Vero o falso?

set 2, 2012   //   by Ines Desideri   //   Blog, Letteratura  //  31 Comments

“Generalmente ciò che detestiamo negli altri lo detestiamo perché lo sentiamo anche nostro. Non ci danno fastidio i difetti che noi non abbiamo” ( Miguel de Unamuno, scrittore e filosofo spagnolo, 1864-1936).

Non condivido questo pensiero, ma mi farebbe piacere conoscere le vostre opinioni, cari amici. Grazie.

Ines

31 Commenti

  • Cara Angela,
    quanta premura! Grazie di cuore: apprezzo la Sua precisazione, ma Le assicuro che il fatto che Lei abbia ripreso e approfondito un concetto espresso da me non può che farmi piacere.
    A mio avviso la suscettibilità è una delle caratteristiche di un’indole sensibile se la persona che la manifesta è intimamente e sinceramente turbata anche da quanto accade – di sgradevole o spiacevole – agli altri.
    Smette invece di essere un aspetto della sensibilità quando è rivolta esclusivamente o il più delle volte alla propria persona.
    Se la mia analisi fosse corretta, potremmo dire che le “ripercussioni negative” (la condizione di disagio interiore) sono molto più frequenti e intense nel primo caso, naturalmente.

    Caro Roberto,
    le tue considerazioni sono lusinghiere: significa che tra noi si è creato l’affiatamento indispensabile perché ci si senta “a casa”, cioè tra amici. Non è poco. Grazie.
    Ti aspetto in “Parole nel tempo”. Ci sono altre novità, nella stanza accanto!
    Non vorrai mica che ti porti il prosecchino qui, eh? :-)

    A tutti voi, amici cari, buona giornata.

  • Cara Ines,
    essere il primo a intervenire nel nuovo blog? Neanche sotto tortura!
    Mi sono “prenotato”, è vero, ma per un commento sulle affinità e/o diversità all’interno dei blog.
    Presto detto: mi pare di notare che, in generale, c’è sintonia tra noi che frequentiamo il tuo salotto (che del salotto ha l’accogliente confortevolezza ma non la frivolezza delle chiacchiere inutili).
    Il punto è questo: se torno per la curiosità di leggere cosa si dice e con il gusto di dire la mia è perché, anche con le legittime diversità insite in ognuno di noi, c’è prevalenza delle affinità di fondo, se non sbaglio.
    Questo dimostra che, per quanto riguarda il mio punto di vista e le mie “esigenze relazionali”, probabilmente trovo nelle affinità una motivazione in più per venire a fare una visita e scambiare idee.
    Forse cerco (o cerchiamo) persone affini a noi quando abbiamo bisogno della certezza che le parole (per riferirmi alla tua introduzione nel nuovo blog) abbiano lo stesso senso per chi parla e per chi ascolta.

    Saluti a tutti
    Roberto

  • Gentile Ines,
    diamo a Cesare quel che è di Cesare: vi siete complimentati con me, vi ringrazio, ma per il riferimento alla complessità della natura umana ho preso spunto da Lei e da una Sua nota, osservandola da un’angolazione diversa. Lei ne ha parlato riferendosi alla possibilità che la suscettibilità sia una forma di sensibilità, io considerando le innumerevoli combinazioni di caratteri, in virtù delle quali nessuno è identico ad altri.
    Volendo adesso azzardare una collocazione in termini di ripercussioni negative, credo che la suscettibilità, soprattutto se vista come manifestazione della sensibilità, crei più disagio a colui che la possiede che a chi entra in relazione con lui (o lei).

    Auguri vivissimi per il nuovo blog e cordiali saluti
    Angela

  • Cari amici,
    vi aspetto per un brindisi – si scherza, suvvia! – nel nuovo blog “Parole nel tempo”, finalmente attivo.
    Potrete continuare a lasciare i vostri commenti sul tema “Vero o falso?”, ovviamente: Roberto si è perfino prenotato … ;-)
    In seguito altri temi saranno proposti in ‘Attualità‘ o in ‘Letteratura’. Senza fretta.
    Un cordiale ciao ciao a tutti voi.
    Ines

  • Caro Ernesto,
    ma che domande fai?
    L’adulterio riguarda gli adulti (come dice la parola stessa), il ‘ragazzerio’ i ragazzi e avanti così, no? :D

    Caro Luigi,
    grazie per aver ricordato Indro Montanelli, che stimo molto.
    In “Questo secolo” (1982) scrisse:
    “Io mi considero un condannato al giornalismo, perché non avrei saputo fare niente altro”.
    Per lui una ‘condanna’, una fortuna – direi invece – per chi ne ha apprezzato l’opera.

