importanti indicatori dell’evoluzione dei costumi sociali. In particolare negli ultimi anni è esplosa la moda dei tatuaggi che personalmente ho sempre considerato come una esigenza del singolo di distinguersi dagli altri, una forma quindi di individualismo caratteristica della cultura occidentale.
    Ora però, da più parti, emerge una problematica forse un pò trascurata all’inizio di questa “moda”. Infatti mentre il tatuaggio è indelebile e dura una vita i gusti personali, i sentimenti, spesso la persona amata cambiano molte volte durante la ns esistenza. In molti hanno scoperto che cancellare un tatuaggio (perchè magari era cambiato il nome della persona amata) è molto difficile e costoso. In molti ora emerge il dubbio se valga la pena continuare a tatuarsi. Spesso mi chiedo se questo anelito, soprattutto occidentale , dell’apparire a tutti costi, del distinguersi dagli altri, dell’ostentare non sia la spia di una cultura decadente alimentata esclusivamente dal consumismo.
    Un caro saluto in attesa di tempi migliori!
    Gianni

  • Consentitemi un passo indietro per tornare alle “firme”, alle quali Luigi si è riferito tempo fa.
    Ci lamentiamo del fatto che negli ultimi anni il potere d’acquisto è crollato e che di conseguenza siamo tutti più poveri, ma pochi rinunciano alle “griffe” e ho notato che mentre in passato il pallino del “firmato” era una prerogativa della fascia sociale più facoltosa, oggi lo hanno quasi tutti, a prescindere dalle obiettive possibilità economiche.
    Chi non può permettersi il capo firmato acquista il falso corrispondente e spesso lo fa passare, con amici e conoscenti, per originale.
    Mi è tornato il gusto di spaccare il capello. Portate pazienza, cara Ines e amici del blog.
    L’originale firmato (di qualunque cosa si tratti: camicia, pantaloni e pantaloncini, scarpe e quant’altro sia in commercio) costa prezzi da capogiro. Salta fuori allora una moda allarmante, una moda nella moda, direi: indebitarsi per non farsi mancare la firma.
    So con certezza che ci sono persone che si rivolgono alle banche o alle società finanziarie per poter accedere nell’Olimpo dei “firmati da capo a piedi” (delle vacanze parlerò in un’altra occasione, se la padrona di casa non mi proibisce l’accesso al blog).
    Gravissimo, secondo il mio modo di vedere che potrebbe essere giudicato ottuso.
    Chi acquista il falso “d’autore” (l’autore è quasi sempre uno stilista molto scaltro che fa realizzare il prodotto in un Paese in via di sviluppo dove la mano d’opera costa pochissimo) si considera anch’egli persona molto scaltra, sia nel caso (raro) che dica apertamente che ha acquistato un falso identico all’originale pagandolo dieci volte di meno sia che voglia far passare per griffe qualcosa che non lo è.
    Di sicuro, in un modo o nell’altro, i guardaroba sono colmi di capi firmati e ciò che preoccupa è che per troppe persone possedere tutto questo è la principale fonte di soddisfazione e di realizzazione personale.
    Da alcuni decenni la parola d’ordine è consumismo all’ennesima potenza e posso assicurarvi che non mancano individui infelici (o quantomeno insoddisfatti) perché non possono sfoggiare il cosiddetto “must” della stagione.
    Saluti a tutti
    Roberto

  • La mia opinione, cara Ines, è che avere cura della propria “immagine” (l’esteriorità) è un comportamento giusto in quanto misura del rispetto che portiamo a noi stessi e a chi ci circonda. Infatti una persona trasandata svilisce, per così dire, uno dei due aspetti che la costituiscono, quello esteriore (che poi è il primo ad essere notato, è la prima impressione che lascia) e quello interiore (che invece necessita di tempo e di occasioni propizie per mostrarsi).
    Vedo invece preoccupante lo squilibrio, che secondo me è innegabile, nel dare risalto eccessivo e quindi un’importanza smisurata all’aspetto esteriore a scapito di quello interiore.
    Non di rado ho l’impressione che si viva sempre di più dietro una maschera ben costruita per nascondere le magagne individuali e sociali del tempo che stiamo vivendo.
    Non dobbiamo dimenticare, per di più, che un ruolo primario in questo comportamento è nelle mani dei mass-media che, per ragioni commerciali, trasmettono quasi esclusivamente messaggi fuorvianti, proprio perché finalizzati al culto dell’immagine esteriore e all’ostentazione.
    Cari saluti a tutti
    Roberto

