Chi sono

Paliano è un paese della campagna laziale arroccato su una collina che digrada sulla Valle del Sacco.È lì che sono nata, alle 16.40 del 3 luglio 1955, nel grande letto matrimoniale in ferro battuto, mia madre assistita dall’ostetrica del paese. Mio padre fumava trinciato forte sulle scale di casa e i miei due fratelli giocavano nel prato antistante, incuriositi dal viavai di parenti e vicini in quelle ore calde di una domenica d’estate.

Appena il tempo di muovere i primi passi sicuri tra l’erba e i ciottoli della strada, di conoscere il rinnovarsi di profumi e di colori delle stagioni, poi ci siamo trasferiti a Roma.

Sono cresciuta a Monteverde Vecchio, in un viale poco distante da Villa Doria Pamphili e dal Gianicolo. A questo tranquillo quartiere romano sono legati i ricordi della mia infanzia e dell’adolescenza, fino all’età adulta. Forse è per questo che quando penso alla “casa”, inteso come il luogo-rifugio in cui si torna volentieri, mi tornano in mente le strade di Monteverde Vecchio e, in particolare, Viale dei Quattro Venti.

Ho avuto il privilegio di frequentare le migliori scuole della “Roma bene” e l’onore di incontrare insegnanti di notevole spessore culturale e umano. Tra loro ricordo con particolare affetto la professoressa Paratore, figlia dell’illustre Ettore Paratore.

Nel 1973 ho conosciuto Antonio, l’uomo che poi è diventato mio marito e, soprattutto, il migliore compagno di vita e di avventura che potessi incontrare. Da ragazzi abbiamo condiviso la passione per il tennis e per le lunghe passeggiate in montagna e al mare. Oggi condividiamo l’interesse per i viaggi, per la lettura, per la fotografia, per la musica e per la scrittura, oltre ai ricordi di una vita trascorsa insieme e alla fierezza di avere due figli: Marco e Luca, ventisei e ventuno anni.

Attualmente viviamo a Lanciano, in provincia di Chieti.

Ho realizzato i sogni più importanti della giovinezza: ho trovato in Antonio l’amore e con lui ho costruito una famiglia serena; sono diventata insegnante; ho coltivato la passione di scrivere e ho pubblicato due romanzi.

Ora che ho smesso di insegnare spero di poter dedicare più tempo alla scrittura e di rispolverare finalmente due sogni: imparare a dipingere e a suonare il pianoforte.

4 Commenti

  • gentile signora Ines Desideri,
    sono uno studente di 16 anni e vivo anch’io a Lanciano. ho letto il suo libro “la misura del coraggio”, e mi ha colpito molto.. la determinazione e il coraggio che ha dimostrato durante un periodo difficile della vita di suo figio mi hanno fatto riflettere sul senso della vita e sul significato di felicità. vorrei farle una domanda: dopo che è entrata a contatto con la triste realtà del repato Oncologia dell’ospedale Bambino Gesù di Roma, non ha mai pensato di fare del volontariato e aiutare i bambini che soffrono di tumore? grazie mille per l’attenzione.
    Davide di Tonno

    • Caro Davide,
      la frase finale de “La misura del coraggio” è “Nella vita di ogni uomo ci sono sogni. E Sogni.”: tra i miei Sogni di allora c’era anche quello di fare volontariato, ma varie ragioni mi hanno impedito finora di svilupparlo concretamente. Nel 1995 Marco aveva soltanto 11 anni e Luca 5: avevano bisogno di me come tutti i bambini, anzi sicuramente di più, poiché avevano attraversato entrambi un anno traumatico. Io ho dovuto riprendere il mio lavoro di insegnante (sospeso per un anno scolastico) e Luca è stato sottoposto a controlli periodici (previsti dal protocollo terapeutico) per altri 10 anni.
      Nel 2005 anch’io ho avuto un grave problema di salute, fortunatamente risolto.
      Da questo puoi dedurre che accade a volte che la vita ostacoli la realizzazione di alcuni dei nostri Sogni.
      Tuttavia l’aver portato a termine – nonostante tutto – il romanzo “La misura del coraggio” costituisce per me un risultato importante, se consideriamo che i diritti d’autore sono interamente devoluti all’Associazione Peter Pan di Roma, che aiuta i bambini dei reparti Oncologia del Bambino Gesù e del Policlinico Umberto I.

      Trovo significativo il tuo accenno alle riflessioni sul senso della vita e sul significato di felicità.
      Ti ringrazio e ti saluto con affetto
      Ines

  • Caro Gianfranco,
    nessun medagione da artista, come puoi vedere: non fa parte del mio modo di essere, come tu ben sai.
    Donna, madre, moglie, figlia, amica (posso consigliarti una visita sulla “pagina” Libri?): tutto con molta semplicità, come piace a me. Come posso e come so fare. Nulla di più.
    Un caro saluto e grazie!

  • Cara Ines, uno potrebbe credere, in quel tuo ‘Chi sono’, di trovarci una scrittrice,inserita in un isolato e isolante medaglione d’artista, invece, soprattutto per quel tuo moltiplicarti per tre (tuo marito e i vostri due figli), scopre una donna ‘comune’,capace di restituire a tale aggettivo la straordinaria valenza umana che esso ha.

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