    Cari Gianni e Roberto,
    i vostri interventi su “marachelle e scappatelle” sono ottime arringhe in (legittima) difesa della fedeltà coniugale. Grazie.
    @Roberto: aspetto le tue considerazioni sulle affinità e diversità che riguardano il nostro blog.
    Senza fretta, stai tranquillo.

    A tutti voi, amici, un cordiale ciao ciao.
    Ines

  • Caro Ernesto,
    è vero che tu non hai parlato di scappatelle, bensì di marachelle. Di queste ultime ha fatto una simpatica carrellata la nostra Conduttrice e così sia.
    Però la tua curiosità riguardava le scappatelle e adesso lo hai detto chiaro e tondo.
    Secondo me non sono le parole che usiamo ad attribuire valore o disvalore (“disvalore” esiste?) a un’azione, ma l’azione in sé.
    Metterei da parte il concetto stesso di “peccato mortale”, per la sua specifica attinenza con la religione che (con tutto il rispetto) restringe la possibilità di analisi per due ragioni: 1) fissa regole di comportamento che possono essere giustissime, ma se non vengono interiorizzate rimangono regole e non diventano comportamenti; 2) uno dei comandamenti dettati da Dio a Mosè fu “Non desiderare la donna d’altri” e da qui potrebbe partire una disquisizione da trattato, sia sul significato di “desiderare” (pensiero, flirtino o adulterio?) sia sull’obsoleto “la donna d’altri” …
    Un flirtino? Che cosa è: l’ammirazione per l’altro sesso di cui parla Gianni (lecita e inevitabile), oppure il corteggiamento più o meno evidente e più o meno avanzato che potrebbe portare ad “altro”, oppure ancora questo “altro” fermato giusto in tempo perché non diventi “peccato mortale”?
    Sono dello stesso parere di Ines e Gianni e contrario alla tanto sbandierata “libertà sessuale” (che si sia sposati o no): siamo fatti di carne e la carne è debole, si sa, ma abbiamo anche un cervello che, guarda un po’, ci è stato “innescato” per ragionare.
    Ora sarei curioso, però, di sapere il tuo punto di vista, che ne dici?

    Ringrazio la gentilissima Ines per i complimenti e la cornice virtuale. Sono lusingato.
    Mi piacerebbe tornare alle affinità e alle diversità, viste stavolta nella specificità di questo blog, se mi è consentito e sperando di trovare il tempo… Ho notato che ogni volta che mi accingo ad avanzare uno spunto gli impegni cominciano a perseguitarmi!

    Cari saluti a tutti
    Roberto

  • Ringrazio il Gentilissimo Ernesto.
    E Lo ringrazio anche per le bellissime foto che qualche volta ci propone.
    Non sembrano “nemmeno” fotografie, ma immagini trasmesse “in presa diretta”.
    Abbiamo bisogno di vedere cose belle. Fa bene, e non solo agli occhi.

    A proposito di Roberto Gervaso, che da un po’ non si sente e non si vede.
    Di Gervaso, non condivido molto di quello che pensa, ma ho sempre apprezzato (spesso divertendomi) per come lo dice.
    E se ho imparato qualcosa sulla ” Storia d’ Italia” (soprattutto per la parte risorgimentale) e sulle Personalità che l’hanno fatta, lo devo a lui; per come, con Montanelli, l’ha scritta.

    Bello il “mandi sempre”.
    Allora, così anche a Voi.
    L.G.

  • Caro Luigi,
    ho letto molte citazioni (sull’amicizia, sull’amore, sulla vita, sulle donne, …) di O. Wilde: ne condivido pochissime, mentre per buona parte di loro il mio pensiero ricorrente è “Parla per te”, che significa “Questo forse vale per te, caro il mio Oscar, ma non pretendere di farne una verità inconfutabile, per favore”. ;-)

    Caro Roberto,
    a mio avviso, merita di essere incorniciata la tua conclusione nell’ultimo intervento: ” … non confondiamo le scelte con la nobile parola libertà“. Complimenti.

    Le mie scuse, invece, ad Angela: anch’io ho trovato arguta la Sua osservazione sui difetti e sulla complessità degli esseri umani, ma ho dimenticato di congratularmi con Lei. Uno dei miei scivoloni … succede.