  • Caro Roberto,
    quella delle “extension” (dei capelli e/o delle ciglia) è una moda e, come tutte le mode, rientra tra le scelte personali che non mi sento di approvare o disapprovare.
    Come la vedo? Come una delle tante manifestazioni del culto dell’apparenza e, in quanto tale, non la condivido.
    Ciò che, a mio avviso, dovrebbe far riflettere è la ragione per cui molte persone ricorrono a simili artifici (dagli interventi di chirurgia estetica alle “extension” e altro ancora): che cosa nasconde realmente questo desiderio di mettere in risalto l’esteriorità e spesso di ostentarla fino a cadere nel ridicolo?

    A te e a tutti voi, amici, buona giornata.
    Ines

  • Cara Ines,
    approvi o no questa moda femminile di allungare e infoltire capelli e ciglia? Merita uno dei tuoi “sic and gulp” oppure la vedi… Insomma, come la vedi?
    Intanto vi annuncio che ieri sulla spiaggia ho incrociato l’uomo più tatuato che mi sia finora capitato di vedere.
    Torso nudo, come è normale sulla spiaggia, completamente tatuato, come d’altronde le braccia e le gambe. Se escludiamo insomma la testa, le mani e i piedi tutta la pelle visibile era ricoperta di tatuaggi.
    Anche questa è una moda, un’altra astrusità, per il mio modo di vedere e ho notato che le persone che non hanno almeno un ghirigoro o un simbolo impresso sulla pelle sono una rarità.
    Saluti accaldati a tutti
    Roberto

  • Bene, amici: mentre gli uomini (non tutti, per fortuna) si depilano “da capo a piedi”, come osserva il nostro Roberto, le donne (non tutte, per fortuna) ambiscono a infoltire.
    Abbiamo visto come le “extension” possano fare miracoli riguardo alla lunghezza e al volume della chioma, ma non sapevo che esistessero anche le “extension” per le ciglia: l’ho appena scoperto facendo una capatina dalla mia estetista personale.
    D’accordo, confesso: ho curiosato in Internet.
    Si possono ottenere tre diversi effetti: uno detto “essential” (30 ciglia per occhio), oppure il “natural” (45 ciglia per occhio) o il “lussuoso pacchetto sensational” (100 ciglia per occhio).
    Inutile precisare che il prezzo varia da pacchetto a pacchetto e che il trattamento costa un pacco di soldi, un … occhio della testa, direi.
    “A Milano il servizio è attivo in quattro saloni di bellezza”. Parto immediatamente: il ‘sensational’ mi aspetta ! ;-)
    Ciao
    Ines

  • Carissimo Ernesto,
    “Maggio, giugno, luglio e agosto moglie mia non ti conosco”: certo che anch’io ricordo così questo detto, ma ora dimmi se il taglio di ben tre mesi non era a vantaggio dei … maschietti!
    Vuoi mettere se un uomo si “allestra” su un’amaca campagnola soltanto ad agosto o se invece lo fa per quattro mesi all’anno? Sarebbe uno scansafatiche senza pari, suvvia! :-)

    Scherzo, caro Ernesto, e la tua bacchettata è meritatissima, credimi: “quanno ce vò ce vò″, si dice a Roma.
    Non sapevo che il detto originale comprendesse tutti questi mesi, né che fosse nato dalle nostre parti, né quale significato avesse realmente: ne sapevo poco e niente, insomma.
    Grazie, dunque, per le tue preziose delucidazioni.
    “Allestrarsi”: verbo interessante, di cui intuisco il significato, ma che non conoscevo o che forse non ricordo, boh …