    A tutti voi, amici, buona giornata.
    Ines

  • Caro Ernesto,
    grazie per la spiegazione: tutto chiaro.
    Veniamo alla tua curiosità sulle marachelle. Chi stabilisce se sono o no “di pochissima importanza”? Teniamo presente che quasi sempre il (o la) responsabile tende a minimizzare mentre la parte lesa, chiamiamola così, tende ad ingigantire, per cui spesso il/la fedifrago/fedifraga considera di poca importanza l’avventuretta senza coinvolgimento affettivo, mentre la moglie (o il marito) dà a tutta la possibile gamma di esperienze extraconiugali un unico nome: infedeltà (a meno che non si parli di “coppie aperte”, campo relazionale che mi rifiuto di comprendere).
    Confessare o non confessare dipende dal tipo di rapporto esistente nella coppia.
    In teoria si potrebbe applicare la regola della lealtà, come suggerisce la nostra conduttrice, se la coppia è unita e solitamente abituata al dialogo.
    In pratica il discorso diventa complesso, per le ragioni che ho illustrato inizialmente.
    Se il rischio fosse soltanto prenderle sarebbe poca cosa. Il problema è che se la coppia sta portando avanti un progetto comune basato su determinati principi di vita e di comportamento, uguali per entrambi, non credo che tutto si risolva con una sfuriata e, se va male, quattro “bastonate”!
    Meglio pensarci prima: è una questione di scelte e non confondiamo le scelte con la nobile parola “libertà“.

    Saluti a tutti
    Roberto

    • Caro Roberto,
      io ho chiaramente parlato di “marachelle” e non di “scappatelle”.
      Per questo le ho definite di poca importanza.
      Ma nella mia curiosità sarebbe certo incluso qualche flirtino leggero e occasionale del tipo Totoniano: – L’aggio avuto qualche cuorno ma non al punto di sentirmi offeso- !
      Perciò chiederei di eliminare la roba pesante e restare nelle coserelle tipo non comune ma non da peccato mortale.
      Questo dovrebbe allinearsi anche con l’idea della nostra padrona di casa! :-)

      E dato che siamo in tema: l’adulterio è solo roba da adulti? :D

      Buona giornata a tutti

      Ernesto

      • Gentile Ernesto
        Come tu sai noi uomini siamo naturalmente portati ad ammirare il gentil sesso. Se questa può essere considerata una marachella penso che rientri ancora in un corretto rapporto di coppia. Diverso è passare dall’ammirazione /apprezzamento ai fatti. Qui penso che, in un corretto rapporto di coppia, occorra una sostanziale onestà espressa o evitando di assecondare le tentazioni oppure, in caso di scappatella, parlarne con il partner spiegando le motivazioni ed assumendosi le responsabilità/conseguenze.
        Saluti e a presto
        Gianni

  • Permettetemi un personalissimo e divertente (spero) commento alla “battuta” di Wilde riportata da Angela.
    Intanto bisognerebbe verificare (non io) se la traduzione italiana esprime correttamente il “sopportare” di Wilde. Se è corretto, credo ci sia una differenza più che “leggera” tra il “non sopportare” e il “detestare” (di Unamuno).
    Ma, al di là di questo, io penso ( e ripeto, è una cosa solo mia) che il geniale Oscar fosse così “compiaciuto ed orgoglioso” dei suoi difetti che “non sopportasse” che questi appartenessero anche ad altri.
    Con Angela, condivido la considerazione che non sono i difetti che ci rendono unici.
    Per fortuna.

    A tutti voi, un soleggiato
    Mandi mandi
    L.G.

    • Caro Luigi,
      Ecco la massima in inglese:
      “None of us can stand other people who have the same faults as ourselves”.
      Vi sono parecchi modi di tradurre questa frase, ma a me sembra piuttosto chiara nel significato indipendentemente dalle parole usate nel tradurla.
      “Odiamo chi ha gli stessi difetti nostri” è il modo più spiccio che ho trovato.
      Se d’altra parte cerchiamo il pelo nell’uovo allora ci possiamo sbizzarrire…
      Sia Wilde che Unamuno erano degli individui eccentrici e flamboianti cui piacevano le stranezze. Perciò il tuo “compiaciuto e orgoglioso” ci sta bene!
      Penso che qualcosa del genere lo abbia detto anche, chi altro se non, Roberto Gervaso!

      Cordialmente e mandi sempre…

      Ernesto

  • Ahi ahi ahi, caro Ernesto …
    ” Durante le vacanze molti commettono marachelle, anche di pochissima importanza …”, eh?
    Vediamo, vediamo: alzano più spesso il gomito? fanno grandi abbuffate con gli amici, di quelle che la mattina dopo il fegato prepara le valigie e consegna la lettera di dimissioni? rincasano a giorno fatto? superano i limiti di velocità consentiti? si “slurpano” l’intero contenuto del vasetto di marmellata appena confezionato dalla mogliettina (ma dai!)?
    No?! Allora tu parli delle scappatelle, che in “Mode e modi” hai chiamato “allestrarsi”, offrendoci una spiegazione davvero interessante del proverbio “Maggio, giugno, luglio e agosto moglie mia non ti conosco”. ;-)
    Tu parli delle ‘innocenti’ scappatelle estive!
    Tema delicato, se non vogliamo liquidarlo con uno dei soliti luoghi comuni del genere “Occhio non vede cuore non duole”.
    Sono per la lealtà, in qualunque circostanza. Non mi piacciono le menzogne, le mezze verità, il “ti dico tra le righe”.
    Spiattellare, dunque; ragionare con la/il coniuge su quanto è accaduto. Perché è accaduto?

    Parliamone. Aspetto i vostri commenti, amici.

    A tutti buona domenica.
    Ines

  • Oscar Wilde, prima di Unamuno, aveva già espresso lo stesso pensiero, in modo più semplice: “Nessuno di noi riesce a sopportare che gli altri abbiano gli stessi nostri difetti.”
    Mentre Unamuno lascia spazio ad eventuali eccezioni (nel suo GENERALMENTE), Wilde estende il concetto all’intera umanità (NESSUNO).
    Non condivido l’affermazione di Fernanda riguardo all’unicità definita esclusivamente dai nostri difetti. Non sono solo questi a renderci unici, ma l’insieme delle caratteristiche che ci distinguono e che non sono mai combinate in modo identico in due persone.

    Cordiali saluti
    Angela

  • Caro Ernesto,
    da bravo puntiglioso quale sono (e ho pubblicamente riconosciuto di essere) consentimi una precisazione: non credo proprio che le affinità siano solo pregi e le diversità solo difetti. Si può essere affini nei pregi e/o nei difetti e si può essere diversi nei pregi e/o nei difetti.

    Ora ti chiedo una cortesia: puoi decrittare il tuo riferimento al mio messaggio riguardante la permalosità di Luigi? Te ne sarei grato.
    “A volte è meglio tacere per quieto vivere”, disse Confucio: a cosa alludi in modo specifico?

    Cari saluti a tutti
    Roberto

    • Caro Roberto,
      No, infatti non si può generalizzare in quel modo, perciò trovo l’affermazione di Angela di particolare interesse poiché ella afferma che nella moltiplicità inerente al fattore difetti/pregi si forma un’elica simile al DNA rendendoci immensamente complessi nella nostra individualità.
      Per il commento riguardante Luigi ho solo detto che mi è piaciuto il modo come lo hai messo, assecondando il tuo dire e porgendo un ulteriore commento (spinning) a scopo di discussione.

      Il detto di Confucio si riferisce al fatto che nel riconoscere – o riconoscerseli – i difetti degli altri sarebbe meglio tacere che dire troppo. In altre parole avrei potuto dire che se non c’è niente di buono da dire sarebbe meglio dir nulla. Niente di arcano quindi solo un piccolo sprone a continuare e sviscerare Unamuno.
      Spinning again…

      Poi la “Conduttòra” ci si mette pure lei!
      Durante le vacanze molti commettono marachelle, anche di pochissima importanza, e non dire tutto, cioè mentire al coniuge, chiedo se si può considerare legittima difesa…
      O sarebbe meglio accusarsi e prenderle?
      È solo una curiosità la mia e voglio sapere come la pensa l’udienza…
      Spiattellare o no?

      Cordialità a tutti :-)

      Ernesto

  • Cara Angela,
    innanzitutto bentornata.
    Sono d’accordo con Lei su due punti.
    Non è condannabile chi, conoscendo i propri difetti, sceglie di non parlarne con altri: ognuno è libero di condividere i vari aspetti della propria personalità se e con chi ritiene opportuno.
    Anch’io penso che sia le affinità sia le diversità, quando sono molto spiccate, non favoriscano un rapporto armonioso, soprattutto le dissomiglianze.
    Non sono d’accordo sulla Sua affermazione “poche persone sono propense a sopportare negli altri ciò che non sopportano di sé stesse” e credo di aver già spiegato perché.

    Caro Roberto,
    potrei sbagliare ma a me sembra che Gianni, nel suo secondo intervento, abbia sostenuto il contrario: è favorevole alle diversità nei rapporti importanti, non lo è in quelli casuali e di breve durata. ;-)

    My estimado Ernesto,
    me gusta to be provocativa per scherzar con los amigos (but not con todos los friends!) y now don’t dirmi che my idioma is ingarbugliato, por favor. :-)
    Ehm … mentire per legittima difesa?! Se il coniuge ti sta puntando con uno schioppo mentire è lecito e fuggire a gambe levate è raccomandato.
    Ma perché questa domanda?