    Altro dirvi vorrei, ma alla prossima, cari amici.
    A tutti voi auguro una serena giornata.
    Ines

  • Cari amici,
    non chiamerei maleducazione indossare i pantaloncini (con la canottiera: :-( ) e calzare i sandali ( con i calzini: :-( e ancora :-( ) anche in città: lo considero cattivo gusto e penso che ognuno sia libero di manifestare tutto il proprio cattivo gusto, se questo non rappresenta un limite alla libertà altrui. Non credo che incontrare un uomo o una donna così vestiti in città costituisca una limitazione ai diritti altrui. Posso non condividere la loro scelta (e infatti non la condivido), ma resta il mio punto di vista, nulla di più.

    Chiamo, invece, maleducazione gli schiamazzi e gli ululi, soprattutto se notturni (siamo licantropi, forse?), perché sottraggono un mio sacrosanto diritto: quello di stare sulla spiaggia a leggere in santa pace o a conversare senza dover gridare per essere sentita (per esempio), oppure quello di dormire se desidero dormire e dormire a notte fonda è normalmente un bisogno, più che un desiderio o un diritto.

    Chiamo viltà e crudeltà abbandonare gli animali nel periodo estivo: è viltà perché si tira fuori l’astuzia (che spesso è tutto fuorché intelligenza) per liberarsi di un essere indifeso che istintivamente ha riposto nel suo ‘padrone’ (termine molto ambiguo, comunque) la piena fiducia; è crudeltà perché se basta una piccola difficoltà organizzativa a convincere che d’estate sia meglio abbandonare un cane o un gatto sulla strada significa che manca il rispetto (figurarsi l’affetto!) cui anche gli animali hanno diritto. Non sono oggetti, di cui possiamo liberarci a nostro piacimento.

    E ora vado a rispondere al nostro Ernesto: “Maggio, giugno, luglio ….”. :-)
    Ciao ciao a tutti
    Ines

  • Caro Ernesto,
    l’esuberanza è da mettere in conto e direi anche nella norma nei giovani, soprattutto in concomitanza con le feste, i festeggiamenti in generale e anche con le vacanze, viste come un periodo festaiolo.
    Invece la maleducazione dà la misura della stupidità, come ha puntualizzato Luigi: non può essere diversamente se un individuo per divertirsi deve potersi sentire libero di abbattere tutti i freni e questo vale a qualsiasi età!
    Una precisazione sulle gambe pelose di noi “maschietti”: per tornare alle mode, da qualche anno ci sono uomini che si depilano dalla testa ai piedi!
    Cari saluti a tutti
    Roberto

  • Ha ragione Roberto. Avrei potuto anche risparmiarvi (mi) la tirata (sfogo) sui pantaloni corti.
    Avrei, semplicemente, dovuto dire che , in questo periodo, “il modo più di moda” è la
    maleducazione : elevata al cubo , rispetto a quella normalmente espressa.
    La maleducazione infatti, si “esibisce” in modi quasi “infiniti” , e d’estate, abbigliamento , schiamazzi, e molto altro che “sopportiamo”, ne sono la manifestazione più evidente.
    La maleducazione credo sia la prediletta figlia della stupidità.
    E della stupidità, nella sua accezione più ampia , penso faccia parte anche quel “modo” di adattare alle proprie “comodità“, anche la popolare saggezza dei proverbi, così come ha evidenziato Ernesto. Ernesto, con ” l’mportanza di chiamarsi”, mi fa allora venire in mente
    Oscar Wilde che, non a caso sosteneva :
    ” Due sono le cose con le quali siamo chiamati a combattere : il tempo e la stupidità umana”

    Buona gornata a Tutti, in vacanza o in città ;
    con canottiere, sandali con calzini corti, braghette, extensions, tacchi ” 48″ , ululi e schiamazzi di giorno e di notte. E oltre la maleducazione, la barbarie, l’infamia degli
    animali abbandonati ( e su questo, io sono per “la pena di morte”), anzi, senza parentesi!

    Mandi
    L.G.