    A tutti voi, cari amici, una serena giornata da una Lanciano piovosa.
    Ines

  • Se Miguel De Unamuno afferma che detestiamo negli altri ciò che SENTIAMO ANCHE NOSTRO, si presume che conosciamo i nostri difetti, altrimenti non li sentiremmo nostri.
    Poi tra conoscerli e RIconoscerli (ammettere con gli altri che li abbiamo) c’è una bella differenza, che non vedo condannabile.
    Se si tratta di difetti che detestiamo in noi mi pare ovvio che li detestiamo anche negli altri: poche persone sono propense a sopportare negli altri ciò che non sopportano di sé stessi.

    Sulle affinità e diversità non farei tanti distinguo in merito alla tipologia di rapporti per cui sarebbero preferibili le une o le altre, ma su quanto esse siano marcate: affinità molto marcate appiattiscono qualunque rapporto, come diversità molto marcate lo rendono conflittuale.

    Cordiali saluti a tutti
    Angela

  • Se applichiamo il detto “Mal comune mezzo gaudio” ai difetti che ci accomunano ad altre persone si potrebbe dire che dalla comunanza dovremmo ricavare sollievo, non insofferenza.
    Però il commento di Ernesto mi fa sorgere un dubbio: è possibile che ritrovare in altri uno o più dei nostri difetti significhi subirne gli effetti in maniera molto più incisiva e che questo renda detestabili quei limiti e chi li possiede, perché ne amplifica la negatività.

    Tra affinità e diversità preferisco le prime, quindi concordo con Gianni.
    Vedo nelle diversità (soprattutto se molto accentuate) il rischio che una relazione prima o poi naufraghi per incompatibilità.
    E’ possibile che inizialmente un rapporto (sentimentale o di amicizia) trovi stimolanti le diversità di carattere: da qui il detto “Gli opposti si attraggono”, ma a lungo andare proprio quelle diversità indeboliscono la coesione necessaria per la stabilità di un rapporto.
    Direi dunque: affinità per le scelte importanti e durature (se vogliamo che durino), diversità per le occasioni di secondario rilievo.
    Vi sembra un buon compromesso?

    La signora Fernanda mi perdoni un’obiezione.
    I difetti non diventano difetti quando qualcuno ce li fa notare: lo sono se riconosciuti come tali secondo criteri obiettivi, altrimenti chi può sapere se la persona che ce li fa notare è nel giusto o no? Quello che per me (per fare un esempio) può essere un difetto grave (e quindi darmi fastidio e irritarmi) per un’altra persona può non esserlo, non è d’accordo?

    Cari saluti a tutti
    Roberto

  • Carissimo Ernesto,
    ma a me il girotondo piace! :-)
    Tornando al nostro Miguel, mi sembra che, qualunque interpretazione diamo, il suo pensiero non traduca le reazioni umane ai difetti propri e altrui.
    Vogliamo ammettere che troviamo ‘qualche’ difficoltà nel riconoscere i nostri difetti e nessuna difficoltà a riconoscere quelli altrui, generalmente?
    Detto questo, vogliamo ammettere che generalmente tendiamo a giustificare i nostri errori/difetti/limiti, a ragione o a torto, ma non quelli altrui?
    Detto anche questo, vogliamo ammettere che sarebbe più giusto se – visto che quei difetti sono detestabili per noi stessi che ce li portiamo ‘beatamente’ a passeggio ogni giorno, tutti i giorni (ognuno è per sé l’unica persona da cui non si separa mai) – provassimo a correggerli o imparassimo a conviverci, senza star lì a detestarli in chi ce li scopiazza? ;-)
    “Chissenefr …” (o anche “Non ci tange” o “C’arimbarza”) dei difetti degli altri se a noi mancano?! Ma se detestiamo i difetti degli altri quando li riconosciamo uguali ai nostri, figurati quelli che noi non abbiamo. “Kabboom!”
    Dai, caro amico, ho voglia di provocarti un po’, altrimenti ti distrai troppo dal nostro blog, pensi soltanto ai pennuti, ai pelosi, a scattare foto …
    Comunque, grazie di cuore per tutto.

    A te e a tutti voi, amici, buona giornata.
    Ines

    • Querida y estimada señora Inés provocativa y muy,

      I got the provocations but I stand my ground!