  • Carissima Ines,
    Ti debbo batteccare (bacchettare in ciociaro :-) ).
    Tu che sei nata nella regione dove il detto è nato, tu quoque, dici “agosto moglie mia non ti conosco”?
    Innanzi tutto è “maggio, giugno, luglio e agosto moglie mia non ti conosco”.
    Poi il detto nasceva dalla necessità di dormire al fresco d’estate allestrandosi su una lettiera di felci sparsa su un tavolato inchiodato sui rami di qualche albero…
    Non era affatto questa necessità tutta moderna di andare in vacanza e regalmente cornificare il coniuge o il compagna/o di turno!
    Perciò i detti che dovrebbero servire come la saggezza delle genti vengono modificati per essere adattati alle circostanze e non sono più la guida ma la scusa per andare fuori binario…
    Con ciò saluto la compagnia, anche se non è accampata sulle piante di acacie.
    Ernesto

    Ps: Le “extention” fanno tanto posticcio che io le aborro! :-)
    E

  • Luigi vorrebbe proibire l’uso dei pantaloncini ai ragazzi che hanno superato i 15 anni. E dell’abbinamento pantaloncini+canottiera cosa facciamo? Anche la canottiera, che differisce da quella intima per il fatto che ha spesso colori diversi e scritte incomprensibili o quasi, va molto di moda tra gli uomini nel periodo estivo, non solo nei posti di mare!
    Chi per mostrare i bicipiti da palestrato (nessuna invidia, credetemi sulla parola), chi con il pretesto che fa troppo caldo per sopportare una polo, chi per fare sfoggio dell’ultimo tatuaggio, insomma di uomini in canottiera per le vie del centro se ne vedono e a me non garbano mica.
    Saluti a tutti
    Roberto

  • Caro Luigi,
    sarebbe utile precisare – ipotizzando di legiferare a tale riguardo – se l’altezza femmInile da te proposta (un metro e settanta) va intesa con o senza scarpe. ;-)
    Le calzature che quest’anno sono di moda per le donne prevedono il “plateau” di circa cinque centimetri e il tacco da 20 (centimetri, non millimetri!).
    Le vedi svettare a fianco delle loro dolci metà che d’un colpo si ritrovano a essere … un terzo, se tutto va bene.
    Arci-sic e super-gulp.
    Uno speciale super-gulp per i sandali con i calzini.

    A te e a tutti una serena giornata
    Ines

  • Si parla di vacanze, di mode e di modi e mi viene in mente un gioco di parole: sembrano di moda i modi di strafare durante le vacanze.
    Allora non sono vacanze se non si rompono gli schemi quotidiani! Intendo quella manciata di regolette che si possono raccogliere sotto il nome di “educazione”.
    In vacanza tutti pretendono di potersi permettere tutto, a partire dall’uso incivile dei servizi pubblici fino allo schiamazzare senza ritegno in ogni luogo e ad ogni ora del giorno e della notte. La vacanza significa per buona parte delle persone (italiane e straniere) il diritto di fare quello che si vuole, come e quando si vuole, senza tenere conto dei diritti degli altri (il mio solito pallino del concetto poco chiaro dei doveri e dei diritti).
    E’ una moda la maleducazione che in vacanza si decuplica.

    Saluti a tutti
    Roberto

    • Caro Roberto,
      abbiamo purtroppo dovuto sopportare questo comportamento incivile nei Caraibi, dove normalmente sverniamo. A volte gruppi di giovinastri avvinazzati, spesso europei ma non esclusivamente, fanno schiamazzi notturni irritanti al punto che le guardie intervengono.
      Mi ricordo negli anni della mia gioventu’ che ci si comportava similmente a carnevale… una pecca dell’eta’ forse?
      Salutoni
      Ernesto

  • Allora portavamo i pantaloni corti.
    Sono nato nel ’50 e fino a 14 anni, d’estate, portavo come tutti i bambini-ragazzini i pantaloni corti. Poi, finite le elemntari cominciava l’eta dei pantaloni lunghi, qualli “veri”, da uomini. Le bambine invece li mettevano (quelli corti) fino a 10- 12 anni.
    Oggi i “pantaloncini” li portano in molti, troppi. Uomini e donne di ogni età, ogni altezza e ogni “peso”. Ci sono uomini della mia età, e anche oltre, che girano “così combinati” per le città , con tanto di calzini neri e sandali . Uno spettacolo! Poi ragazzi (uomini) che vanno a teatro, a conferenze, a feste, in pantaloni corti ( si, ma “molto” firmati). Questi, però, ai piedi calzano altrettanto firmatissime scarpe “da ginnastica”.
    Con le donne poi, lo “spettacolo” raggiunge stratosferici livelli di eleganza e buon gusto !
    Non faccio altri commenti.
    Ma se trovo la “lampada di Aladino”, un preciso Desiderio (tra gli altri certamente più seri)
    da esprimere lo avrei. Una legge che consentisse l’uso dei pantaloni corti alle donne che:
    hanno meno di 18 anni, sono più alte di 1 metro e settanta, e pesano meno di 50 Kg. ;
    per gli uomini invece : quelli che hanno meno di 15 anni .

    So che ci sono cose molto più importatnti e serie delle quali occuparsi, e sono d’accordo che ” L’abito non fa il monaco”. E’ vero, non lo fa; ma spesso “aiuta molto”

    Un leggero Mandi mandi
    L.G.

    • Caro Luigi,
      I pantaloncini, per chi non ha le gambe storte e pelose come noi, sono una meraviglia.
      Se una legge si dovesse fare per eliminarli io la farei per toglierli completamente agli elementi femminili della società.
      Indiscriminatamente!
      Ma per i maschietti, come ci chiama la nostra Ines, sarebbe una storia ben diversa. Tu, ed io incluso e forse anche Roberto, non ci faremmo bella figura. Noi non ci presenteremmo mai in un posto dove prevalgono le dame in, o senza, “pantaloncini” in pinocchietto.
      Noi siamo della risma dei serii e certe scemenze non le facciamo!
      Noi i pantaloncini li togliamo solo all’oscuro! :-)
      Saluti caldissimi da Toronto (tra una tempesta ed un’altra)!
      Ernesto

  • “D’agosto moglie mia non ti conosco”.
    Cari ragazzi,
    dico proprio a voi uomini, sì: fidanzati o sposati o compagni che siate… a voi maschietti, insomma.
    Il detto che ho riportato non è mai stato tanto attuale, credetemi: basta una sistematina (“D’agosto moglie mia non ti riconosco”), la parola d’ordine di questa estate e via.
    La parola d’ordine: “extension”.
    La vostra donna (fidanzata, moglie o compagna che sia) ha un bel taglio corto che le dona tanto e la ringiovanisce? Oppure un simpatico caschetto stile inizio anni Settanta? O un medio-lungo sfilato che le incornicia il grazioso ovale del viso?
    Potrebbe succedere – oh sì che potrebbe succedere … – che voi usciate di casa una mattina e che tornando dopo qualche ora non riconosciate la vostra donna, soprattutto se vi capitasse di vederla di spalle.
    - Scusi, ma Lei chi è? – domandereste sbigottiti.
    Lei si volterebbe e, con un sorrisone:
    - Sorpresa! Mi sono fatta l’extension, tesoro!
    (Attenzione, ragazzi: drizzate sempre le antennine quando vi chiama “tesoro”!)
    Se vivete in regime di divisione dei beni, la sorpresa sarà soltanto quella: la vostra donna ha una chioma lunghissima e foltissima, che terrà sempre sciolta (anche se ci sono 40°) e a un lato, perché possa ammirarsela mentre va a passeggio, a fare la spesa, in ufficio, a innaffiare le piante in giardino o in terrazza.
    Se vivete in regime di comunione dei beni vi aspetta un’altra sorpresa: diverse centinaia di euro in meno sul conto in banca. Sic e :-(
    Consiglio: fate buon viso a cattiva sorte. Litigare per una matassa di capelli posticci (ed eventualmente per ‘qualche’ banconota lasciata dal parrucchiere) mi sembra eccessivo, suvvia!

    Un cordiale ciao ciao, amici.
    Ines

Lascia un commento