      Visto che il signor filosofo non la spunta andiamo a cogliere i fiori in altri prati, meno fioriti ma forse più fertili.
      Devo rispondere a Roberto che mi chiese dei centri commerciali e se il fare lo scioppinghe per ore e ore sia una abitudine americana.
      Io credo che spendere tempo in un centro commerciale sia un’abitudine universale divisa in tre parti come la Gallia di Cesare.
      Chi ha tempo da perdere ne trova il trastullo; chi di tempo ne ha poco può raggruppare le compere e pianificarle nel modo più efficiente; chi è in pensione lo trova come un posto utile per fare un pò di esercizio visto che d’inverno è caldo e d’estate è fresco!
      Sul commento di Roberto e la permalosità di Luigi, mi piace il commento e la conclusione cui allude: fare il bastian contrario incita la conversazione e da là si capisce meglio con chi hai a che fare; insomma fai tirare fuori la parte più cruda dell’interlocutore pungicandolo dove duole.
      Dovrebbe essere facile appena hai riconosciuto il difettuccio comune, no?
      Se le affinità (i pregi) ci accomunano, le diversità (i difetti), spesso prese come dice Unamuno, ci dividono.
      Confucio disse: A volte è meglio tacele pel quieto vivele…

      Infine una domanda: Mentire al coniuge si può considerare legittima difesa?

      Hajhajhaj…

      saludos y cordialidad!

      Ernesto

  • E’ vero che dal confronto di persone con comportamenti/difetti diversi risulta un importante arricchimento reciproco. Questo però comporta un impegno ed il coraggio di mettersi in gioco.
    A mio parere questo accade quando tra persone differenti esiste già un forte legame di tipo affettivo o professionale o altro, cioè con le persone importanti della ns. vita.
    Quando invece incontriamo persone per amicizia , hobbies o per caso e scopriamo importanti differenze di comportamenti/ difetti cerchiamo gradualmente di allontanarci da loro fino a perderle di vista.
    Perché penso che gli uomini siano sostanzialmente pigri e quindi si impegnano a scendere sul terreno del confronto solo quando lo ritengono effettivamente necessario: il confronto con la compagna o con il collega di lavoro è necessario per salvaguardare il matrimonio o la professione.
    Un caro saluto a tutti
    Gianni

  • Che bombe! Che interventi esplosivi, ragazzi! Complimenti e grazie.
    Butto là, anzi qui, le mie opinioni, se permettete.
    Sono d’accordo con Fernanda sull’unicità di ognuno – “unico e irripetibile”, scrisse un pensatore di cui non ricordo il nome – e sulla monotonia che deriverebbe dall’essere tutti uguali: una barba da Guinness dei primati, direi :-) .

    Nelle affinità troviamo una forma di rassicurazione, perché riconoscersi unici può comportare anche il timore, a volte inconscio, di essere soli con i nostri sentimenti e modi di essere, difetti inclusi: chi ci somiglia ci dà la certezza di sentirci compresi.
    Nelle diversità troviamo l’avventura del confronto, l’invito a metterci in gioco e in discussione, a trarre un reciproco arricchimento.
    Ritengo che ognuno di noi abbia bisogno di entrare in relazione sia con chi possiede una personalità affine sia con coloro che hanno caratteristiche diverse dalle proprie.

    Gianni mi sembra invece orientato verso la preferenza per le affinità.
    Mi chiedo allora su quale arricchimento possano contare due pigri, due iperattivi, due logorroici o due taciturni messi insieme.
    Che cosa ne pensate?

    Roberto, a differenza di Fernanda, sembra confermare che ognuno dovrebbe guardarsi dentro e riconoscere i propri difetti. Sono d’accordo con lui, anche se capisco che non è facile.

    A tutti voi buona giornata.
    Ines

    • Carissimi tutti,
      Parlando di esplosivi, assistevamo ad una delle tante recite Shakespeariane a Niagara on the Lake e al momento che l’attore doveva sentire un boato e dire:- è un cannone che sento?- metà del proscenio viene giù con enorme fragore. Il poveretto ridotto ad uno straccio si rivolge all’attonita udienza e con flebile voce dice:- kabboom! altro che un cannone io sento!-.

      A me sembra che al tema proposto ci si è fatto il girotondo senza affatto scalfirlo.
      Unamuno dice che GENERALMENTE quello che non ci piace in noi non ci piace nemmeno negli altri e nel riconoscerlo odiamo il fatto (e i portatori).
      Questo concetto lo esprime molto bene Galasso in Ka (o forse nelle “Nozze di Cadmo ed Armonia). La sacra vacca dovette essere uccisa perché si era pappata la torta di farro offerta agli dei. Venne fatto con una scure, ma anziché incolpare gli esecutori del sacrificio si dette la colpa alla scure usata che divenne il capro espiatorio e così si potettero assolvere i veri esecutori agli occhi della divinità cui la vacca apparteneva.
      La seconda parte del detto del filosofo in effetti dice che se noi siamo senza difetti (peccati), che gli altri li abbiano chissenefr…?

      Buona settimana a tutti,
      Ernesto

      http://www.facebook.com/media/set/?set=a.3897799356745.159096.1031964811&type=3&l=a95206e599

      http://www.facebook.com/media/set/?set=a.3861424367393.158215.1031964811&type=3&l=62e7ef0622

      Mi piace condividere le foto dei miei amici pennuti e pelosi… Non c’e’ bisogno di iscriversi all’odiato FB per farlo…
      Ernesto

  • Penso che i difetti diventano tali quando qualcuno te li fa notare perchè fino a quel punto non ti rendi conto fino in fondo che un tuo modo di fare possa dare fastidio o irritare qualcuno; questo non vuol dire ritenersi esseri perfetti, è solo che i tuoi difetti fanno parte di te. Sono proprio i difetti che ti rendono unico e diverso da qualsiasi altro, se non ne avessimo, saremmo tutti perfetti e nella perfezione uguali (sai che monotonia).
    Alle persone che amiamo siamo disposti a perdonare anche i difetti, ammesso che riusciamo a vederli in quanto condizionati e quindi non imparziali.
    Saluti a tutti
    Fernanda

  • Io penso che non siano molte le persone che si guardano dentro, attraverso quello specchio immaginario che permette di fare una critica obiettiva del loro modo di essere.
    Oggi la maggior parte delle persone usa lo specchio, quello reale, per osservare l’esteriorità: di questo abbiamo parlato nel tema precedente e tu stessa hai sottolineato la tendenza al culto dell’immagine, cara Ines.
    C’è una spaventosa fuga dalla realtà e in questa rientra anche la fuga dalla coscienza di sé, come intendi tu, o la fuga dalla “bella lotta” di cui ha parlato Luigi: la cura ossessiva dell’immagine è una scappatoia, una strategia per distrarsi dai problemi reali e dalle magagne interiori.

    A proposito di Luigi: mi fa benevolmente sorridere che si riconosca permaloso perché, tra le pecche umane, essere permalosi mi sembra tra le più accettabili.
    Io, oltre ad essere permaloso in determinate circostanze e con determinate persone, sono anche puntiglioso e poco arrendevole, oltre che poco incline a dimenticare i torti subiti, se li reputo gravi.

    Però non mi sembra facile distinguere i difetti dai comportamenti, perché (come sostiene anche Luigi) spesso i secondi sono determinati dai primi e così strettamente collegati tra loro da rendere difficile capire se, per esempio, un comportamento sbagliato deriva da un difetto innato o da una abitudine acquisita.

    Cari saluti a tutti
    Roberto

  • Salve amici.
    Vedo che la moderatrice ci porta su temi sempre più impegnativi. Questo qui è uno di quelli cruciali intorno al quale ruota tutto il mondo dei rapporti interpersonali. Quanti divorzi sono da attribuirsi a questa problematica?
    Concordo con Roberto e non condivido l’opinione di questo filosofo anche se per ragioni parzialmente differenti. Io penso che il ns. metro di valutazione di quello che ci gira intorno sia molto influenzato dalle ns. convinzioni e da quello che noi siamo nel complesso (pregi, difetti, comportamenti, educazione ,cultura, ecc…..). Non troviamo forse illuminante , geniale … un libro nel quale l’autore analizza e ci esplicita sensazioni comuni al ns. sentire rendendocele chiare e circostanziate? Istintivamente siamo vicini alle persone che hanno le stesse ns opinioni, con loro ci sentiamo in sintonia. Come può una persona pigra essere in sintonia con una iperattiva?
    Quando entrano in relazione queste due persone si crea disagio, c’è inevitabilmente contrasto, non possono stare insieme condividendo attività in quanto alla prima iniziativa nasce il contrasto su come fare, cosa fare, come passare il tempo insieme. E come può un logorroico essere interessante per un taciturno e riflessivo?
    Quindi a mio parere è vero il contrario di quello che afferma il ns filosofo. Noi stiamo bene con persone simili a noi (che hanno gli stessi ns. difetti) e tendiamo ad accettare negli altri, con maggiore benevolenza, i difetti che li accomunano a noi.
    Un cordiale saluto
    Gianni

  • Cari amici,
    a me sembra che gli interventi di Roberto e di Luigi siano una … “bella sfida”: bravi, così mi piace.
    Vogliamo mettere da parte, per un po’, la citazione di Miguel e riflettere sulle domande – tostissime, direi: perciò mi piacciono – poste dai nostri agguerriti ‘sfidanti’?

    Non riconoscere le proprie imperfezioni significa credere di essere perfetti.
    Veramente esistono persone capaci di ingannarsi e di ingannare al punto da nutrire l’illusione di essere prive di difetti?
    Spero di no. Sarebbe come dire che non si sono mai messe davanti allo specchio, quello specchio speciale che permette di guardarsi dentro con la lealtà dovuta a sé stessi, prima che agli altri.
    Significherebbe non riconoscere la propria “umanità“, intesa come ” l’insieme dei caratteri essenziali e distintivi della specie umana” (Devoto-Oli), tra i quali ci sono inevitabilmente anche i difetti.

    Sono propensa a pensare che, tranne casi eccezionali, buona parte delle persone sia consapevole dei propri limiti, che non ami parlarne e che abbia imparato a conviverci, come è giusto che sia quando non riesce a correggerli.

    Secondo me Luigi ha ragione, quando sostiene che i difetti innati non si possono cancellare: fanno parte della nostra indole.
    Non sono invece sicura che la sua suscettibilità sia soltanto un difetto: il confine tra suscettibilità e sensibilità, seppur esistente, è molto discutibile, come discutibile – a mio avviso – è quanto concerne la natura umana per la sua complessità.

    Spazio alle obiezioni.
    A tutti voi, cari amici, buona giornata.
    Ines

  • Anch’io ho temporeggiato, e così Roberto ha detto molto di quello che penso anch’io.
    Infatti, riconoscere i propri difetti è già una “bella lotta”, e poi, per quelli (pochissimi, vicino a uno) che ci riconosciamo ci comportiamo come scrive Roberto.
    Ma davvero siamo così sensibili ai difetti degli altri? In realtà dovremmo prima definire la differenza tra difetti e “comportamenti”, e quando i secondi sono la conseguenza dei primi.
    La maleducazione, o il seguire le “mode” (sulle quali ci siamo espressi) sono “difetti” o “comportamenti”? Io credo che i “difetti” siano nei nostri geni: siamo nati così, siamo fatti così; potremmo cercare di migliorarci (ammesso che li riconosciamo), ma difficilmente riusciremo a “cancellarli”. Io, per esempio, so di essere permaloso. Me lo diceva mia madre quando ero piccolo, continuano a dirmelo mia moglie i miei figli ed i miei amici. Giuro che ho provato, mi sono sforzato di cambiare, ma in certe situazioni questo mio difetto si manifesta al di là della mia volontà e del mio controllo. Cosi, ormai , moglie, figli, amici ci scherzano anche sopra, e mi prendono benevolmente in giro.
    Allora ripeto , alla faccia di Miguel, ci danno poi così fastidio i “difetti” degli altri ?
    Oppure nelle persone che amiamo (moglie, figli, amici) li accettiamo, mentre quelli delle persone meno vicine non ci interessano più di tanto?
    Nota : la maleducazione non è un difetto, perchè uno non nasce maleducato.
    Essere Sempre in ritardo è un difetto, uno nasce così. Ma a volte essere in ritardo sconfina nella maleducazione.
    Allora . . . come la mettiamo?
    Non chiediamolo a Una-mu-no (il destino, in un nome !)

    Mandi mandi
    L.G.

  • Eccomi qui. Ho temporeggiato per non essere il primo, ma nessuno si è fatto avanti e allora …
    Non ci siamo, signor De Unamuno: neanche per sogno detestiamo i difetti degli altri in quanto sono anche nostri!
    Per cominciare abolirei questo verbo (detestare) che mi sembra troppo forte, terribilmente negativo. Vogliamo dire che i difetti che più ci indispongono e ci infastidiscono sono quelli che notiamo negli altri e che riconosciamo come nostri?
    Non credo, per almeno due motivi:
    1) quanti di noi, persone comuni, hanno onestamente un’idea chiara dei loro difetti, almeno i più evidenti?
    2) ammesso che l’abbiano non tendono invece a tollerarli e a giustificarli accampando mille ragioni (valide o no), proprio perché appartengono a loro?
    Secondo me, caro Miguel, succede il contrario: non comprendiamo e quindi non tolleriamo oppure sopportiamo, ma con grande fatica, i difetti che non abbiamo.

    Saluti a tutti
    Roberto

Lascia un commento